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Da ogni fiume a ogni mare Palestina libera presidio a Molfetta Domenica 17 maggio alle ore 20 in Piazza Mazzini (arco del centro storico)
16 maggio 2026

MOLFETTA - Ieri, venerdì 15 maggio, ricorrevano 78 anni dalla Nakba, parola araba che significa “catastrofe” e con cui il popolo palestinese ricorda l’inizio dell’espulsione forzata, della distruzione e dell’esilio subiti nel 1948.
Settantotto anni fa non vennero distrutte solo case. Vennero cancellati paesi, villaggi, uliveti, scuole, mercati, memorie, nomi, vite.
La Nakba non fu un evento improvviso, ma un processo di espulsione e distruzione che portò centinaia di palestinesi ad abbandonare con la forza la propria terra. Il cuore rurale della Palestina venne spezzato: centinaia di villaggi furono cancellati, le case abbattute e intere comunità eliminate dalla geografia per lasciare spazio a nuovi insediamenti costruiti sulle loro rovine.
Il piano di partizione dell’ONU del 1947, calato dall’alto senza un reale consenso della popolazione palestinese, contribuì ad alimentare un conflitto destinato a cambiare per sempre la storia della regione. Alla minoranza ebraica venne assegnato il 56% del territorio palestinese, includendo aree abitate da centinaia di migliaia di palestinesi.
In quel contesto maturarono le condizioni che portarono all’esilio di circa 700.000 persone, alla distruzione di oltre 500 villaggi e alla frammentazione di un intero popolo.
Per il popolo palestinese la Nakba è una ferita che sanguina ancora. 

Una Nakba che continua ancora oggi nei bombardamenti su Gaza, negli assedi, nelle occupazioni illegali, negli sfollamenti forzati e nella negazione sistematica dei diritti fondamentali del popolo palestinese.
Ancora oggi si continua a raccontare quel conflitto come se tutto fosse iniziato il 7 ottobre 2023. E non è vero.
Dopo il 7 ottobre, l’unico diritto riconosciuto è stato quello di Israele a “difendersi” mentre ai palestinesi è stato negato perfino il diritto di raccontare la propria tragedia al mondo intero.
In questi ultimi anni abbiamo assistito a una continua manipolazione delle responsabilità storiche e politiche, in cui la violenza del sionismo è stata giustificata e nascosta dietro la retorica della "sicurezza".
Contro il popolo palestinese viene esercitata una violenza sistemica, un'oppressione strutturale costruita in decenni di occupazione e colonizzazione. Ed è in questa realtà che negli anni sono cresciuti il nazionalismo estremo di Netanyahu, il volto più feroce del progetto sionista, e dei suoi bulldozer.
Oggi questo progetto continua a manifestarsi anche attraverso l’espansione sempre più aggressiva delle colonie israeliane in Cisgiordania e in altri territori come il Libano dove la violenza dei coloni rientra in una logica espansionistica che alimenta instabilità e dominio in tutta l’area dell'Asia Occidentale.
Il diritto all’auto determinazione palestinese non può essere separato dal diritto alla resistenza contro l’occupazione. Una resistenza che appartiene alla storia di tutti i popoli oppressi e che richiama ai principi e ai valori dell’antifascismo, della liberazione e della lotta contro ogni forma di colonialismo e razzismo.

Ecco perché torniamo ancora una volta in piazza. Perché da tre anni il Coordinamento Molfetta per la Palestina continua a ribadire con forza una verità che ancora oggi in troppi continuano a negare: tutto questo non è cominciato il 7 ottobre 2023.
Come popoli del Mediterraneo sentiamo questa ferita vicina.
Un mare che è diventato luogo di speranze naufragate sotto forma di stragi, di traffico di essere umani, di arresti ma anche di solidarietà.
Durante il Presidio porteremo infatti la testimonianza concreta di solidarietà di un compagno del Coordinamento Molfetta per la Palestina, Nico Centrone, partito pochi giorni fa con la Global Sumud Flottilla e diretto verso la Palestina con un convoglio umanitario internazionale di terra.
La sua partecipazione rappresenta un gesto politico e umano importante: in un tempo in cui si tende a isolare e disumanizzare un intero popolo, esistono ancora persone che scelgono di mettersi in cammino, rompendo il silenzio e costruendo solidarietà reale.
Nel corso del Presidio ci sarà inoltre un collegamento da Gaza con Sabi Abu Omar, cooperante e operante umanitario palestinese noto per le sue testimonianze dirette e i reportage sulla situazione nella Striscia durante il conflitto. La sua voce ci restituirà un racconto diretto della devastazione, dell’assedio e delle condizioni in cui continua a vivere la popolazione civile in quel mattatoio che è Gaza.
Ricordare oggi la Nakba significa affermare che non può esistere pace senza giustizia, né giustizia senza libertà per il popolo palestinese.
Rifiutiamo di normalizzare i crimini israeliani.
La solidarietà non ha confini, Palestina libera ???? 

Coordinamento Molfetta per la Palestina

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