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E' sempre più scontro nel Pd di Molfetta. Il commissario provinciale De Nicolò non riesce a ricomporre i dissensi e cresce la frattura interna
11 marzo 2017

MOLFETTA – La guerra del presidente della Regione Michele Emiliano contro Matteo Renzi nella corsa alla segreteria nazionale del Pd si combatte in tutt’Italia. Anche a Molfetta, senza esclusione di colpi. Tutto è utile, pur di catturare tessere, che sono quelle che contano al congresso.
A Molfetta Emiliano, dopo aver scaricato Annalisa Altomare, che era la sua referente sul territorio, ora si è affidato a Piero de Nicolo l’ex segretario del Pd, sicuramente più audace sul piano politico, come dimostra la recente vicenda delle “tessere fantasma” che lui ha provveduto ad inserire nel sistema elettronico del partito, usando la password che possedeva prima di dimettersi da segretario.

Il suo successore Antonio Di Gioia si è dimesso accusandolo di aver giocato irregolarmente e l’arbitro (il commissario De Nicolò, quello con l’accento sulla o), inviato dalla segreteria provinciale, anziché fischiare il fuorigioco o l’ammonizione, ha sanato l’irregolarità, sostenendo che bastava pagare la quota relativa alle tessere e il gioco era fatto.

Tra l’altro, non era stato lo stesso De Nicolo (quello senza accento sulla o) a dire che aveva immesso le tessere col consenso di Di Gioia?

Ma ieri sera nel corso della riunione del partito, alla presenza del commissario Giampiero De Nicolò, è stato scontro fra l’ala emiliana (Piero de Nicolo) che voleva dialogare con le liste civiche del ciambotto di centrodestra e avvallare la candidatura del voltagabbana Tommaso Minervini e l’ala renziana che, invece, sosteneva la necessità di cercare di fare una coalizione con il centrosinistra (Pietro Capurso), con candidato sindaco Pd.

Lo scontro è stato duro e il povero commissario non è riuscito a fare altro che rimandare tutto al segretario provinciale quell’Ubaldo Pagano, scudiero di Emiliano, artefice, insieme con l’ex segretario locale, del disfacimento del Pd a Molfetta.
Insomma, il Pd di De Nicolo vuole rinunciare ad avere il proprio candidato sindaco, per andare nel ciambotto di centrodestra, con la benedizione di Emiliano, mentre Capurso, che è uno dei candidati, oltre ad essere vice segretario del partito, insiste nell’incontro con il centrosinistra, soprattutto perché gli altri gruppi di quest’area sono già d’accordo per riconoscere il candidato sindaco al Pd, che il partito invece perderebbe entrando nel ciambotto di Tammacco e Minervini. Un suicidio politico programmato da De Nicolo senz’accento.
Intanto gli altri due candidati Roberto Lagrasta e Nicola Piergiovanni sarebbero orientati rinunciare alla candidatura, secondo alcuni, il primo magari dietro la promessa del tanto agognato assessorato che insegue dal primo giorno che ha cominciato a fare politica e il secondo del rinnovo dell’incarico di presidente del consiglio comunale.

De Nicolo, quello senz’accento, a parole sostiene la necessità di incontrare sia le liste del ciambotto che i partiti del centrosinistra, per poi lasciare la decisione all’assemblea del partito, dove lui, grazie alle quasi 300 “tessere fantasma”, avrebbe la maggioranza.

A questo punto le primarie potrebbero essere una soluzione, ma a volerle sono solo i Giovani democratici e l’ala renziana del partito, mentre gli altri non ne vogliono sentire parlare. In questa commedia degli equivoci il povero De Nicolò con l’accento, non sapeva che pesci prendere e proponeva una commissione che potesse riportare l’unità perduta all’interno del partito. Un’unità abbastanza improbabile vista la situazione di disfacimento in atto, con la benedizione anche del segretario regionale Marco Lacarra, uomo anch’egli di Emiliano.

Intanto la commissione provinciale di controllo, alla quale era stato presentato il riscorso sulle “tessere fantasma” non ha ancora discusso del caso Molfetta, ormai caso nazionale. I renziani sembrano ritirarsi sull’Aventino e le nubi si fanno sempre più fosche con l’immagine del Pd oramai sempre più compromessa fra elettori e cittadini.

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