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Grande successo del concerto di B. B. King, il re del blues, all'anfiteatro di Molfetta
17 giugno 2010

MOLFETTA - Grande successo a Molfetta del concerto di B. B. King. Il grande chitarrista americano, icona del blues mondiale, l’ultimo dei grandi interpreti di questa musica (ha vinto 14 volte il mitico Grammy), è stato accolto da fan entusiasti che straripavano nell’anfiteatro di ponente.
Il re è apparso in piena forma, malgrado i suoi 85 anni ed è riuscito a creare un’atmosfera magica, con assoli divini, coinvolgendo pienamente il pubblico al quale oltre alle note della sua straordinaria chitarra Lucille, ha donato il sorriso dei suoi occhi che trasmettevano un messaggio di pace e amore.
In alcuni passaggi musicali la suggestione era tale che il concerto è apparso come un momento sacrale con “il mito” seduto al centro della scena davanti alla batteria con alla sua destra l’altra chitarra e i fiati, mentre alla sinistra basso e tastiera, che sembrava celebrasse una cerimonia religiosa.
E il pubblico l’ha ascoltato in silenzio, pronto ad esplodere quando l’ex Blue Boys lo ha sollecitato a partecipare, ritmando, ballando e cantando in coro i suoi motivi più noti.
Il grande mito del blues ha stregato tutti con una carica incredibile che sprigionava dalla potenza della sua Lucille, la sua chitarra Gibson-355 custom, che lui salvò da un incendio, lanciandosi fra le fiamme e che non l’ha più abbandonato. Anche la chitarra, ha una sua storia e fa parte del mito: nell'inverno del 1949troppo insolita. Due uomini incominciarono a litigare, facendo cadere il barile contenente il kerosene infuocato sul pavimento. Questo scatenò un incendio e conseguente evacuazione. Una volta fuori, King si rese conto di aver lasciato la sua chitarra, una Gibson semi acustica, nell'edificio in fiamme e rientrò per recuperarla. Il giorno dopo, King scoprì che i due uomini avevano combattuto per una donna chiamata Lucille e decise di chiamare Lucille la sua prima chitarra, così come tutte le chitarre che ha posseduto da quell'esperienza quasi fatale, «per ricordarmi di non fare mai più una cosa del genere»., King stava suonando in una sala da ballo nell'Arkansas. Per riscaldare il locale era stato acceso un barile contenente del kerosene, una pratica non ES
Come già avvenuto per il concerto di un altro “grande vecchio” della musica il maestro Aldo Ciccolini, anch’egli ultraottantenne, il pubblico è rimasto sorpreso nel vedere questi uomini avanzare a fatica sotto il peso degli anni, ma trasfigurarsi a contatto con i loro strumenti musicali. E’ vero, la musica è un elisir di lunga vita e ti dona la carica e l’energia che altre attività non riescono a dare.
E sono state scintille divine quelle che sono sprigionate dalla chitarra di questa leggenda del blues, considerato l'iniziatore di quella tecnica del "vibrato" per cui il dito compie piccoli movimenti "incrociando" la corda anziché seguirne la lunghezza; tale tecnica è definita "hummingbird" (colibrì), appunto dal movimento eseguito dalla mano sulla tastiera, con straordinari effetti musicali.
Il concerto si è concluso con la famosissima canzone gospel When the saints go marchin’in, che ha portato un po’ dell’aria di New Orleans a Molfetta e ha mandato letteralmente in visibilio il pubblico che ha cantato e ballato con grande passione e gioia.King ha suonato con la sua fedelissima band: James Bolden, tromba e direzione; Tony Coleman, batteria; Reginald Richards, basso; Walter King, sax; Melvin Jackson, sax; Stanley Abernathey, tromba, Ernest Vantrease, tastiere e Charles Dennis, chitarra, tutti talenti di grande livello.
Non poteva offrire di meglio al pubblico molfettese la Fondazione Valente e in particolare il suo presidente Pietro Centrone che è riuscito abilmente ad intercettare il grande chitarrista nel suo tour italiano e portarlo all’anfiteatro per la gioia del pubblico molfettese.

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