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Compie 25 anni la CASA fondata da Don Tonino a Ruvo di Puglia
05 dicembre 2009

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MOLFETTA – 5.12.2009 - Compie 25 anni la C.A.S.A. (comunità di recupero per tossicodipendenti) di Ruvo intestata al suo fondatore don Tonino Bello.
L'anniversario sarà celebrato con la S.Messa presieduta dal Vescovo mons. Luigi Martella nella Comunità, martedì 8 dicembre ore 10,30, e con un convegno pubblico che si svolgerà domenica 13 dicembre ore 16,00 presso il Liceo Scientifico "O. Tedone" di Ruvo (Via A.Volta) sul tema: "La tossicodipendenza tra psicopatologia, sociopatia e normalità - Rinnovare la memoria del passato e ad aprire lo sguardo verso il futuro”.
Con questo spirito la diocesi di Molfetta - Ruvo - Giovinazzo - Terlizzi si prepara a celebrare il 25° anniversario (8 dicembre 1984-2009) della nascita della “Comunità C.A.S.A. don Tonino Bello” (Comunità di accoglienza, solidarietà e amicizia), la struttura di recupero per tossicodipendenti voluta da mons. Bello e istituita l'8 dicembre 1984, presso la villa messa a disposizione da Vincenzo Scardigno, sulla provinciale Ruvo-Terlizzi, trasferita tre anni dopo, il 5 luglio 1987, presso l'attuale sede, al Parco del Conte.
Alla ricorrenza il settimanale diocesano “Luce e Vita” dedica uno speciale con testimonianze, informazioni sulla vita della Comunità, il suo progetto terapeutico e il rapporto con la Chiesa locale e il territorio.
Nell’editoriale le parole del vescovo Mons. Luigi Martella. “Rispetto al passato – scrive mons. Martella – piace ricordare soprattutto lo slancio ideale che coinvolse un gruppo di volontari con a capo un sacerdote, don Nino Prudente, che insieme al vescovo Tonino Bello hanno dato vita ad un progetto audace che mirava a lottare contro ogni tipo di devianza e contro la droga in particolare”. Il vescovo ricorda i “tanti giovani ospiti di questa struttura alla ricerca di se stessi: molti di loro sono riusciti a ridisegnare la vita; per altri, invece, non è bastata neppure ‘l’ala di riserva’ per riprendere a volare”. “Uno sguardo sereno e obiettivo – prosegue mons. Martella – non potrà non riconoscere che, in 25 anni, la C.A.S.A., grazie al carisma di un pastore che l’ha fortemente voluta e al tenace impegno di chi ha proseguito e sostenuto l’opera, è stato un segno di benedizione per tante famiglie i cui figli vagavano sperduti nei paradisi artificiali e ingannevoli della droga. Possiamo dire che questa rimane una testimonianza in cui l’uomo, prestando le mani e il cuore a Dio, ha restituito bellezza e splendore a volti segnati dal dolore”.

Lo “sguardo al passato”, continua il vescovo, “induce, necessariamente, a volgere l’attenzione anche in avanti. Sinceramente non è facile immaginare il futuro della C.A.S.A., perchè, nel frattempo, lo scenario delle tossico-dipendenze si è ulteriormente complicato”. Mons. Martella non nasconde “la fatica di una ricerca quotidiana per mantenere in piedi una consegna, fatta a noi e alla Chiesa diocesana soprattutto, da un pastore illuminato, consegna che assume sempre più i connotati di una sfida, rispetto ad una problematica devastante”. Tuttavia, assicura, “di una cosa siamo sicuri: non può mancare la passione per l’uomo”. Dunque, conclude, “il futuro non dovrà conoscere cedimenti in questa direzione. Nello stesso tempo, però, ci accompagna la consapevolezza che questa, non può essere un’avventura di ‘navigatori solitari’, bensì di unione e comunione solidale”.

"Non è un paradosso - scriveva don Tonino Bello su Luce e Vita del 30 settembre 1984 -: dalla droga ci potrà liberare solo una «overdose» di preghiera. E' solo voler affermare che, senza un supplemento d’anima, anche le strutture più articolate sono destinate a fallire (...). La casa che sorge, pertanto, più che alla nostra borsa fa appello alla nostra vita. Più che le nostre tasche, vuole scomodare il nostro spirito. Più che sulla generosità di pochi, conta sulla conversione di tutti. Perchè siamo tutti drogati. E abbiamo bisogno di disintossicarci. ...siamo un po’ tutti «alle dipendenze» di qualcosa: dei soldi, dei vizi, dell’egoismo, dei mille vitelli d’oro che ci siamo costruiti nel deserto della vita. (...) Solo se nelle vene del nostro impegno iniettermo fiale abbondanti di preghiera, che non è mai rinuncia ma è sempre protesta e ansia di libertà, la droga, que assurda tragedia per dimissione, verrà finalmente sconfitta. E non sarà lontano il giorno in cui, invece della inaugurazione, celebreremo la chiusura della Casa. Accompagneremo al cancello l’ultimo drogato restituito alla speranza. E gli diremo in coro che vivere è bello».

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