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Daniela e quella lettera di Papa Francesco
15 giugno 2018

Sentirsi piccoli, sentire l’immensità della vita attraverso gli occhi e le parole da chi la vita non può viverla intensamente eppure ne apprezza ogni singolo respiro. Questa è la vita semplice e straordinaria di Sergio, Betta e Daniela Tridente, una famiglia composta da tre persone ed un unico grande cuore con un solo grande desiderio, una famiglia speciale, grazie a Daniela, bimba speciale. Per raccontare una storia speciale, dovrebbero essere usati termini “ad effetto”, esprimere concetti che lasciano il segno, operazione pressoché impossibile quando colei che scrive è emotivamente coinvolta. Conosco questa famiglia, mi sento onorata della loro vicinanza e dell’aver voluto affidare a me la loro storia, ma credo che non ci possa essere miglior narratore dei protagonisti. «Quando vivi una vita diversa ti rendi conto che tutto quello che ti circonda non corrisponde a quello che tu avresti voluto per te e per chi ti sta più a cuore. Vivere ogni giorno con l’angoscia nel cuore che ti logora sempre di più. Quell’angoscia che dà spazio alla tranquillità solo quando vediamo sorridere e star bene la nostra bambina, Daniela. Quando è nata ci ha resi i genitori più felici del mondo. Nei primi mesi di vita i nostri occhi vedevano solo una bimba molto bella e normale. Ma, adesso, se guardiamo un altro bimbo di pochi mesi, ci rendiamo conto che nostra figlia già nelle prime settimane di vita aveva qualcosa che non andava e che non avremmo mai pensato che questi segnali sarebbero stati il preludio dei successivi 14 mesi trascorsi in ospedale. Daniela lotta da 10 anni contro la “sindrome delle crisi parziali migranti dell’infanzia”. Una patologia spietata che comporta la presenza ogni giorno di crisi epilettiche scarsamente controllate dai farmaci antiepilettici. Combatte ogni giorno con un male che è molto più grande di lei, come un leone e che noi restiamo impotenti a guardarla nei momenti di malessere. Quando Daniela sta male la sua gestione diventa pesante e pericolosa e solo con l’amore, la buona volontà, il coraggio e, ringraziando Dio, anche ciò che ci hanno insegnato nella rianimazione del Bambino Gesù di Roma dove Daniela è stata per 12 mesi, che quei giorni si risolvono al meglio. Dimenticarsi per lunghi e interminabili attimi di essere mamma e papà e diventare dottore, rianimatore, ventilare, usare farmaci, anestetici, aspettare che la crisi passi contando gli atti respiratori, monitorizzando il battito cardiaco, la saturazione, tutte cose che in quei momenti ti fanno diventare fredda, ti fanno scordare che di fronte hai tua figlia e che da un momento all’altro potrebbe accadere l’inevitabile. A volte ci chiediamo se è il caso di cambiare qualcosa nella nostra vita di trovare qualcosa che ci desse una svolta, ma poi ci basta guardare Daniela mentre sorride e la vediamo felice e ci ricordiamo di tutto quello che di brutto c’è stato e che ci può essere e diciamo: nella nostra vita c’è già stata una svolta, viviamoci questa intensamente e teniamocela stretta perché ci vuole poco ad averne una più brutta. Non potremmo mai dimenticare quei lunghi mesi interminabili trascorsi dietro la porta della rianimazione dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù, aspettare che si aprisse una porta per vedere tua figlia solo un’ora al giorno. Quanto abbiamo pianto! Il nostro rifugio era la piccola chiesetta dell’ospedale. Li ci stavamo bene, ci sedevamo e lasciavamo parlare il cuore, abbiamo pregato con tante altre famiglie che stavano vivendo situazioni simili alla nostra». Ciascun genitore nutre sogni di affermazione, di salute, di prestigio verso il proprio figlio: Sergio e Betta hanno come unico obiettivo la felicità di Daniela, una bimba che si emoziona di fronte alle immagini e ai discorsi di Papa Francesco che scorrono in TV. Vorrebbe incontrare Papa Francesco e quando Daniela vuole, è impossibile resisterle. In occasione della visita del Santo Padre a Molfetta per le celebrazioni del 25° anniversario del dies natalis di Don Tonino Bello, Daniela incontra il Papa e gli consegna una lettera scritta da lei attraverso le mani della sua mamma, una lettera straordinaria nella sua normalità, a cui sono affidati pensieri, ricordi e la tacita richiesta di conforto e di una risposta attesa come si attende un paterno abbraccio. Passano le settimane in attesa dell’abbraccio che non arriva, poi un giorno Sergio nota, nella cassetta postale, una lettera con affrancatura della Città del Vaticano. Pensando sia una comunicazione dell’Ospedale Bambin Gesù, lascia trascorrere qualche minuto per poter leggere con attenzione gli esiti attesi dagli esami clinici di Daniela. “Allora, chi scrive?”, chiede Betta. “Francesco”. “Francesco chi?”. Sergio porge la lettera a Betta. La felicità è fatta di momenti, unici , irripetibili, di piccoli grandi sogni realizzati quando si è al limite. Ecco! Molto spesso si ricorre a terapie, alla letture di manuali per superare i momenti difficili che la vita presenta. Senza sminuire la gravità del malessere di coloro che soffrono e di specialisti che alleviano il dolore del cuore e della mente, cerchiamo di seguire l’esempio. Daniela è una dolcissima tiranna che impone a Sergio e Betta di guardare agli aspetti essenziali della vita, che detta legge nello scandire i tempi dei suoi progressi, che ha arricchito la famiglia di tantissimi e straordinari amici che si nutrono dell’ottimismo, dell’allegria e di quella innata fiducia di un futuro migliore che si respira in casa Tridente. Francesco ha percepito questo odore, sin dalla prima carezza a Daniela, ne ha colto la straordinarietà ed ha realizzato il suo sogno. Ed ancora le parole di Betta: «Daniela adesso ha 10 anni. Conduce una vita il più normale possibile ma combatte ogni giorno con 100 problemi dovuti alla sua patologia soprattutto combatte con tenacia ogni giorno con la vita, dandoci molte preoccupazioni, ma anche attraverso i sorrisi tanta forza e tanta speranza, che solo le mamme e i papà di un bimbo malato sanno tirar fuori». Nulla di più ovvio, nulla di più normale, semplicemente Sergio, Betta e lei, la star: Daniela. Ringrazio ancora Sergio, Betta e Daniela per avermi affidato i loro pensieri e per aver condiviso foto e ricordi indimenticabili. © Riproduzione riservata

Autore: Beatrice Trogu
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