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Chiesa della Madonna della Rosa, entro fi ne anno il cantiere  
15 giugno 2007

Il re Salomone aveva compreso che costruire un tempio può essere una vicenda tanto rischiosa, quanto blasfema: così don Gino Samarelli, parroco dell'attuale chiesa della Madonna della Rosa, ha parlato ai cittadini di Molfetta, riaffermando che “non c'è nessun pantalone che paghi” e che “lo Stato non si occupa dei fi nanziamenti dell'edilizia cultuale, ma realizza una compartecipazione legale con l'otto per mille”. È stato un incontro informale quello tenuto da don Gino, responsabile unico del progetto (RUP), che ha fornito una serie d'indicazioni sulla vicenda procedurale per l'edifi cazione del nuovo complesso parrocchiale. Innanzitutto, i soggetti coinvolti. La conferenza episcopale italiana (CEI), che s'interessa della costruzione delle nuove chiese nazionali, servendosi del Servizio Nazionale per l'edilizia di culto, “che dispone un regolamento applicativo di disposizioni concernenti la concessione di contributi fi nanziari per l'edilizia di culto, cui dovrà attenersi il committente, ovvero il vescovo, e la parrocchia, nelle veci del RUP”. La diocesi, nella fi gura del vescovo pro tempore, che è il committente, la parrocchia e il Comune. Lo scopo è “sviluppare una collaborazione tra questi soggetti e rendere quest'esperienza collettiva con la diocesi e la comunità molfettese”. In seguito il progetto, approvato da Roma il 6 febbraio, in prima istanza (progetto preliminare di massima), nell'attesa di ripresentare gli esecutivi, avviando l'edifi cazione. Per accedere ai fi nanziamenti è importante che il vescovo, entro tre mesi accetti la proposta di Roma, entro otto sottoscriva l'impegno ad iniziare i lavori, che si dovranno concludere entro tre anni, garantendo anche la copertura fi nanziaria della somma eccedente. La questione più importante si è incentrata su parametri di riferimento e su quelli economici. I primi si riferiscono “ad una serie di numeri e proporzioni per la realizzazione della chiesa, che sono relativi al numero di circa 13mila abitanti per il quartiere, come dalla certifi cazione del Comune”; i secondi ai costi: per la chiesa e la cappella feriale (850 mq), la sacrestia e i vani accessori (210 mq) 1.780.800 euro; per la casa canonica (330 mq) suddivisa tra un minino di tre sacerdoti ed adibita a locali di attività, di ministero, di accoglienza, 328.500 euro; per il salone (470 mq) 1.248.300 euro; per un totale di 3.357.600 euro, della cui somma la CEI concederà solo il 75%, mentre al restante 25% provvederanno la diocesi (circa 500mila euro) e la comunità in questione, nella fi gura del parroco. Senza dimenticare che a causa di una serie spese aggiuntive, inerenti al progetto e relative a quelle opere non ammesse al fi nanziamento della CEI, la spesa complessiva raggiunge i 4.393.700 euro. Don Gino ha tenuto ad abbassare i toni di talune polemiche ricevute, perché “ciò che serve per la costruzione di questa chiesa sono i nervi saldi e il giudizio lucido, senza intraprendere nessuna crociata”. La speranza è che entro la fi ne dell'hanno si possa aprire il cantiere, evitando intoppi e proroghe.
Autore: Marcello La Forgia
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