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Giovani, lavoro, sviluppo, Mezzogiorno: errori e nuove visioni nel dibattito promosso da Articolo Uno - MdP a Molfetta
15 novembre 2017

MOLFETTA - Come annunciato nel corso della serata di inaugurazione, il movimento Articolo Uno – MdP di Molfetta ha avviato il ciclo di incontri e dibattiti “Sinistra a Mezzogiorno”, una serie di appuntamenti su temi di scottante attualità.
Ieri sera si è tenuto un incontro dal titolo emblematico: "Addio cara mamma – Giovani, Sviluppo, Mezzogiorno". Come ben si comprende l'incontro è stato incentrato sul tema del lavoro, sui giovani che lasciano Molfetta o la propria terra alla ricerca di opportunità lavorative in altre aree del Paese o all'estero.

Al confronto hanno preso parte Gigia Bucci, Segretario Generale CGIL Bari; Onofrio Romano, Professore Associato di Sociologia all’Università di Bari e autore del saggio “Buonanotte Mezzogiorno”; l’on. Francesco Laforgia, capo gruppo Articolo 1 MDP alla Camera dei Deputati, moderati da Corrado Minervini, membro del comitato promotore del movimento Articolo 1 MDP a Molfetta.

Proprio il moderatore ha lanciato la prima provocazione: contrariamente a quanto comunemente si pensa, dalla nostra città si parte meno rispetto ad alcuni anni fa se si analizzano i dati tenendo conto del calo di natalità. Stando a quanto affermato da Corrado Minervini «una risposta in termini di occupazione, con la realizzazione dell'area industriale, c'è stata. Ma questo non significa che tutto vada bene». Spesso il gap tra livello culturale e inquadramento nel mondo del lavoro è frustrante. A Molfetta, come nel Mezzogiorno, diventa difficile far incontrare richiesta e livello di formazione raggiunto. A partire, spesso, sono proprio coloro che hanno maggiori competenze. Il lavoro, la sua mancanza o la sua precarietà, influenza pesantemente le scelte di vita.

«Il tema del lavoro è spesso dimenticato dall'agenda politica – ha evidenziato Gigia Bucci – la discussione di oggi merita delle considerazioni ben specifiche che devono aiutarci ad uscire dalla retorica che ci coinvolge e ci attanaglia quando parliamo di giovani e lavoro ma anche quando parliamo di Mezzogiorno». «Non c'è un automatismo tra sviluppo di zone industriali e qualità e dignità del lavoro. Spesso siamo circondati dal cosiddetto “lavoro povero”, frutto di una serie di riforme che il mondo del lavoro ha subito, prima fra tutte il jobs act».

Sono state numerose le iniziative, a livello nazionale e regionale, per la formazione dei giovani, per lo sviluppo di imprese giovanili ecc. «La Regione stanzia 800 milioni di euro, provenienti da fondi comunitari, a tale scopo» ma «oggi ci troviamo di fronte a una terra che si impoverisce e giovani che da questa regione preferiscono fuggire, andare in altri territori se non addirittura in altri Paesi». Lodevoli iniziative, come Bollenti Spiriti o Garanzia Giovani, non hanno prodotto molto rispetto agli investimenti stanziati: «Dobbiamo chiederci cosa possiamo fare per mettere insieme il tema giovani, lavoro e formazione – ha proseguito Gigia Bucci – anche noi sindacati non sfuggiamo al richiamo delle sirene e degli slogan».
Cosa serve, dunque? Per Gigia Bucci servono infrastrutture e innovazione che significano più impresa e più lavoro, ma un lavoro che deve essere tutelato. «Quello che manca oggi è la capacità di lavorare insieme sui temi del lavoro».

Sulla stessa linea d'onda nelle valutazioni, ma ancora più provocatorio l'intervento di Onofrio Romano, che ha evidenziato il maggiore sviluppo e l'attenzione registrata nella Puglia vendoliana ma «nonostante questa azione, questo proliferare di talenti, nonostante le "politiche del localismo virtuoso" ha prodotto un risultato "insignificante". In questi anni il divario Nord-Sud si è approfondito. Perché? Penso che siamo arrivati tardi, applichiamo una ricetta a uno sviluppo ottocentesco». «Il problema è che non abbiamo più una visione di senso – ha proseguito Romano – pensiamo ancora che l'economia sia legata alla valorizzazione delle risorse sul terreno che andava bene in un altro contesto». Ci troviamo immersi, invece, in un mercato maturo, saturo. In questo contesto l'autoattivazione, secondo Onofrio Romano, è un fallimento.

Cosa propone? «Possiamo partire dalla condizione del Mezzogiorno per prendere atto che il sistema complessivo non funziona e per capire che dobbiamo tornare a una gestione politica della produzione e distribuzione delle risorse. Nelle condizioni di saturazione attuale è che la politica riprenda in mano la produzione e la distribuzione delle risorse. I tempi richiedono radicalità, che non va lasciata agli estremisti ma a gente seria».

Come si pone Articolo Uno in questa ricerca, di fronte alla sfida di costruire un paradigma nuovo? Per l'on. Francesco Laforgia il movimento vuole contribuire a «uscire dal paradosso più drammatico in questa fase storica e politica», una fase in cui la destra é protagonista ma la sinistra diventa afona. «Non è la destra del neoliberismo e della globalizzazione – aggiunge Laforgia – é una destra che ha il volto reazionario della destra xenofoba o un po' più presentabile di una destra che mette argini di tipo economico». «Dobbiamo avere l'ambizione di guardare a esperienze come quelle dei Laburisti di Corbyn in Inghilterra» ma ancora più importante é «capire quale direzione sta prendendo realmente questo Paese, dal punto di vista economico, quando si produce un posto di lavoro in più che tipo di lavoro è? Qual è la qualità del lavoro che si sta creando?».

Nei prossimi giorni andrà in discussione in Parlamento una proposta di legge per il ripristino dell'art. 18. L'on. Laforgia ha rimarcato l'importanza di questo provvedimento poiché «tutelare i diritti anche di un solo lavoratore, significa tutelare i diritti di tutti i lavoratori».

Infine si è chiesto se c'è un ruolo del pubblico o dello Stato su questi temi. Troppo spesso è stata fatta passare l'idea del pubblico come di un grande e inefficiente carrozzone ma per l'on. Laforgia «l'Italia ha bisogno di un nuovo grande piano di assunzioni nel pubblico, di energie nuove». A causa di tante rappresentazioni distorte «si è persa l'occasione di avere uno sguardo più lucido e meno superficiale».

@Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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