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Gli esponenti dei movimenti No Tav e No Mous si raccontano a Molfetta
06 maggio 2014

MOLFETTA - Gli esponenti dei movimenti No Mous e No Tav sono stati gli ospiti d’ eccezione  alla rassegna “Resistenza e Resistenze” presso la Fabbrica di San Domenico a Molfetta.

L’ incontro è stato moderato dal giornalista Giacomo Pisani, redattore di Quindici che con grande professionalità e passione per la tematica sulla resistenza di oggi ha dialogato con Nicoletta Dosio del movimento No Tav e Elio Teresi del movimento No Mous (nella foto).

I gruppi No Tav e No Mous hanno come massimo comune denominatore la  tutela  della salute di ogni cittadino e della salvaguardia dell’ ambiente  e denunciano e condannano gli arrivisti del malaffare che distruggono la nostra realtà.

Elio Teresi ha raccontato del M.U.O.S. E’  un sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, costituito da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra. Una a Niscemi caratterizzate da tre grandi parabole e due antenne. Il Mobile User Objective System verrà utilizzato per il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi e i droni, aerei senza pilota saranno presenti a Sigonella. Al riguardo i cittadini siciliani e gli attivisti del No Tav sono preoccupati per le gravi conseguenze del sistema per la salute, per l’ ecosistema della Sughereta di  Niscemi, per la qualità dei prodotti agricoli, per lo sviluppo del territorio, per la sicurezza.

I No Mous intendono con una  raccolta di dati sui tumori e altre malattie dovute alla presenza dei campi elettromagnetici dimostrare che le antenne di Niscemi sono pericolose alla salute. Gli esperti dell’ Università di Torino hanno confermato il rischio e le conseguenze dannose che le emissioni di queste antenne provocano alla salute umana. I No Mous hanno organizzato una petizione con oltre 20.000 firme da presentare al Presidente della Repubblica in cui si dichiara di fermare  i lavori di costruzione del Mous.

I No Mous si sentono soli nel combattere contro le ingiustizie e l’ arroganza dei potenti. Elio Teresi ha raccontato al pubblico una piccola pillola dell’ indifferenza e dell’ arroganza delle istituzioni nei  confronti degli attivisti. Il Presidente della Regione Sicilia, Crocetta, ha dichiarato che tra gli attivisti No Mous si nascondono presunti  mafiosi. Successivamente il Ministro dell’ Interno ha smentito Crocetta riferendo alla Commissione Parlamentare Antimafia che il No Mous non ha infiltrazioni mafiose nel movimento. “Non siamo terroristi” ha affermato Elio Teresi. Poi, Elio ha spiegato che i cortei e le manifestazioni sono pacifiche ma la Polizia ha sempre utilizzato la violenza provocando ferite che hanno reso necessarie cure mediche al pronto soccorso dell’ ospedale di Niscemi.

Anche i No Tav  subiscono violenze, repressioni, insulti ma in realtà sono semplici cittadini attivi e come ha raccontato Nicoletta Dosio, esponente del movimento No Tav, ci sono ragazzi, bimbi, nonni, mamme che lottano per difendere il diritto alla vita. “ Una volta hanno bruciato i libri dei ragazzi universitari”, ha declamato Dosio. Si assistono a vicende crude, di cattiverie e di aggressione. Bruciare i libri significa distruggere la cultura e per questo che i potenti non amano la parola e il significato di cultura perché ci permette di essere liberi pensanti. Il movimento No Tav prende origine in Val di  Susa negli anni Novanta per contestare la realizzazione della linea ferroviaria Torino- Lione. Ha acquisito maggiore importanza nel 2005.

“Il No Tav è un movimento di proteste che contesta la realizzazione di infrastrutture per l’ alta capacità e l’ alta velocità ferroviaria perché sono esempi di malaffare che non tutelano il bene comune”, ha affermato Nicoletta Dosio. Le linee ferroviarie sono criticate perché provocano disastri ambientali e gravi danni alla salute dei cittadini. Gli attivisti No Tav difendono la purezza della loro terra, delle bellezze naturali e condannano coloro che vogliono attuare progetti dannosi per inquinare l’ ambiente. Molti attivisti e oppositori alla Tav sono considerati terroristi come i No Mous, alcuni di loro subiscono  denunce,  altri vengono arrestati.

Durante il dibattito sulla resistenza  Giacomo Pisani ha sottolineato lo stretto legame che unisce le diverse situazioni di malaffare della gestione della cosa pubblica con il porto di Molfetta contestate dai No Tav e dai No Mous.
Nicoletta Dosio ha voluto evidenziare che le realtà sono legate  tra loro perché sono le stesse grandi opere volute dai potenti solo per ottenere vantaggi economici e per far lavorare le  società appaltatrici ai danni dell’ ambiente, della salute dei cittadini e della spesa pubblica.

