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Caos PD: Guglielmo Minervini fuori dal partito, il segretario Calvani si dimette Divisioni e polemiche: l'ex sindaco di Molfetta corre con Vendola e Stefàno seguito da gran parte del partito
15 aprile 2015

Diviso, ferito, spossato da una infinita e avvelenata scia di polemiche, il Pd molfettese si avvia ad affrontare lo scoglio delle elezioni regionali di maggio nella peggiore delle situazioni possibili. Privo del suo principale punto di riferimento, l’ex sindaco e assessore regionale uscente Guglielmo Minervini, incapace di trovare al momento un candidato credibile per il consiglio regionale, sconquassato da pesantissime accuse che le varie anime del partito si sono lanciate senza pietà negli ultimi mesi, il partito adesso appare smarrito e confuso. Momento di svolta è stata la decisione di Minervini di scendere in campo al fianco di una lista di sinistra che coinvolge tra gli altri Nichi Vendola e Dario Stefàno. Si chiamerà “Noi a sinistra per la Puglia” e ingloberà tutti i progressisti di Sel e Pd che non si riconoscono più nella linea di Michele Emiliano. Questa decisione in un colpo solo ha tolto al Partito democratico molfettese la sua principale guida e anche il candidato in pectore alle regionali. La segreteria provinciale ha infatti deciso di non rinnovare la tessera all’ex sindaco di Molfetta, reo di essersi candidato in un’altra lista e ha così messo in un angolo il segretario cittadino Giulio Calvani che era espressione proprio di quel gruppo politico. La vicenda Minervini ha fatto da detonatore alle arcinote ed esplosive tensioni che da mesi si sono accumulate nel Pd molfettese anche in seguito alle divergenze sul nuovo corso rappresentato da Paola Natalicchio. Il gruppo legato a Piero de Nicolo accusa il primo cittadino di immobilismo e eccessiva ambizione e non gli perdona i modi decisi coi quali è stata liquidata la vicenda “parentopoli” scoppiata alla Multiservizi. Quello degli ex Dc Lillino Di Gioia e della consigliera comunale Annalisa Altomare, lamenta invece, la gestione amministrativa nel settore lavori pubblici ed urbanistica. Quest’ultimo gruppo, che si è strutturato nel movimento Cambia Verso, è stato protagonista di un clamoroso manifesto livoroso, dove rispuntano antichi rancori e nel quale con toni durissimi e inequivocabili si è descritto Minervini come un politicante spregiudicato e senza scrupoli, un intrigante pronto a tutto per la propria carriera tanto, da “tradire” anche i propri compagni di corsa come Boccia nel 2005 e lo stesso Di Gioia nel 2006 sconfitti rispettivamente alle primarie del centrosinistra e alle comunali vinte da Antonio Azzollini, chiedendone la cacciata da partito. Ma non solo i vertici del partito sono stati messi a subbuglio dalle polemiche. Anche i Gd, i giovani democratici, si sono divisi in due gruppi. Uno filo Guglielmo e guidato da Paoletta Marzocca, ha appoggiato la decisione di Minervini di candidarsi con Vendola e Stefàno, rivendicando una linea di dissenso verso quella del segretario regionale Emiliano, l’altra vicina al renziano Matteo Petruzzella e Giuseppe Percoco ha condannato l’addio di Minervini definendolo irresponsabile. I primi hanno accusato i secondi di arrivismo e ingratitudine essendo stati da sempre vicini a Minervini venendo ricambiati con accuse di arroganza, inettitudine, trasformismo. I giovani, si sa, sono più veloci con la tastiera e hanno dato vita a una vera e propria maxi rissa digitale dove le accuse si sono susseguite con veemenza e senza esclusione di colpi, scadendo spesso sul profilo personale. Il clima rissoso ha reso di fatto il partito ingestibile e spinto il suo segretario Giulio Calvani che era espressione della corrente Minervini e quindi delegittimato dall’addio del suo mentore politico, alle dimissioni. Negli ultimi giorni di segreteria Calvani ha cercato di trovare un nome di un democratico molfettese in grado di candidarsi al prossimo consiglio regionale, ma vanamente. Con la segreteria cittadina azzerata, adesso l’ala riformista potrebbe fare le valige e seguire Minervini in Noi a sinistra per la Puglia. Numerosi dirigenti del Pd molfettese hanno annunciato di sostenerlo pur restando ancora nel partito. Tra i più rilevanti: i consiglieri De Candia, Angeletti e Patimo, gli assessori Abbattista e Gadaleta, gli ex segretari e vicesegretari Calvani e Renna, la Gd Marzocca. Gli scossoni del “democrack” andato in scena in questi giorni, potrebbero portare a un terremoto anche per l’amministrazione Natalicchio. Cambi di partito, addii o espulsioni potrebbero essere alle porte e ridisegnare giunta e consiglio comunale. Troppo presto per dirlo ma è fin troppo chiaro che la candidatura di Minervini sarà soprattutto un referendum su questi primi due anni di amministrazione Natalicchio. Intanto il Pd, così svuotato, vede ora profilarsi una nuova maggioranza guidata dagli uomini di Piero de Nicolo e con una robusta rappresentanza degli ex Dc che stanno trovando una nuova guida nel giovane Antonio Di Gioia, figlio di Lillino. Confusa la posizione di quello che resta dei Gd ancora incapaci di emergere da una indefinitezza politica e strategica piuttosto evidente. Mentre il partito viene commissariato, resta da capire verso quali prospettive e orizzonti si muoverà e con quali energie.

Autore: Onofrio Bellifemine
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