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Costruttori per un anno mirabilis
15 gennaio 2021

I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. E’ questo quel che i cittadini si attendono. La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Abbiamo avuto la capacità di reagire. La società ha dovuto rallentare ma non si è fermata. Non siamo in balia degli eventi. Ora dobbiamo preparare il futuro. Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori. Queste sono alcune delle parole usate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tradizionale discorso di fine anno. Un discorso aperto al futuro in cui si chiama all’azione i costruttori, un termine caro a noi molfettesi perchè ricorda moltissimo Don Tonino Bello e il suo intervento al Convegno della pace di Verona del 20-22/02/1986. Costruttori di comunità, con braccia e pensiero protesi a riannodare i fili delle solitudini, a scalfire e smussare gli egoismi altrui, a rendersi promotori di una città meno caotica e spenta, priva e privata di altezza d’azione, orizzonte, profondità. I costruttori possono e devono essere i protagonisti di questo 2021, figlio dell’anno passato e contemporaneamente padre di se stesso. I costruttori possono e devono essere l’essenza e collante di un anno, nato da poco e quindi incolpevole, ma non per questo non discendente di una fase storica che ha mostrato il lato peggiore dell’essere umano. Morte, denatalità, cambiamenti climatici sono alcuni dei record negativi che abbiamo vissuto e stravolto le statistiche del nostro paese, sempre più anziano e spopolato, fragile all’interno di una casa che va letteralmente in fiamme. Alcuni elementi del 2020 lo dimostrano in modo terribilmente freddo: - nei dodici mesi appena trascorsi, gli italiani morti saranno più di 700mila per la prima volta dal 1944, l’anno più buio della seconda guerra mondiale (fonte Istat); - è stato l’anno più caldo mai registrato nella storia, con uno scarto rispetto ai valori di riferimento precedenti all›epoca industriale di 1,28°C. Ciò vorrebbe dire che resterebbero appena 0,22°C di margine prima di arrivare alla famigerata soglia del grado e mezzo, infausto per il riscaldamento globale secondo gli accordi di Parigi del 2015; - La concentrazione di CO2 in atmosfera ha superato le 415 ppm (parti per milione). Valori simili non si sono mai riscontrati negli ultimi 800.000 anni; - 8° anno consecutivo di natalità al ribasso nel Paese, con un delta rispetto a 13 anni fa di 156 mila bambini (3 volte l’intera popolazione di Molfetta); - per la prima volta ritrovata la presenza di microplastiche nella placenta umana, identificati materiali come polipropilene (vengono realizzati per esempio le bottiglie di plastica e i tappi) e sintetico verniciato, che può derivare da cosmetici, smalto per le unghie, dentifricio, gesso, creme per il viso e il corpo, adesivi. Se il 2020 ci ha permesso quindi la (ri)scoperta dei limiti dell’uomo nel difendere ciò che gli è più caro, della fragilità insita di chi da predatore vorace di questo mondo è diventato vittima di qualcosa di impercettibile all’occhio umano e quindi pericolosissimo, il 2021 è un anno tutto da scrivere, da plasmare, in cui non deve cambiare solo un numero sul calendario ma la propria condizione se capaci di riconsiderare protagonismo e impegno all’interno della comunità. Tutti noi possiamo essere costruttori capaci di creare le migliori condizioni per la rinascita del nostro paese, a partire dalla propria città. Tutti noi, dentro e fuori le mura di casa, possiamo essere in grado di consentire processi rigenerativi e supportare la costituzione, formazione e mantenimento delle realtà civili e sociali che producono collettività. Abbiamo sempre avuto il potere di lenire i dolori, di sedare i contrasti, di farci scudo e abbraccio anche quando il distanziamento fisico ha rischiato molte volte di diventare distanziamento sociale ed empatia e nell’anno passato lo abbiamo svolto in alcuni momenti: solidarietà tra mondo del volontariato e attività mutualistiche, cultura ed