L’ incontro si è concluso con l’ augurio di una sana resistenza. Unica grande opera: RESISTENZA.

© Riproduzione riservata

 

Autore: Maria del Rosso
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Osservo che siamo stati capaci di radicalizzare le posizioni in conflitto. Io non so se l'opera TAV sia utile o inutile: dopo la vicenda del Porto commerciale, sono perplesso. Riconosco tuttavia che, non permettendo il passaggio dei convogli dalla Pianura Padana, diventeremo, nel nostro maledetto, così detto Mondo globalizzato, un po' emarginati. Non so neanche se le emissioni del sistema MUOS saranno tali da far incrementare le patologie neoplastiche per gli abitanti delle zone coinvolte. Onestamente, credo che il pericolo sia alquanto remoto. Questa mia asserzione sarebbe suffragata, a sensazione senza alcun riscontro concreto, dal fatto che se fosse vero che l'esposizione alle radiazioni delle apparecchiature ha effetti così drammatici anche a distanza, i "poveri" Operatori del sistema, correrebbero enormi, veri rischi! Allora nessuno, penso, abbia finora provato ad abbassare i toni ed a riflettere con dati scientifici - NON DI COMODO - sui veri effetti delle due situazioni. Negli anni ultimi del secolo scorso, Francia ed Inghilterra sono state unite dall'EUROTUNNEL. E' mai possibile che per scavare un tunnel del genere, non si sono mai create situazioni di pericolo come quelle paventate dai No-TAV? E' del tutto ovvio che poi, nelle manifestazioni, magari non violente promosse dai vari Comitati oppositori, è facile che si intrufolino anche mestatori e individui loschi che, come dimostra un'intervista ad uno di essi (la Repubblica del 06/05, pag.4), costoro, non solo non c'entrano con le motivazioni (legittime?) di chi protesta, ma fanno sì che con diabolica abilità, portino le fazioni allo scontro violento; e loro?, i farabutti, delinquenti, vigliacchi, ci godono perversamente nell'aizzare gli animi contro le Forze dell'ordine, facendo perdere credibilità, anche a chi, forse con onestà intellettuale, crede di manifestare per una giusta causa.
Ogni giorno che passa, mentre la popolazione aumenta, e aumenta il numero delle esigenze, pretendiamo sempre di più dalle principali risorse naturali. Data la situazione, sarebbe saggio raddoppiare la nostra cura verso il fragile pianeta che ci garantisce l'esistenza e il benessere materiali. Se non si cambia metodo, potremmo infliggere all'ecosistema della Terra danni ancora più gravi e irreversibili. Lungi dall'usare con cautela le nostre risorse, le stiamo consumando come se avessimo un pianeta di riserva parcheggiato nello spazio. Pochi problemi sono così gravi, anche se così poco discussi, come quello della scomparsa del suolo. Ogni anno molti miliardi di tonnellate di terreno finiscono in mare o vengono portati via dal vento. Non conosciamo nessun sistema che ci consenta di rimpiazzare lo strato fertile perduto. Se dovessimo aspettare i processi naturali, aspetteremmo per secoli, se non per millenni. La scomparsa del suolo costituisce una minaccia per la nostra agricoltura e per i nostri stessi mezzi di sussistenza. E' difficile sensibilizzare l'opinione pubblica su questo punto. Si reputa che l'Europa, il continente meno interessato dall'erosione, stia perdendo quasi un miliardo di tonnellate all'anno di terreno. La stessa triste storia si ripete in tutto il mondo, specie negli umidi tropici, con le loro abbondanti piogge. Violenti acquazzoni portano via dai pendii lo strato superiore del suolo, e scavano grandi fosse nel terreno, mentre le tempeste di vento devastano zone semiaride dove è stata tentata qualche coltivazione. L'attività umana accelera molti i ritmi di erosione naturale. Coltiviamo ripidi pendii senza adeguati terrazzamenti, pratichiamo un'irrigazione poco razionale, usiamo eccessivamente i pascoli. Poi sfruttiamo troppo il suolo, finchè la sua solida struttura cede. Quel che è peggio, eliminiamo la protezione degli alberi. Il suolo portato via dall'acqua o dal vento finisce nell'oceano (in piccola parte nei laghi). Ed è come se precipitasse in un grande “pozzo”, per non tornare mai più. Nel frattempo il genere umano, con tutte le sue industrie, ha alterato sensibilmente alcuni dei più importanti cicli chimici del pianeta. Abbiamo incrementato il ciclo del carbonio, dell'azoto e dello zolfo in alta percentuale. Abbiamo aumentato il flusso di tossine nell'aria, nell'acqua e nella catena alimentare. Abbiamo ridotto il manto verde del pianeta, e gli scarichi delle nostre industrie arrivano all'atmosfera superiore, e fino al cuore dell'oceano. Inoltre, più crescerà la popolazione umana, più cresceranno questi elementi di disturbo……………………………………

