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Come vorrei il mio medico di famiglia, desideri e realtà a Molfetta
14 aprile 2016

MOLFETTA - Basta che c’è la salute! Ecco appunto… quando c’è ma quando non c’è la prima persona alla quale  ci affidiamo  è  il medico di base, il medico di famiglia.  Come il medico della mutua Guido Terzilli, interpretato da Alberto Sordi o come Giuseppe Moscati, il medico dei poveri, beatificato dopo la morte? Ma senza facile ironia, come lo vorremmo il nostro medico di famiglia? Il Tribunale dei Diritti del Malato ha illustrato presso  la sede del Centro Culturale Auditorium, i risultati di un’interessante indagine “Il mio medico di famiglia: com’è, come lo vorrei”.

Il presidente del Centro Culturale Auditorium, il preside prof. Damiano d’Elia, ha introdotto il tema dell’indagine, ricordando la proficua passata collaborazione tra il Centro ed il Tribunale dei Diritti del Malato in tema di salute e sanità.
La parola è passata alla Coordinatrice del Tribunale dei Diritti del Malato Marta Pisani, la quale ha illustrato le varie tematiche oggetto dell’indagine che ha preso in considerazione l’accessibilità degli studi medici e l’abbattimento delle barriere architettoniche, gli orari di ricevimento e la reperibilità. La maggioranza degli studi risulta accessibile, è garantito un contatto telefonico anche grazie a collaboratori in studio, i tempi di attesa per ottenere un appuntamento in studio sono ragionevoli. La maggioranza dei pazienti afferma di  rivolgersi al proprio medico per la prescrizione di farmaci, terapie, richieste di visite specialistiche o consigli.
Molto esaustive sono state le risposte fornite riguardo al servizio di reperibilità. E’ opportuno ribadire che la reperibilità del medico e la richiesta di visita domiciliare può essere fatta anche il giorno feriale che precede il  festivo (es. sabato) dalle ore 8 alle ore 10. Resta al medico la “discrezionalità” ad effettuare la visita domiciliare che rimane obbligatoria se il paziente non è trasportabile.
Diverso è il caso, come ha precisato il Presidente provinciale dell’Ordine dei Medici  dott. Filippo Anelli, della visita domiciliare per i malati cronici o lungodegenti, per i quali è possibile presentare, presso il Distretto sanitario competente (nel caso dei cittadini di Molfetta presso il Dott. Bellapianta), istanza per ottenere l’assistenza domiciliare programmata (ADP) grazie alla quale il medico si reca presso il domicilio del paziente per effettuare controlli periodi periodici confermati da un registro sul quale il medico appone la propria firma.
Vi è inoltre la possibilità di presentare istanza di assistenza domiciliare integrata (ADI) , presso il distretto, che verrà esaminata da una equipe di medici, psicologi, infermieri che valuterà la possibilità di assistenza domiciliare anche da parte di altre figure specialistiche.
La dott.ssa Giuseppina Rutigliano, direttrice del Distretto socio-sanitario 1-2 conferma la situazione di criticità in cui operano i medici di base. Il cosiddetto decreto di appropriatezza firmato dal  Ministro Lorenzin a gennaio 2016, limita la prescrizioni di esami diagnostici e visite specialistiche, decreto il quale, solo a marzo 2016, ha visto l’abrogazione delle sanzioni comminate a medici che prescrivono visite o specialistiche non in elenco.
Il medico, pertanto, si trova a dover centellinare le prescrizioni, a dover scegliere se prescrivere una visita o un’altra, a dover ricucire deficit dovuti a degenze brevi e dimissioni frettolose firmate in nome dell’austerity. Il medico è un professionista che effettua periodicamente corsi di aggiornamento certificati dall’Ordine dei Medici e pertanto non può essere solo compilatore. Per assicurare la continuità in caso di assenza, i medici hanno aderito a forme di associazionismo come i gruppi ed i supergruppi.
I relatori hanno dimostrato disponibilità verso i numerosi presenti i quali hanno posto numerose domande, alcune delle quali esigevano risposte circa i tagli alla spesa per la sanità pubblica. Il dott. Anelli, ricordando che il rapporto tra medico e paziente è 1:1000, ha affermato che la ripartizione del fondo sanitario nazionale non è equa. La Regione Emilia Romagna, equivalente per numero ad abitanti alla Regione Puglia, ma con una popolazione di persone anziane prevalente, ha uno stanziamento di 600 milioni di euro annui. La Puglia presenta lo stesso numero di abitanti, con età media inferiore e con 20.000 operatori sanitari in meno, che, tra l’altro, sono impossibilitati ad assicurare  servizi sanitari di prevenzione, come quello per le patologie tumorali, ragion per cui, senza voler essere cinici, ha concluso il dott. Anelli, per preservare la propria salute, occorre trasferirsi in una delle regioni che, investendo in prevenzione, garantiscono maggiori aspettative di vita.
Semplice vero, Ministro Lorenzin?

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Autore: Beatrice Trogu
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