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Edilizia, zone B4: permessi a costruire illegittimi?
15 aprile 2005

“Inserimento all'o.d.g. del prossimo consiglio comunale ed immediata sospensione di rilascio dei permessi a costruire in aree B/4”. È la richiesta fatta da otto consiglieri d'opposizione (Angione, Cataldo, De Robertis, Fiorentini, Lucanie, Minervini, Sallustio, Sasso), dopo una prima spiegazione dell'Amministrazione, evidentemente ritenuta insufficiente. Partiamo dall'inizio Le aree classificate B/4 sono quelle ricadenti nella 167 e Lotto 2, all'epoca stralciate e non espropriate, in cui esistevano delle ville e che il nuovo Prg classifica di completamento. In base a ciò ville e giardini sono scomparsi, sostituiti da nuovi palazzi con indice di fabbricabilità di 5 metri cubi per ogni mq di superficie, con dei permessi a costruire rilasciati dal dirigente comunale responsabile nel rispetto di leggi e regolamenti. L'interrogazione L'art. 34.4 delle N.T.A. (norme tecniche d'attuazione del Prg) però, stabilisce che per le zone di completamento B4 occorre un piano particolareggiato, in base al quale rilasciare le licenze edilizie. La differenza tra le due procedure è sostanziale. Il piano particolareggiato è adottato dal Consiglio comunale, mentre il permesso a costruire è una procedura d'ufficio. Inoltre nel primo caso il suolo edificabile è dato dalla differenza tra la superficie complessiva e quell'occupata dalle urbanizzazioni primarie e secondarie, nel secondo invece, in pratica tutta la superficie è edificabile. L'Ufficio tecnico ha dichiarato d'avere rilasciato tre permessi a costruire: uno nel 2003 e due nel 2004. Il contrasto tra l'art. 34.4 e i permessi ha costruire, spinse il consigliere di Rifondazione Antonello Zaza a presentare un'interrogazione il 3 settembre scorso, fatta propria poi dal consigliere subentrante Luigi Cataldo. La risposta La risposta del capo settore ing. Parisi, esposta dall'assessore Uva nella seduta dell'8 febbraio e quindi fatta propria dall'Amministrazione, è stata che gli interventi riguardavano la costruzione di fabbricati in zone dotate sia d'urbanizzazione primaria (rete stradale, fognante, idrica, gas, elettrica e telefonica, sia secondaria (scuola materna, elementare e media). Questa situazione urbanistica non rende necessari i piani particolareggiati, come più volte sancito da sentenze del Tar e Consiglio di Stato. Inoltre, il Comune ha percepito gli oneri per le urbanizzazione e, per l'indisponibilità d'aree per i servizi “standars”, incassato il relativo corrispettivo economico. Per i non addetti ai lavori, i servizi “standards” fanno parte delle urbanizzazioni secondarie e sono aree cedute gratuitamente al Comune per garantire alcuni servizi. Secondo le norme, le aree “standard” ammontano a 18 metri quadri per abitante così suddivisi: scuole (4,5), verde (9), parcheggi (2,5), attrezzature per servizi pubblici (2). La replica Opinione opposta quella espressa nella replica dal consigliere Cataldo, incentrata sulle insufficienza delle urbanizzazioni, perché la rete viaria prevista dai Piani 167 e Lotto 2, per la presenza delle ville è rimasta incompleta, mentre per quelle secondarie sono presenti solo le scuole e che quindi per i servizi standars mancano all'appello 13,5 mq per abitante. Anche Cataldo ha fatto riferimento ad una sentenza del Consiglio di Stato (n° 1341, 07.03.01, sez. V) in cui si afferma che i piani particolareggiati non possono essere sostituiti dai permessi a costruire, quando le aree non sono in grado di soddisfare il fabbisogno delle urbanizzazioni primarie e secondarie, sia per gli insediamenti del passato che per quelli futuri. Inoltre è stata definita curiosa la gestione urbanistica del Comune che per altre zone (B/2 e B/3) con urbanizzazioni simili, obbliga la redazione di un piano particolareggiato d'iniziativa privata. Infine, l'accusa più pesante: senza i piani particolareggiati si è consentito un illegittimo incremento, circa il doppio, delle volumetrie consentite, con un pesante effetto sulla congestione ed inquinamento di un'area carente d'opere pubbliche. Piano servizi che non c'è Il nodo centrale è la diversa valutazione delle urbanizzazioni esistenti. Ciò chiama in causa l'Amministrazione comunale, ché non ha ancora provveduto a adottare il Piano dei Servizi, cosa che doveva fare entro sei mesi dall'approvazione definitiva del Prg (maggio 2001), più volte sollecitato, annunciato e ancora tutto da conoscere. Uno strumento urbanistico importante perché individua le eventuali carenze esistenti e i bisogni futuri, su cui indirizzare la gestione urbanistica. Si farà chiarezza? La vicenda potrebbe riservare ulteriori sviluppi. Circola una bozza di richiesta: adozione del Piano dei servizi e Piano particolareggiato, blocco dei cantieri e trasmissione di tutti i progetti alla Regione per la verifica della legittimità degli atti. Vedremo come si comporterà la maggioranza, che finora s'è guardata bene dal prendere posizione nascondendosi dietro la competenza esclusiva dei dirigenti comunali. Polverone o bomba ad orologeria dagli effetti economici facilmente intuibili? Dalle carte finora sul tavolo, ogni ipotesi è possibile. Certo la maggioranza potrebbe anche chiudersi a riccio, sbarrando ogni esigenza di chiarezza e trasparenza. Francesco del Rosso francesco.delrosso@quindici-molfetta.it
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