Le teorie sullo sviluppo hanno avuto, nel migliore dei casi, solo un successo parziale. Il numero degli individui che vivono in povertà supera il miliardo. La pianificazione centrale, e la messa in atto di programmi di sviluppo, non hanno funzionato nemmeno là dove ci sono governi forti (di destra o di sinistra) non impacciati dai vincoli dell'opposizione. Nelle società aperte, lo sviluppo è spesso fallito perché il processo si basa sul concetto che è l'offerta a creare la domanda. Un esempio lampante in tal senso è quello del controllo delle nascite: i contraccettivi sono stati offerti in tutti i colori dell'arcobaleno, ma il numero di coloro che vi hanno ricorso è stato inferiore a quanto sperato. L'indirizzo basato sulla “richiesta” cerca invece di mettere in luce e attivare una latente richiesta di sviluppo. La gente sa di cosa ha bisogno: salute, cibo, acqua pulita, abitazioni, istruzione, trasporti e una vita in generale migliore. Ma generazioni di miseria l'ha ormai persuasa che la sua condizione è un fatto ineluttabile. Il fato è ciò che avviene nei confronti di un individuo, il destino è ciò che dovrebbe avvenire. La nostra strategia deve essere quella di dimostrare che la linea del fato può spostarsi verso quella del destino, se la gente è disposta a sfruttare il proprio potenziale. Il processo di comunicazione, invece di essere un canale a senso unico che trasporta le ricette per la salvezza dal centro alla periferia, deve essere anche in grado di portare messaggi dalla periferia al centro. Poco prima di morire l'economista Joan Robinson, di Cambridge, scrisse a un'amica: “Ho passato la maggior parte della mia vita a prescrivere, ma sarebbe stato meglio se l'avessi passata a descrivere”. Ecco, in due parole, una coincisa diagnosi dei problemi che hanno afflitto il processo di sviluppo negli ultimi cinquant'anni. -

Tutti questi “movimenti” non sono che gli ultimi ululati alla luna di “sognatori di utopie”, stravaganti poeti erranti in un mondo avviato, anche se lentamente, alla distruzione totale. E' troppo tardi per effettuare quei necessari cambiamenti culturali e riportare a gestire adeguatamente le risorse della Terra. Le deficienze del sistema socioeconomico responsabili di questa situazione stanno anche indirettamente indebolendo la capacità della Terra di assicurare spazio all'attività umana. In poche parole. La Terra ci sta' crollando addosso e gli avvenimenti in tutto il pianeta lo fa presagire, inutile nascondere questa realtà. Per molti, molti anni è stato sottovalutato il legame evidente fra gli esseri umani e la Terra. Il cibo è solo il legame più evidente fra gli esseri umani e la Terra. Regolando il ciclo degli elementi chimici, garantendo l'equilibrio dei microclimi, eliminando i parassiti e rinnovando il suolo, i sistemi biologici rendono la Terra abitabile per gli esseri umani. Che al giorno d'oggi milioni di persone continuino a essere denutrite non si deve a una generale scarsità di risorse: mentre infatti milioni di bambini muoiono quotidianamente di malattie aggravate dalla denutrizione, più di un terzo dei cereali esistenti viene consumato dal bestiame la cui carne è destinata alla dieta ricca di proteine delle classi più abbienti. Nei paesi più poveri milioni di persone sono prese in un tragico circolo vizioso che le condanna alla miseria, e le induce a sfruttare all'eccesso un suolo già degradato. La gente sta distruggendo la fonte del suo futuro benessere non per ignoranza, ma perché nelle circostanze in cui si trova, non ha alternative. E' difficile che a una famiglia affamata stiano particolarmente a cuore le foreste, la flora e la fauna selvatiche. I legislatori (non tutti, alcuni) cercano adesso di arginare i danni provocati dall'industrializzazione precipitosa; in molti paesi si protegge la flora e la fauna di vaste zone, purtroppo i fatti ci dicono che potrebbe essere, anzi lo è, troppo tardi. Poiché c'è sempre meno terra disponibile e poiché ci si trova davanti problemi gravissimi, come la disoccupazione e la pressione demografica, prima che nel Terzo Mondo si arrivi a coltivare in modo razionale la terra, senza provocare danni irreparabili, già avvenuti nel Primo Mondo, bisognerà adottare misure che vadano ben oltre la pura protezione dell'ambiente. Chi ha a cuore il futuro della Terra e delle sue risorse non può non occuparsi della politica mondiale dello sviluppo. Perché, in ultima analisi, il rapporto che gli uomini hanno con la Terra rispecchia il rapporto che essi hanno tra loro.-

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