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CASA - Il Prg rischia l’affossamento “Quindici” l’aveva previsto. Le responsabilità di Tommaso Minervini & “soci”
15 gennaio 2001

di Giulio Calvani Occorre senza alcun dubbio buona memoria per seguire le vicende della politica locale e quindi per ricostruire quanto accaduto negli ultimi mesi in relazione all’annosa vicenda relativa al Prg. Per evidenziare eventuali responsabilità politiche nel ritardo enorme che il Piano, proprio allorquando si era in dirittura d’arrivo, sta accumulando. Per denunciare all’opinione pubblica gli artefici di atti che nella migliore delle ipotesi si possono ritenere irresponsabili ed avventuristici, laddove non semplicemente folli ed assolutamente inconsistenti dal punto di vista giuridico-formale. Per sottolineare le contraddizioni di chi, pur sostenendo in pubblico (al solo di fine di raccogliere voti) di adoperarsi per giungere ad una positiva risoluzione di tutta questa vicenda, in realtà ha posto in essere comportamenti che con questo lodevole scopo sono distanti anni luce. Nel numero di settembre del nostro mensile QUINDICI avemmo modo di scrivere in copertina: “Cade il sindaco Minervini. Affossato il Prg”. Un titolo forte, un triste presagio. Allora avevamo netta la sensazione che i personali interessi di bottega di alcuni polticanti fossero anteposti al bene della collettività. Che ambiziosi e scellerati voltagabbana, accecati da un primordiale istinto di vendetta, fossero disposti a calpestare, disinvoltamente, la città pur di giungere all’obiettivo che si erano prefissi, quello cioè di far cadere un’amministrazione comunale senza chiedersi se questo potesse comportare un danno per la comunità, costretta ad attendere chissà quanto ancora prima di poter avere il suo Prg. Magari proprio perché questo, così com’è, non soddisfa qualcuno, lede degli interessi, ed allora meglio prender tempo ed attendere di andare al governo per rimettervi mano. E’ un’ipotesi (solo un’ipotesi) più volte circolata all’indomani della caduta del sindaco Minervini. Allora fummo, al solito, attaccati per quel titolo da qualche spudorato trasformista che vaneggiava dal palco di un teatro. Ma il tempo ci ha dato ragione. Contro gli interessi della città Il Piano giace fermo ormai da mesi, arenato nei meandri della burocrazia, in un triste ping-pong (forse) scientemente voluto. Ed apprezziamo gli sforzi che sta profondendo il commissario prefettizio che regge le sorti di questa città, apprezziamo i suoi tentativi per sbloccare la situazione, comprendiamo il suo disagio nel gestire una questione che nei termini in cui l’ha trovata appare di difficile definizione, perché complicata da due deliranti e contraddittorie dichiarazioni di volontà del Consiglio comunale, approvate con quella maggioranza trasversale che ha poi presentato (priva di senso civico) le proprie dimissioni, determinando la fine dell’esperienza amministrativa di Guglielmo Minervini. Una delibera suicida E allora rammendiamo a noi stessi e ai nostri lettori che con una delibera approvata il 5 settembre 2000 le opposizioni (divenute maggioranza in Consiglio) sconfessarono l’operato dell’Amministrazione (la quale sosteneva che l’Ufficio Tecnico aveva bisogno ancora di qualche giorno per preparare tutta la documentazione necessaria perché il Consiglio potesse provvedere alla definitiva approvazione), e decisero di riaffidare tutte le cartografie relative al Prg agli originari progettisti affinché questi le modificassero in ossequio alle prescrizioni cogenti indicate dalla delibera regionale di approvazione. A questo sarebbe dovuto seguire (sempre a seguito della delibera del 5 settembre) un ritorno di questo strumento di pianificazione urbanistica in Consiglio, per discutere le prescrizioni che richiedevano una valutazione discrezionale del Comune di Molfetta. Un procedimento lungo e tortuoso, una manfrina pretestuosa voluta dalle opposizioni al solo fine di ritardare l’approvazione del Piano per meri scopi elettoralistici. Comunque l’amministrazione Minervini, all’epoca ancora in carica, si attivò al fine di dar seguito alla volontà espressa dal Consiglio richiamando i progettisti, ma qualcosa (sulla quale si possono solo avanzare delle fumose ipotesi) in poco più di dieci giorni mutò. Infatti Tommaso Minervini, con un’ennesima, mirabolante quanto disinvolta piroetta, cambiò idea e presentò in Consiglio un ordine del giorno, spacciandolo per delibera (dubitiamo che abbia mai conosciuto la differenza visto che lo sottopose all’organo consiliare