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Corso Umberto – I Palazzi XIX
15 novembre 2020

PALAZZO CICCOLELLA, CORSO UMBERTO I, 119 La porzione di suolo compresa tra Via M. Pagano e Via L. Manara, nel 1902, in parte era di Francesco Capocchiani di Bartolomeo verso nord mentre a sud del muratore Vincenzo Cappelluti Altomare, avendola comprata da Martire Valente di Salvatore nel 1896. Il fabbricato fu iniziato intorno al 1910 dal muratore Sergio Sallustio; infatti, lo stesso Sallustio vi abitava con la moglie Caterina Pepe e 9 figli. Nel 1919 il piano nobile era di proprietà di tale Antonio Ciccolella fu Antonio e di sua moglie Adalgisa Guadalupi. Nel 1927 lo stesso Ciccolella eseguì la sopraelevazione del terzo piano su progetto dell’ing. Antonio Spagnoletti. A lavori completati, in basso alla rosta sopra il portone, ci applicarono le lettere: A C (Antonio Ciccolella). Il fabbricato ha un fronte di facciata non ampio; la facciata del piano terra e del primo piano si presenta con un bugnato liscio a fasce continue. Al secondo e terzo piano la facciata è liscia evidenziata da due lesene. Il primo piano si evidenza per i due balconi laterali al portone e per il finestrino ovale sopra il portone; questo ha i piedritti modanati compreso l’arco soprastante con chiave di volta in risalto. Una rosta o raggiera protegge l’arco che dà luce all’androne. Solo sulla facciata su Corso Umberto il cornicione superiore di coronamento è sostenuto da numerosi piccoli gattoni. I frontoni con funzione di grondaia dei balconi del secondo e terzo piano sono diversi, questo denota la sopraelevazione del terzo piano. Le ringhiere dei balconi in ferro battuto hanno un unico disegno con asta verticale e doppi cartocci in alto e in basso. Alcune cartoline d’epoca, prima della messa a dimora degli alberi lungo Corso Umberto I, mostrano il fabbricato a solo due piani e il terzo piano molto rientrante con sopra il cornicione dei vasi di fiori. PALAZZO STILE GOTICO VENEZIANO DI MATTEO MINERVINI, CORSO UMBERTO I, 123 Intorno al 1912 Vincenzo Cappelluti Altomare vendette una porzione di questo suolo al medico Matteo Minervini che fece edificare una palazzina in stile gotico-veneziano a modello del palazzo Fizzarotti a Bari a Corso V. Emmanuele. Progettista fu l’ing. Antonio Spagnoletti. In alto al centro dell’arco sul portone il monogramma di due M sovrapposte (Matteo Minervini) e sotto la data: 1913. Il dott. Matteo Minervini di Corrado e Maria Pasquale Ciccolella nacque nel 1878; si laureò all’Università di Napoli nel 1904, e fu libero professionista. Si sposò con Antonia Pansini. Nell’epidemia del colera del 1910 fu medico aggiunto al Porto. Nel 1915 la Mutua Scolastica sezione di Molfetta gli assegnò una medaglia di bronzo. Partecipò alla guerra 1915-1918 col grado di capitano medico; fu insignito di una medaglia di bronzo al valor militare. Il 25 maggio 1947 con la benedizione del Vescovo di Molfetta Achille Salvucci s’inaugurò la casa di cura Villa Giustina su iniziativa dei coniugi Nietta Costa e Giovanni Messina; a dirigerla fu chiamato il prof. dottor Monetti primario di chirurgia. Nel 1958 la clinica si trasferì in Via Volpicella. Nel piccolo atrio verso mare vi è una edicola votiva con una statuetta raffigurante l’Immacolata; sul lato sinistro, guardando l’edicola, vi è una lapide con a rilievo lo stemma della famiglia Sgherza e l’iscrizione: Alla tua protezione oh! purissima Madre di Dio questa casa affido che tu la protegga con gli abitanti di questo secolo che a te imploreranno misericordia oh! grande ho! Dolcissima Vergine Maria – Leonardo Sgherza – seniore fece l’anno di grazia 1948. Il fabbricato di stile gotico veneziano si compone di piano terra e primo piano. Il portone a piano terra occupa la parte centrale con due finestre bifore su ciascun lato contornate da riquadri. Il primo piano ha al centro un balcone con trifora, mentre le finestre laterali sono delle bifore, anche queste contornate da riquadri. Il balcone centrale ha una balaustra in muratura con riquadri di foglie di acanto. Uguali sono i due balconi laterali. Il cornicione aggettante è sostenuto da numerosi archetti accordandosi alla facciata. La parte superiore del portone ha una rosta o raggiera in ferro battuto. Nel 1965, sul rimanente suolo tra il fabbricato Minervini e Via Fiume fu edificato un nuovo fabbricato. PALAZZO MAGGIALETTI, CORSO UMBERTO I, 131 Il suolo di questo fabbricato faceva parte una volta della famiglia Tortora poi venduta a Vito Panunzio e dagli eredi di questi nel 1886 al muratore Martire Valente. Nel 1902 era di proprietà di Vincenzo Cappelluti Altomare e questi nel 1922, per atto del notaio Berardino Rotondo, donò il suolo a suo figlio Pasquale. Questi successivamente edificò il fabbricato che nel 1930 era già completato fino al primo piano. Il palazzo è conosciuto come la casa del dottor Nicola Maggialetti (1900-1965) che fu sindaco di Molfetta dal marzo 1958 ad agosto 1960. Una nota curiosa: nel 1897, Valente Gennaro fu Antonio costruì un casotto a Corso Umberto di fronte al larghetto Effrem e proprio sul marciapiede in corrispondenza del giardino di Vincenzo Cappelluti Altomare, adibito a ufficio telefonico e spedizioni per ferrovia. Nel 1915 dal Comune fu invitato a demolire il casotto. Il Valente si giustificò affermando che i tempi di allora erano magri e lui per lavorare era costretto a stare vicino alla stazione. Il fabbricato ha la facciata spartita da lesene. Il piano terra si distingue per il bugnato continuo e liscio. La parte centrale dove sta il portone è avanzata di circa 20 cent dal filo di facciata questo per dare una visuale d’estetica. Il primo piano ha cinque balconi con balaustra in ferro battuto con motivi floreali di stile liberty. La parte superiore del fabbricato è priva di cornicione perché si era progettato di costruire il secondo piano, ma poi non fu realizzato. Il portone ha i piedritti modanati e termina in alto con un arco a tutto sesto in cui è infissa una rosta o raggiera in ferro battuto. Il Bar Universo che occupa i locali a piano terra è in attività dal 1947. Nei locali a piano terra n. 133 e 135 nel 1923 un tale Antonio Antonini fu Domenico aprì un ristorante. Successivamente subentrò la sig.ra Caterina Fontana e sorelle fino al 1965 circa, gestiva un laboratorio di ricamo; ricordo che metteva all’esterno ad asciugare al sole dopo il bagno su dei telai le tovaglie e le lenzuola ricamate. (XIX continua). © Riproduzione riservata

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