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Bari, la Guardia di finanza scopre traffico marche da bollo false
13 febbraio 2007

BARI - Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari, in servizio presso il Nucleo di Polizia Tributaria in collaborazione con i funzionari dell'Agenzia delle Entrate hanno scoperto un vasto traffico di marche da bollo false. Il Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari – Dr.ssa Isabella Ginefra, in seguito agli ulteriori accertamenti svolti dal Nucleo di Polizia Tributaria di Bari, ha conferito ad un esperto del Poligrafico e Zecca dello Stato apposito incarico relativo alla perizia di svariate marche da bollo false, sequestrate fino ad ora nel corso delle indagini. I finanzieri di Bari sin dall'inizio delle indagini hanno acquisito presso vari enti pubblici, tutta una serie di atti soggetti ad imposta di bollo. L'esame dei valori apposti sugli atti, eseguito anche con l'ausilio di funzionari dell'Agenzia delle Entrate di Bari, ha permesso di individuare una prima serie di soggetti emittenti (rivendite autorizzate), che attraverso un sofisticato sistema provvedevano ad emettere e commercializzare marche da bollo con valore facciale pari a quello richiesto dagli acquirenti ma, con valore reale notevolmente inferiore. In particolare, a fronte di una marca da bollo più frequentemente utilizzata (€ 14,62), l'incrocio con i dati dell'Agenzia delle Entrate ha permesso di constatare emissioni reali oscillanti tra i 2 ed i 15 centesimi di euro, con un utile illecito di oltre 14,00 euro per ogni singolo valore bollato venduto. L'analisi approfondita delle posizioni dei rivenditori sino ad ora indagati ha permesso, inoltre, di constatare l'emissione di svariate decine di migliaia di marche da bollo con valore nominale comunicato pari a 2 e 15 centesimi di euro. I controlli incrociati eseguiti presso studi professionali (ad es. notai ed avvocati) hanno già permesso di rilevare un campione molto significativo di valori bollati falsi utilizzati sugli atti prodotti. Occorre precisare, comunque, che i professionisti di cui sopra nulla hanno a che fare col sistema di falsificazione dei valori bollati e la loro successiva commercializzazione. Costoro, infatti, al pari del normale consumatore che acquista valori bollati, sono vittime ignare del sistema di truffa. La contraffazione, stando agli elementi fino ad ora acquisiti, verrebbe realizzata, in via principale, attraverso l'apposizione di uno strato coprente (tipo autoadesivo) sulla zona destinata ad ospitare il valore facciale della marca da bollo. Ottenuto, quindi, un valore bollato senza importo, con una diversa apparecchiatura informatica, sullo stesso verrebbe riportato il valore della successiva commercializzazione, molto probabilmente con ausilio di stampanti laser. L'indagine ha permesso di appurare la commercializzazione (molto più esigua) di marche da bollo “scannerizzate” sulle quali viene successivamente applicato un ologramma argentato del tutto simile a quello ufficiale. Esisterebbe, infine, una terza possibilità di contraffazione, sulla cui ipotesi si sta ancora lavorando, consistente nella rimozione del valore facciale minimo (0,02 e 0,15 centesimi di euro) attraverso l'utilizzo di solventi e la successiva ristampa di un valore più alto. Il fenomeno, rilevato in un primo momento nella provincia di Bari, ha già permesso di trovare collegamenti con altre Regioni e potenzialmente potrebbe interessare l'intero Paese.
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