come “ordine del giorno-delibera”…un ibrido, un “non-sense” assoluto) con il quale, in palese contraddizione con quanto lui stesso sostenne durante la seduta del 5 settembre e durante una conferenza stampa del 7, rimetteva il compito di compiere tutti gli atti necessari al fine di una definitiva approvazione del Piano all’Amministrazione e agli uffici, dimettendosi poi dall’incarico di consigliere e determinando con altri sedici “congiurati” lo scioglimento dell’organo consiliare. Volontà precisa di affossarlo In sostanza il 5 sosteneva che le prescrizioni regionali al Piano si sarebbero dovute discutere in Consiglio e che l’Amministrazione aveva compiuto un’illegittimità non avendo permesso questo, ed il 20 si rimangiava tutto, determinando lo scioglimento dell’organo democraticamente eletto, prima che fosse possibile discutere il Prg in Aula. Com’era facile intendere si era di fronte a fenomeni inquietanti di schizofrenia politica. Il Piano era ormai sul punto di essere approntato dai funzionari dell’ufficio tecnico i quali avevano alacremente lavorato durante tutta l’estate al fine di portare, entro la fine del mese di settembre, tutte le cartografie e la documentazione necessaria per la definitiva approvazione da parte del Consiglio comunale. Si era ad un passo dal raggiungimento di un appuntamento storico i cui meriti sarebbero stati di tutti, maggioranza ed opposizioni. Ma evidentemente qualcuno aveva interessi politici divergenti con quelli della città ed ha raccattato qualche trasformista in Consiglio per ritardare (nella speranza di affossare) l’approvazione definitiva del Piano, tutelando i suoi interessi politici (fare il sindaco) a discapito di quelli della collettività. Fantapolitica? Non ne siamo tanto certi. Ma l’aspetto che noi consideriamo politicamente più grave è stato il tentativo compiuto dall’attuale candidato sindaco della destra di spacciare quell’ “ordine del giorno-delibera” (ci vien da sorridere solo a scriverlo così) come “l’atto perfetto che conclude l’iter di approvazione del Piano” così come ha avuto modo di sostenere in diverse circostanze, attribuendosi (ai soli fini elettorali) il merito del raggiungimento di quest’importante obiettivo. Le difficoltà del commissario prefettizio L’ultima smentita a questa affermazione, in ordine di tempo, è stata quella del commissario prefettizio, dott.ssa Bellomo che sebbene, com’è normale, ha sostenuto di non voler in alcun modo entrare nella polemica politica, ha dichiarato, nell’intervista che pubblichiamo in questo numero, di ritenere l’ordine del giorno del 20 settembre solo una mera dichiarazione di intenti dalla quale evincere la volontà di portare a compimento l’iter di approvazione del Piano, per la quale occorreranno ben altri provvedimenti. Nulla di più. E noi non possiamo che convenire, pur nutrendo un dubbio e cioè quello che alla fine il Piano non sarà condotto in porto nei prossimi mesi, sia per le difficoltà tecniche che i progettisti stanno incontrando, sia per l’inasprirsi della campagna elettorale che inevitabilmente costituirà un ostacolo notevole (sebbene la dott.ssa Bellomo, nel rispetto del suo ruolo istituzionale, non lo voglia ammettere) per la definizione di questa questione. Ma vogliamo terminare ricordando le parole che Tommaso Minervini ebbe modo di pronunciare, con piglio determinato e sicuro, il 29 ottobre scorso durante l’ormai celebre comizio entrato negli annali della comicità politica molfettese (chi se la scorda la battuta su Salvemini che a sette anni proponeva ardite alleanze!): “Il Piano Regolatore sta andando avanti grazie alla delibera del 20/9. E questa l’abbiamo fatta noi. Dalle notizie che abbiamo nei primi giorni di novembre tornerà alla Regione per la conclusione positiva di tutta la vicenda”. Non ci soffermeremo su chi abbia potuto dare queste fasulle informazioni al prode Tommaso (comunque non ci sembra un buon inizio per chi si candida a governare la città), certo è che il calendario dimostra che novembre è già abbondantemente passato (in realtà assieme a dicembre, e, quasi, gennaio…) e di soluzioni positive non se ne parla neanche. Il Piano è attualmente ancora nelle mani dei progettisti e temiamo vi rimarrà ancora a lungo. E la responsabilità politica ricade tutta su chi quei due provvedimenti (del 5 e del 20 settembre) propose e votò, per saziare il suo desiderio di rivalsa e provare a mettere in atto la sua grande aspirazione a diventare sindaco a qualunque costo, contro tutti. Anche contro se stesso.
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