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Domani giorno della memoria per non dimenticare l'orrore dell'Olocausto
26 gennaio 2009

La “Giornata della Memoria” è stata istituita dal Parlamento Italiano nel 2000 per ricordare le vittime delle persecuzioni fasciste e naziste degli ebrei, degli oppositori politici, di gruppi etnici e religiosi dichiarati da Hitler indegni di vivere. La data prescelta è quella dell'anniversario della liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz (vicino a Cracovia in Polonia) avvenuta ad opera delle avanguardie della Prima Armata dell'Armata Rossa (comandata dal maresciallo Koniev) il 27 gennaio 1945. Gli ebrei deportati dall'Italia e dal Dodecaneso furono 8.566, di cui 5.557 morirono di stenti o nelle camere a gas. Nelle “Giornata della Memoria” si ricordano anche quanti lasciarono la vita ad opera del fascismo e del nazismo durante gli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale e, durante questo conflitto scatenato in Europa dalla Germania, e in Asia dal Giappone, cui si affiancò, in Europa e in Africa, l'Italia di Mussolini. Mai nella storia dell'umanità vi era stata una catastrofe di tale portata provocata da esseri umani. Nelle guerre d'invasione e coloniali, nella Guerra di Spagna e nella prima fase della Seconda Guerra Mondiale i militari italiani sacrificati dal fascismo furono circa da 400 a 500 mila tra morti accertati e dispersi. Nella seconda fase, dopo l'8 settembre 1943, con l'invasione del nostro territorio da parte della Germania, cui si unirono i collaborazionisti della Repubblica di Salò, la Resistenza ebbe 53.500 partigiani e patrioti uccisi, più di 40.000 militari morirono nei lager nazisti, 87.000 nel corso della campagna d'Italia del Corpo Italiano della Liberazione inquadrato nelle forze armate degli Alleati, 52.127 civili morirono a causa delle stragi nazifasciste o sotto i bombardamenti. Complessivamente le vittime della Seconda Guerra Mondiale sono 32 milioni, di cui 20 milioni civili i più vecchi, donne, bambini. A loro bisogna aggiungere le vittime dei campi di sterminio nazisti e giapponesi: 26 milioni, di cui 6 milioni di ebrei. Nei lager nazisti furono soppressi anche detenuti politici, militari catturati durante la campagna di Polonia, Russia, nei Balcani, zingari, testimoni di Geova, omosessuali, appartenenti a etnie slave. Gli ebrei romani deportati sono 1023, di cui 16 sopravissuti, una sola tra le donne. Non pochi romani di religione ebraica morirono nei campi di lavoro forzato. E' ancora in corso la ricerca da parte dell'ANED e dell'ANPI. Nel ricostruire la storia della deportazione, l'ANED e l'ANPI hanno trovato ad esempio documenti relativi alla partenza da Roma il 5 gennaio 1944 di un convoglio diretto a Dachau, in Germania, e poi dopo cinque giorni di sosta dirottato a Mauthausen, in Austria, con 480 uomini, di cui 11 ebrei, gli altri schedati come politici antifascisti, anche di vecchia data, cui nomi, come quelli degli ebrei rastrellati nel Ghetto e in altre zone della capitale il 16 ottobre 1943, figuravano nelle liste consegnate ai nazisti dai collaborazionisti fascisti. “Fascismo e nazismo sono sopravissuti, in un modo o nell'altro, alla sconfitta della seconda guerra mondiale: in ogni posto del mondo, là dove si comincia col negare le libertà fondamentali dell'uomo, la sua uguaglianza, si va verso il sistema concentrazionario, e questa e' una strada difficile da fermare”. ( P. Levi)
Autore: Felice Altamura
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A Giulio Germinario. Si possono comparare due orrori rispettandone storicamente le differenze? Porre a confronto Nazismo e Stalinismo è una operazione non soltanto legittima ma necessaria. Comparare i crimini dello stalinismo con quelli del regime hitleriano è stato, per molto tempo il terreno più caro a pseudo storici revisionisti e negazionisti della Shoah. Il terrore staliniano non ha bisogno di essere minimizzato per sottolineare l'unicità dell'Olocausto. Dalla comparazione dei sistemi di terrore emerge infatti con evidente chiarezza non l'uguaglianza ma la differenza. L'Olocausto infatti è il solo esempio offerto fino ad oggi dalla Storia di una politica che mirava alla totale distruzione fisica di ogni membro di un gruppo etnico. Non esiste nulla di equivalente sotto lo stalinismo; benchè le ondate di terrore siano state di massa e immenso il costo di vite umane, nessun gruppo etnico fu isolato per essere sterminato fisicamente nella sua totalità. E tra le vittime di Stalin, un tributo pesante fu pagato dall'apparato dello Stato e del Partito. Non si vuole sicuramente fare un confronto quantitativo delle vittime, nè negare l'unicità della Shoah, nè sostenere che i campi sovietici avessero la stessa finalità di sterminio o di disumanizzazione di quelli nazisti, si tratta piuttosto di interrogare la specificità e le differenze sulla base di una problematica che non può non essere comune a uno stesso fenomeno per quanto diverse ne siano le modalità: il fenomeno della violenza illimitata. Ed è proprio il concetto di violenza illimitata che rappresenta la chiave di lettura della comparazione, il terreno comune tra nazismo e stalinismo. Lo Stato hitleriano e quello stalinista rappresentano l'esito degenerativo del concetto di Stato. Nato dall'esigenza di tutelare la vita dei cittadini lo Stato diviene nella versione staliniana e hitleriana lo strumento di selezione dei cittadini. Due "mitologie" diverse che conducono ambedue a orrori innominabili. Sia lo stalinismo che il nazismo hanno un concetto di "purezza" che per Hitler è sostanzialmente biologico-razziale mentre per Stalin è ideologica. Ambedue i sistemi producono un nemico totale, un avversario che rappresenta una sorta di magico ostacolo mortale: per Hitler è l'ebraismo, per Stalin il capitalismo. Due orrori dunque. Due spaventosi capitoli nei quali mari di sangue vengono versati da Stati eretti non più mediatori della violenza ma distributori di violenza. Punti di partenza diversissimi dividono hitlerismo e stalinismo, metodologie di massacro, bersagli che rimangono distinti e differenti. Il punto che avvicina gli orrori indicibili dei due sistemi sta nella negazione dell'individuo come valore, dell'unicità della persona umana. Non c'è spazio per il diritto del singolo nè nello Stato hitleriano nè in quello stalinista. Occorre saper distinguere le radici di questi due orrori perchè l'uno e l'altro si combattono con strumenti differenti, strumenti che sono parte del bagaglio umano di ciascuno di noi e che riassumono nel grande valore da difendere ad ogni costo: l'UMANITA' e la DEMOCRAZIA.
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