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Gaetano Salvemini (II parte)
22 febbraio 2007

NAPOLI - 22.2.2007 A partire dalla scoperta dell'opera di Carlo Cattaneo, Gaetano Salvemini cerca di conciliare la prospettiva socialista con quella repubblicana e federalista. Nel clima arroventato della crisi di fine secolo, sembra che maturino le condizioni per una stretta alleanza tra socialisti e democratici radicali. Nel saggio del 1898 La questione meridionale, il Pugliese indica nell'accentramento burocratico-politico il primo dei mali di cui non soffre solo il Mezzogiorno, ma l'intera nazione. Al di là dell'ideologia del “buon governo”, lo Stato monarchico-liberale viene smascherato da Salvemini come strumento di oppressione fiscale e militare da parte delle classi dominanti nei confronti delle classi lavoratrici. Da qui, secondo il Pugliese, l'origine della seconda malattia: lo sfruttamento economico del Meridione ad opera del Settentrione. Sfruttamento che non riguarda tutte le classi sociali del Sud, ma si riversava prevalentemente sulle sue masse rurali. La terza malattia di antiche radici storiche è la struttura semifeudale dell'Italia meridionale. Essendo lo Stato monarchico ed accentratore l'origine dei mali di cui soffre il Meridione, è necessario lottare per la formazione di uno Stato nuovo, che faccia quello che lo Stato attuale, nonostante le illusioni dei liberali, non può fare. Ma lo stesso tema dell'innovazione politico-istituzionale non può essere il frutto di una semplice operazione di ingegneria istituzionale, ma, osserva Salvemini, è un problema politico, che, in quanto tale, presuppone la risposta ad un altro problema fondamentale: «la questione […] sta piuttosto nel sapere se esista nell'Italia meridionale una forza capace di attuare – con o senza violenza, poco importa – le riforme da tutti ritenute necessarie. Datemi un punto d'appoggio, diceva Archimede, e vi solleverò il mondo; ma il punto d'appoggio non lo trovò mai e il mondo se ne rimase tranquillo al suo posto. C'è nell'Italia meridionale un punto d'appoggio, su cui si possa fare leva per sollevare il mondo sociale? O, in altre parole, c'è nell'Italia meridionale un partito riformista? E se non c'è, è possibile che sorga? E quali sono le persone che lo comporranno?». Salvemini si pone chiaramente il compito di effettuare un'analisi di classe, in modo tale da individuare nel Mezzogiorno un soggetto sociale interessato a realizzare tutte le riforme necessarie a risollevare le sorti del Sud. Né i latifondisti né la piccola borghesia possono essere considerati delle classi riformiste, in quanto traggono vari vantaggi dall'ordinamento vigente. Solo il proletariato rurale, secondo Salvemini, rappresenta la classe potenzialmente rivoluzionaria. Salvatore Lucchese
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