educazione anche se in formato digitale, intrattenimento per i grandi e piccoli attraverso uno smartphone, sono alcuni dei barlumi di luce che hanno squarciato il buio dell’egoismo e ingordigia che sul piano locale ha preso le sembianze poi nello scandalo “appaltopoli” e di cui ormai nessuno parla tranne in ottica di rimpasti e rimpiazzi, quasi come se fosse passata un’era piuttosto che pochi mesi, come se si potesse ricostituire così una verginità politica attraverso semplici valzer di nomi (sempre e comunque gli stessi). Coraggio, fiducia, relazioni Non sono parole dette in diretta tv da un’astrologo il giorno di capodanno, ma capisaldi, punti cardini che devono essere perseguiti all’interno del 2021 e che devono essere la bussola per i costruttori di comunità. Coraggio nel mettersi in gioco, nel rinnovare dentro di sè la possibilità di poter investire parte del proprio tempo libero e liberato all’interno della comunità credendo di poter cambiare un pezzetto di realtà. Coraggio nel pretendere che vengano cambiati i modelli di consumo, vita e mobilità, in cui oggi siamo incastrati e che hanno portato, a furia di “There’s no alternative”, a fagocitare sempre più velocemente il nostro futuro. Coraggio nell’impegnarsi e non cedere a logiche dell’asservimento e subalternità provocate dalla sempre più vasta precarietà economica in cui moltissimi versano, accentuato dall’effetto covid. Fiducia nell’altro perché se il 2020 ha insegnato qualcosa, tra lutti collettivi e personali è proprio questo: siamo padri di noi stessi e figli del prossimo. Siamo responsabili delle nostre azioni e contemporaneamente dipendiamo gli uni dagli altri, e assimilare questo principio ci permette di fare cose straordinarie, come ad esempio riuscire nello stesso anno terribile ad avere il vaccino per quel nemico causa delle nostre morti ma anche effetto della selezione naturale e artificiale generato dal nostro modo di vivere e intendere l’ambiente che ci circonda. A Molfetta ad esempio è partita come in tutta Italia ed Europa il piano vaccinale che ha l’ambizione di raggiungere quell’immunità di gregge capace di farci resistere all’attacco del covid e quindi ad un’ondata peggiore di quelle precedenti. Ad oggi, grazie al personale medico, sono 480 le dosi di vaccino somministrato presso l’ “Ospedale Don Tonino Bello”, 10.000 in tutta la Puglia, a fronte del primo carico da 25.855 dosi giunte a Bari il 30 dicembre scorso. I numeri sono piccoli certo, e qualcuno sui social pone paragone e riflessioni rispetto a campagne di massa del tempo come quella del colera pretendendo una velocizzazione del processo in corso (cosa di per sè non campata in aria), ma se oggi siamo qui a parlare di vaccino è perchè a livello mondiale c’è stato un processo di sinergia tale da permettere di ridurre dai 10 – 15 anni il tempo di formulazione. Cosa mai accaduta. Le relazioni sono state determinanti per ridurre il peso specifico delle preoccupazioni che i due lockdown hanno scatenato dentro le vite di ognuno. Le relazioni, inter e intrapersonali, umanamente vicine anche se fisicamente lontane, possono quindi essere la chiave di volta per attraversare quel guado sociale ed economico in cui tantissimi si sentono oppressi e depressi; un guado che porta a rallentare o bloccare percorsi di autodeterminazione personali facendoci barricare nel poco ma certo. Poiché ognuno di noi, dietro quell’ «andrà tutto bene» disegnato, stampato, pitturato e steso sui balconi del 2020, del «ce la faremo» urlato per le strade e sui palazzi, ha provato a darsi forza reciproca coltivando quell’ottimismo necessario a non chiudere la porta della speranza; oggi abbiamo bisogno di veder trasformato quel capitale sociale, dilapidato nel tempo tra ritardi statali e sentimento di solitudine e paura, in certezza e futuro. Per questo c’è bisogno di costruttori, di chi sarà in grado di contribuire a rendere il 2021 un annus mirabilis, diverso dall’annus horribilis da poco trascorso. Un po’ lo è già. © Riproduzione riservata 

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