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Gaetano Salvemini (III parte)
26 febbraio 2007

NAPOLI - 26.2.2007 Individuato il soggetto potenzialmente interessato – per la sua collocazione nei rapporti di produzione – ad avviare un radicale processo di innovazione del Sud d'Italia, Salvemini si sofferma sugli aspetti politico-pogrammatici, indicandoli nel federalismo e nel suffragio universale, da lui concepiti come i due punti caratterizzanti il programma socialista. Con ciò, Salvemini si impegna per la costruzione di un blocco riformista operaio-contadino capace di opporsi al blocco reazionario agrario-industriale. Durante il decennio giolittiano, Salvemini entra in polemica con Filippo Turati (nella foto), disponibile, invece, ad appoggiare il governo in cambio di riforme economiche e sociali in favore dell'aristocrazia operaia settentrionale. Con l'introduzione del suffragio universale maschile da parte di Giolitti, Salvemini, che critica le modalità paternalistiche e compromissorie con le quali è stato ottenuto, esce dal Partito socialista per continuare la sua battaglia civile in favore del Mezzogiorno dalle pagine dell'Unità, fondata insieme al democratico radicale Antonio de Viti De Marco. Ecco come Salvemini prende commiato dal partito: «Mentre la strada di noi socialisti antigiolittiani e specialmente meridionali non può essere oggi in nessun modo quella fiducia nell'onorevole Giolitti, questa fiducia è logica, è doverosa oggi in quei socialisti del Nord, che non sono stati mai convintamene antigiolittiani, e specialmente nei loro deputati. E' un dissidio, allo stato presente delle cose, inconciliabile. Ma anche attraverso questo dissidio, io sento di fare né più né meno che il mio dovere inviando una parola di saluto e di riconoscenza a Leonida Bissolati, e per lui a tutti i socialisti dell'Italia del Nord. E dico: “Lasciate noi soli laggiù allo sbaraglio di una lotta senza quartiere, che ci è necessaria per promuovere la risurrezione morale della terra nostra. Voi fate pure quest'altra prova di ministerialismo, per conquistare più a noi che a voi il suffragio universale. E che la sorte sia propizia sia a noi e a voi. E ci sia dato al più presto riprendere un'azione meno confusa, meno contraddittoria, più rettilinea, più sana di quella tenuta durante questi ultimi anni, in un nuovo, più largo sistema elettorale, in cui tutta la classe lavoratrice d'Italia, e non solo piccoli nuclei di avanguardia, faccia sentire il peso della sua volontà; in un nuovo sistema elettorale, che porti nel Mezzogiorno la 'rivoluzione dei cafoni' mezzo secolo dopo la 'rivoluzione dei galantuomini', e prepari, entro la oramai definitiva unità politica formale, la sostanziale unità sociale e morale della nuova Italia». Nella Presentazione della rivista l'«Unità», Salvemini critica aspramente tutti i partiti democratici e in modo specifico il Partito socialista, per le loro tendenze oligarchiche, corporative e localistiche, che finiscono con il celare i problemi strutturali del Paese: scuola, fisco, dogane, questione meridionale. Ora lo storico pugliese si pone il duplice compito di lottare la deriva nazionalista da un lato e richiamare l'attenzione degli italiani sui problemi reali del Paese dall'altro. Comincia, così, la fase del «concretismo». Salvatore Lucchese
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