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Disastro ambientale nell’area ASI di Molfetta. Legambiente: “La falda come una discarica invisibile. Ora chiarire le conseguenze sulla salute e vietare l’uso delle acque contaminate”
18 maggio 2026
MOLFETTA
- Legambiente Puglia insieme al circolo Legambiente di Molfetta “Vanna Grillo” esprime pieno apprezzamento per il lavoro della Procura della Repubblica di Trani, guidata dal Procuratore Renato Nitti, e della Guardia Costiera, che con l’operazione “Ground-Water” hanno portato alla luce un quadro gravissimo di presunto inquinamento della falda nell’area industriale ASI di Molfetta. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’inchiesta riguarda numerosi soggetti e diverse attività produttive dell’area industriale e ha portato a sequestri di aziende, impianti e sistemi di pozzi disperdenti che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati utilizzati per l’immissione illecita di reflui e sostanze inquinanti nel sottosuolo e nelle acque di falda. “Quello che emerge è l’immagine di una falda trasformata in recapito finale degli scarichi industriali. Non siamo davanti a una semplice irregolarità amministrativa, ma a un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe consentito a imprese e gestori di scaricare in falda sostanze pericolose, aggirando controlli, autorizzazioni e trattamenti depurativi. La falda non si vede, ma è una delle infrastrutture naturali più preziose che abbiamo: contaminarla significa compromettere un bene comune, la salute dei territori e il futuro delle comunità”. Legambiente sottolinea che
il punto centrale non è solo l’esistenza degli scarichi, ma la contaminazione della falda
. Quando sostanze pericolose, reflui industriali e metalli pesanti entrano nelle acque sotterranee, la loro rimozione e il ripristino delle condizioni originarie possono diventare estremamente difficili e tecnicamente non raggiungibili con interventi ordinari. È questo il punto da chiarire:
il danno alla falda può essere definito irreversibile non perché non si possa intervenire in alcun modo, ma perché la bonifica di un acquifero contaminato può richiedere tempi lunghissimi, tecnologie complesse e costi elevatissimi.
La falda, una volta inquinata, non si “ripulisce” con un semplice intervento di emergenza: l’inquinamento può migrare, estendersi, stratificarsi e continuare a produrre effetti nel tempo. “Ringraziamo le Autorità per un lavoro investigativo che restituisce dignità alla parola legalità ambientale. È grazie a indagini complesse, tecniche e coraggiose come questa che si rompe il silenzio su ciò che troppo spesso accade sotto la superficie: scarichi abusivi, mancati controlli, risparmi privati scaricati sulla collettività”. A seguito dell’intervento della Procura, oltre all’interruzione degli scarichi abusivi in falda, Legambiente chiede al Commissario prefettizio del Comune di Molfetta di concerto con le Autorità Regionali e Provinciali di avviare tre azioni immediate:
A tutela della salute pubblica, ordinare il divieto di raccolta e commercializzazione dei prodotti agricoli coltivati utilizzando l’acqua di falda potenzialmente contaminata, nonché ordinare il divieto di utilizzo di tale acqua, sulla base delle risultanze delle indagini condotte dalla Procura di Trani, indennizzando gli agricoltori per i danni subiti;
Nel rispetto delle prescrizioni della parte IV del Testo Unico dell’Ambiente, implementare le attività di caratterizzazione del sottosuolo e della falda da parte del Comune – con costi a carico dei presunti soggetti responsabili - per valutare la portata dell’inquinamento, la sua estensione e le modalità di intervento per la bonifica;
Supportare le aziende produttive nella realizzazione degli adeguamenti necessari ad assicurare la corretta gestione dei reflui industriali.
Senza attendere l’esito finale del procedimento giudiziario in corso, la cittadinanza deve essere immediatamente informata sui potenziali rischi sanitari e le istituzioni devono garantire un adeguato livello di protezione della salute pubblica e dell’ambiente. “Non può esistere sviluppo industriale se il prezzo lo pagano l’acqua, il suolo e i cittadini. Chi produce deve farlo nel rispetto delle regole, chi gestisce reti e autorizzazioni deve controllare, chi governa il territorio deve prevenire. La vicenda di Molfetta deve diventare uno spartiacque: basta zone industriali senza controllo e senza infrastrutture idonee a proteggere l’ambiente, basta falde trattate come discariche sotterranee”. Legambiente seguirà l’evoluzione dell’inchiesta, nel rispetto del lavoro della magistratura e del principio di presunzione di innocenza, ma chiede sin d’ora che il danno ambientale venga accertato fino in fondo e che la bonifica non resti sulla carta. La legalità ambientale non è un ostacolo all’economia: è la condizione minima per un’economia sana, giusta e durevole.
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