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Devianza e spreco di soldi a Molfetta, due associazioni replicano alla lettera di un lettore a “Quindici”. La nostra risposta Intanto scoppia un incendio in un locale sequestrato alla mafia e abbandonato: l’allarme sicurezza continua ad essere ignorato, a tutto vantaggio della criminalità
L'incendio in vico II S. Alfonso
21 dicembre 2022

MOLFETTA – In risposta alla lettera di un lettore a “Quindici” pubblicata sul nostro quotidiano on line il 16 dicembre scorso https://quindici-molfetta.it/cresce-la-violenza-a-molfetta-ma-restano-inattive-strutture-contro-la-devianza-ancora-spreco-di-soldi_54382.aspx , sono pervenute alla nostra redazione due precisazioni, che volentieri pubblichiamo perché animano il dibattito su un problema reale, anche perché sembra che “Quindici” abbia toccato un nervo scoperto del problema della devianza a Molfetta.
Del resto che il problema esista e che ci sia un allarme sicurezza e criminalità che “Quindici” solleva da sempre, ma che viene sottovalutato dall’attuale amministrazione comunale impermeabile alle critiche, lo dimostrano gli episodi di criminalità che avvengono ripetutamente sul territorio.

Ultimo in ordine di tempo l’incendio a un locale di vico II S. Alfonso sequestrato alla mafia, ma chiuso e murato da anni, senza che l’amministrazione comunale sia stata capace di riattivarlo con finalità sociali. Eppure era stato affidato al Comune. Qualcuno ha aperto un pertugio nel muso gettando rifiuti e dando fuoco al tutto.

Il locale fu sequestrato nel lontano 1995 in seguito alle operazioni Reset e Primavera, è entrato nel patrimonio comunale nel 2001 e dopo 20 anni non è mai stato riassegnato, come invece previsto dalla legge 646/1982 Rognoni - La Torre.
Su questo episodio c’è stato il silenzio assoluto, anche da parte di associazioni che in passato hanno denunciato queste situazioni di inerzia delle amministrazioni comunali. La notizia si è saputa solo perché un cittadino ne ha parlato su Facebook (che sembra assurta al ruolo improbabile di nuova fonte di informazioni, vista la carenza di quelle cosiddette ufficiali).

In merito alle precisazioni del Ser Molfetta e del presidio di “Libera”, ci siamo rivolti alla stessa fonte chi ci aveva scritto e che consideriamo abbastanza attendibile e questa è stata la sua risposta:

Questa la sua risposta: «Si dice che stanno monitorando la situazione, va bene, ne prendo atto, ma finora non si vede nulla. Il resto starà solo sulle carte e nella mente di chi scrive, perché io vedo il portone sempre chiuso e nessuna presenza "diversa" dalle solite e da quello che chiamano il francesino a cui furono confiscati gli immobili. Se poi sono fantasmi... La verità è che quello raccontato da chi replica alla mia segnalazione è fatto solo di parole di facciata e di chiacchiere scritte, i fatti reali sono altri. Un’altra domanda: Perché Libera non era presente all'inaugurazione e solo inizialmente aveva partecipato al progetto? Sarei curioso di saperlo».

Ecco le due lettere che abbiamo ricevuto, la prima del SerMolfetta e la seconda dal presidio di “Libera”.

Egregio Direttore, in riferimento all’articolo dal titolo “Cresce la violenza a Molfetta, ma restano inattive strutture contro la devianza: ancora spreco di soldi pubblici senza risultati. Un lettore scrive a “Quindici”” apparso sul suo giornale online il 16 dicembre u.s., con la presente siamo a contestarne il contenuto.

In qualità di soggetti gestori del Centro Servizi Comunale “Sui passi della legalità”, afferente al programma PON-LEGALITA’ 2014-2020, con la presente le descriviamo, nel merito, quali sono le attività svolte in modo tale che sia lei e sia il non meglio identificato lettore possiate prenderne coscienza.

Il progetto vede la gestione, da parte di un’equipe multidisciplinare formata da Psicologi, Assistenti Sociali, Educatori Professionali, Insegnanti, Giuristi e volontari, di un Centro educativo- riabilitativo per minori a rischio devianza: il Centro è aperto 5 giorni su 7 dal lunedì al venerdì in orario pomeridiano (H 15:30-17:30) per le attività dedicate ai minori, mentre due mattine a settimana, il lunedì ed il giovedì dalle 10:00 alle 12:00 per la gestione di uno sportello d’ascolto dedicato alle famiglie degli utenti; inoltre il Servizio comunale offre alla collettività scolastica, la possibilità di usufruire di una biblioteca ed una mediateca, completamente dedicate alle tematiche sulla legalità.

