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Battiato e Sgalambro a confronto tra musica e filosofia Un dibattito coordinato dal critico della “Gazzetta”, Oscar Iarussi
15 dicembre 2003

L'anteprima del film di Franco Battiato “PerdutoAmor” è stata preceduta da un incontro-dibattito con lo stesso Battiato e con il suo collaboratore Manlio Sgalambro, coordinato da Oscar Iarussi, critico cinematografico della “Gazzetta del Mezzogiorno” e con la partecipazione del sindaco, Tommaso Minervini. Grande presenza di pubblico, che per ottenere il biglietto d'ingresso per l'anteprima, ha dovuto collegarsi ad internet e rispondere ad una sorta di quiz, con domande sul cantautore siciliano, in un sito appositamente predisposto dal Comune o anche da quello di Quindici on line, un'idea molto originale: i biglietti che si potevano prenotare sul sito di “Quindici”, rispondendo ad alcune domande sulla vita, la musica e la carriera di Battiato, sono andati esauriti in poco tempo. L'iniziativa del quiz, predisposto dall'amministrazione comunale, insomma, è stata molto apprezzata dai visitatori del nostro sito. L'esperimento compiuto da Battiato ha incuriosito molti perché per la prima volta c'era la possibilità di incontrare l'artista non in versione di musicista ma di regista. Una veste insolita, la cui scelta egli stesso ha giustificato come una tappa della sua maturazione artistica. Oscar Iarussi ha sostenuto che il film di Battiato “è figlio di un'idea luminosa della conoscenza”. Un film originale sin dal titolo, “PerdutoAmor”, apparentemente scanzonato. E' un film che Iarussi ha definito “balbuziente”, visto che sceglie come forma d'espressione l'aforisma, non solo nei contenuti ma anche nella strutturazione. Dal punto di vista stilistico è innovativo perché, come dichiara il regista, “viene tentata una strada differente da quella del cinema tradizionale”. La Sicilia fa da sfondo alla vicenda che si snoda senza mai essere autobiografica, come ha tenuto a precisare Battiato, rispondendo ad una precisa domanda dal pubblico. Non si tratta della rappresentazione di una Sicilia reale, ma di una Sicilia degli anni Cinquanta, idealizzata. Niente è casuale neppure la mancanza di scene di sesso o di violenza, tutto è studiato accuratamente per mettere in scena un luogo dell'immaginario. Il film diventa così un pretesto per descrivere non un ritorno nostalgico alla Sicilia fine anni Cinquanta-inizio anni Sessanta. ma per narrare una ricerca spirituale. Non poteva essere altrimenti dato che il co-sceneggiatore è il filosofo Manlio Sgalambro. Si mescolano filosofia e musica, con la presenza di musicisti veri come Francesco De Gregori e Morgan. Tutto è nato, insomma, quasi per scherzo, ed è divenuto, poi, una interessante realtà. Alessandra Palmiotto
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