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Carmela Candido: “Oltre la tela”
15 gennaio 2018

Notevoli apprezzamenti ha riscosso l’allestimento, presso la Fabbrica di San Domenico, della personale Oltre la tela. Da figurinista ad artista, che ha reso visibili al pubblico molfettese documenti e opere presenti nell’Archivio Candido. Tale mostra non solo ha consentito di cogliere le tappe del percorso artistico di Carmela Candido, ma ha offerto anche un’importante testimonianza (dalla specola di un’artista meridionale, formatasi tra la Puglia e il Piemonte) dell’evoluzione del gusto nel sistema della moda italiana. L’inaugurazione ha avuto luogo nella Fabbrica di San Domenico il 1 dicembre 2017; hanno porto i saluti il Sindaco, Tommaso Minervini, l’Assessore alla Cultura, Sara Allegretta, il Sovrintendente della Sovrintendenza Archivistica e Bibliografica per la Puglia e la Basilicata, Maria Carolina Nardella, il Responsabile della Biblioteca comunale di Molfetta, Rosaria Fontana. Ha moderato Rosa Capozzi, del Consiglio nazionale delle Ricerche, e sono intervenuti Chiara Manchisi, già Funzionario della Sovrintendenza Archivistica, e Gianluca de Pinto, del Centro Ricerche di Storia religiosa in Puglia, sede di Bari. L’itinerario artistico della Candido l’ha veduta diplomarsi quale Maestro d’Arte nella sezione ceramica dell’Istituto d’Arte di Corato, per poi conseguire nel 1975 l’abilitazione all’insegnamento di Educazione artistica e il titolo di figurinista presso l’Istituto “Diffusione moda” di Torino. Si è dedicata anche alla docenza di “Arte della tessitura e decorazione pittorica su tessuto”. Accademica associata per la sezione arti dell’Accademia “Greci Marino” di Verbania, ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi e allestito numerose personali, partecipando anche a collettive a livello nazionale e internazionale. È stata una dei fondatori dell’associazione culturale “Aisthesis” di Molfetta, per la quale ha dato vita a corsi di formazione, finalizzati a educare alla decorazione pittorica, con attenzione anche alle declinazioni terapeutiche dell’esperienza artistica. Un ulteriore ambito in cui la creatività della Candido si è estrinsecata è la realizzazione di scenografie e costumi per produzioni teatrali. La mostra si snoda lungo due direttrici. La prima rivolge attenzione agli esordi di figurinista, i quali rivelano finezza ed eleganza di tratto che poi connoteranno il percorso pittorico della Candido. Quella del figurinista è infatti una professione che, pur svolgendo una funzione apparentemente di servizio nel settore delle creazioni di moda, necessita di una solida formazione di base e di spiccato senso del gusto. Numerose sono le opere che testimoniano l’attitudine della Candido alla decorazione pittorica su tessuto, documentando l’assunto che vede le immagini visibili come illustrazione della “storia interiore dell’artista”. Se si volesse delineare il “mito personale” di Carmela Candido uno dei primi fattori da prendere in considerazione sarebbe proprio l’attenzione alla luce, viva nel gusto luministico che connota la produzione dell’artista. Non è un caso che una delle tecniche che meglio ci paiono adattarsi all’estro della pittrice (che pure spazia validamente dall’acrilico alla tempera, dalla pittura a olio al pastello al disegno inchiostro) sia l’acquerello. È infatti il più idoneo a esprimerne il senso della luce, che si coniuga con un’attitudine al sogno e alla delicata espressione delle emozioni. Costante è lo sguardo alla natura, anche nelle sue declinazioni più semplici o, in alcuni casi, addirittura selvagge. L’artista si sofferma a contemplare soffioni, alberi di varia natura, agavi che assurgono a garbuglio di bellezza nel portamento a rosetta come nell’elemento spinoso, emergente non solo a livello apicale. L’elemento naturale (o di creazione antropica) cui si allude nell’intitolazione è soprattutto punto di partenza per l’espressione della sensazione e dell’emozione che esso veicola. Infatti, distaccandosi dal mero figurativismo, lo sguardo della pittrice trasfigura i soggetti prescelti. Ne nascono realizzazioni felici; si pensi alla grazia di un pastello, Alberi, realizzato su carta di Amalfi (51x35cm), che, non privo di gusto figurinista, quasi metamorfosa gli alberi in deliziosi ombrelli, pur mantenendone le connotazioni di base. Anche nella natura morta (un esempio può essere rappresentato dalla composizione con “cicala e granchi”), pur mostrandosi attenta al dettaglio, l’artista si discosta da una volontà di pura rappresentazione realistica. Questo si rileva soprattutto nel rapporto tra gli elementi e il piano su cui parrebbero posare, ma anche nella stilizzazione dello sfondo. Nella produzione pittorica della Candido, l’attenzione alla figura umana è quasi esclusivamente rivolta al genere femminile. In particolare, l’artista dà risalto all’eterno tema della maternità, declinato in termini di luce (Natività) e con l’affiorare di motivi mariani (Maternità) nella cornice di un gusto floreale. Interessante è anche la presenza, in più di un’opera, di volti apparenti e sparenti al contempo, riconducibili forse a più chiavi interpretative: la costante revêrie, l’esaltazione delle infinite virtualità realizzabili nel genere umano, ma forse anche la nostalgia per chi è scomparso nel gorgo o addirittura per ciò che dal gorgo non ha preso forma e non è venuto al mondo. L’artista può attingere a questo infinito serbatoio di possibilità e dar loro vita attraverso l’atto della creazione, che, come evidenzia una delle frasi che puntellano il percorso, può considerarsi una delle più alte espressioni di libertà. © Riproduzione riservata

Autore: Gianni Antonio Palumbo
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