La mission è offrire una risposta concreta ai problemi inerenti alla tutela dei minori considerati a rischio devianza sociale: ci dedichiamo alla presa in carico di minori, di età compresa tra i 12 e i 18 anni, già entrati nel circuito penale, in messa alla prova o ad alto rischio di devianza ed al supporto alle loro famiglie.

Attualmente il Centro Servizi Comunale conta N° 6 iscritti: 5 ragazzi ed 1 ragazza di età compresa tra i 14 e i 16 anni: con ciascuno di loro, in base alle singole peculiarità, sono state messe in atto le seguenti progettualità: educazione alla legalità, sportello d’ascolto e supporto psicologico, supporto scolastico, attività ludico-ricreative, attività sportive, sportello d’ascolto e supporto psicologico verso la genitrice, messa alla prova, volontariato.

Tutto l’operato è stato riportato sui diari di bordo (presenti all’interno delle cartelle personali di ogni minore), essenziali per permettere ad ogni operatore di avere una visione generale sull’andamento della progettualità nei confronti del minore e per potenziare possibili criticità e punti di debolezza.

Oltre all’attività prestata agli utenti, c’è il Progetto PON Scolastico che vede la realizzazione di incontri formativi negli istituti scolastici sul tema della legalità come attività di prevenzione, di sensibilizzazione al rispetto, alla non violenza, alla educazione civica e alla cittadinanza attiva.

Sono state create intese operative con gli Istituti scolastici Istituto Alberghiero, Istituto Comprensivo Manzoni-Poli, Istituto Comprensivo S.G. Bosco e Istituto Comprensivo Scardigno-Savio di Molfetta. Ogni Istituto ha scelto una progettualità in linea con le necessità e le peculiarità specifiche dei propri alunni e sono stati organizzati incontri con referenti del Corpo della Guardia di Finanza, con lo scrittore Leonardo Palmisano, con l’Avvocato Simona Aduasio, esperto in diritto penale minorile, con i referenti dell’associazione territoriale contro le mafie LIBERA, con il compartimento dei Carabinieri di Molfetta, con esperti di cyberbullismo e di mediazione familiare.

Questa una descrizione sintetica e non esaustiva di quanto ad oggi realizzato all’interno del progetto messo in discussione nell’articolo. D’altronde, come scrive il lettore “basta informarsi per averne conferma”.

Restiamo a disposizione per ulteriori eventuali informazioni che dovessero necessitare e restiamo fiduciosi della smentita pubblica che vorrà proporre al suo lettore affinché sia fatta chiarezza e siano fugati gli eventuali dubbi che il tono polemico dell’articolo possa aver instaurato nei lettori del suo seguitissimo giornale.

Saluti.
Il SerMolfetta

 

"Gentile Direttore,

abbiamo letto l’articolo “Cresce la violenza a Molfetta…” apparso sul suo giornale online in data 16 dicembre che riporta la lettera di un lettore. Come Presidio ci preme sottolineare che “Libera” il 29 ottobre 2021, giorno dell’inaugurazione, non era fra gli invitati, pur avendo collaborato nelle prime fasi di elaborazione del progetto di recupero del bene confiscato. Certamente, in quella sede il Presidio non ha applaudito, ma quando un bene confiscato viene riportato a nuova vita, dopo decenni di abbandono, è tutta la società civile che dovrebbe applaudire. Non è sufficiente, però, fermarsi agli applausi.

Il tema dei beni confiscati è delicato e complesso e richiede un monitoraggio continuo, per evitare che si creino zone d’ombra sul reale utilizzo di tali beni. Libera è impegnata costantemente in tal senso. Sicuramente molti aspetti andrebbero chiariti, soprattutto riguardo alla presenza, nelle immediate vicinanze del bene confiscato di Arco Catacombe, di una attività riconducibile allo stesso proprietario a cui sono stati confiscati gli immobili in questione. Attività già pronta per essere inaugurata, la cui insegna rimane ancora coperta all’ingresso dell’Arco. Questo per sottolineare che Libera non è mai venuta meno al suo ruolo di monitoraggio costante sui beni confiscati ed è impegnata quotidianamente, affinché la cultura della legalità e della responsabilità sia sempre più patrimonio dei cittadini e delle istituzioni.

 Presidio Libera di Molfetta "Gianni Carnicella".

 Fin qui le due repliche delle associazioni citate. Naturalmente dal Comune di Molfetta il solito silenzio (colpevole?) e la solita inerzia che si caratterizza magari con qualche comunicato dell’ufficio propaganda più impegnato (è questo il suo compito, del resto) ad osannare il “principe” che a comunicare provvedimenti concreti per la sicurezza che non si vedono nemmeno all’orizzonte.

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