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Aperture domenicali, continua la “guerra” fra commercianti. La replica di Assoimprese e Molfetta Shopping
17 marzo 2007

MOLFETTA - E' sempre più battaglia sulle aperture domenicali dei negozi e l'obbligo di chiusura imposto al Fashion District. Mentre i cittadini protestano sul nostro forum on line e chiedono subito la riapertura dell'Outlet Molfetta, mentre l'amministrazione comunale ignora le richieste di quasi tutta la città dalla quale ha avuto il consenso elettorale e non pensa a difendere i consumatori, imponendo una sorta di dirigismo economico, Assoimprese e Molfetta Shopping (nella foto, corso Umberto) vogliono dire la loro sulla vicenda e replicano ai commercianti di Fashion District. Ecco il loro comunicato: «Per non strumentalizzare il vero problema, occorre fare una premessa e che è questa: I COMMERCIANTI LOCALI E LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA LOCALI, NON FANNO E NON VOGLIONO FARE BATTAGLIE SINDACALI CONTRO IL FASHION DISTRICT E I COMMERCIANTI DEL FASHION DISTRICT. La rivendicazione che esprimono è profonda ed articolata, e come hanno fatto la cronistoria gli operatori del Fashion District, è giusto che le associazioni locali, che sono vere, se non di più, facciano lo stesso. Solo per ricordare a chi usa termini impropri, che l'Assoimprese di Molfetta ha ben 130 soci, e, la Molfetta Shopping conta oltre 100 aderenti, per cui l'associazione è vera quando all'interno ha una base rappresentativa e non solo una sigla anche se a livello regionale o nazionale. Questo per chiarire che siamo titolati a parlare di problemi del commercio locale. Le scriventi associazioni sin dal lontano 2000 hanno espresso perplessità a causa dell'insediamento della Fashion District, richiedendo già da allora gli intereventi necessari per rilanciare il commercio urbano e affrontare la sfida con quella realtà nuova che doveva nascere a Molfetta, gli interventi richiesti erano i parcheggi, un arredo qualificante, un piano del traffico funzionante e un marketing territoriale in sinergia con i commercianti e le associazioni locali. Infatti allora la vecchia amministrazione permise ad una delegazioni di commercianti di visitare alcune realtà della Spagna (Viladecans, Granollers, Terrassa), le quali avevano risolto il problema con la grande distribuzione e i centri commerciali, istituendo i centri commerciali a cielo aperto, e in sintonia con le amministrazioni comunali, avevano creato i parcheggi interrati, spazi pedonali per ritrovo e passeggio con un arredo funzionante ed accattivante, vari servizi, investendo nella cultura e in diverse iniziative per attirare la gente e vivere la città. Una esperienza positiva, che volevamo riportare nel nostro Comune, e rilanciare il commercio urbano, convivendo positivamente con le altre realtà distributive diverse e con i grandi ipermercati, ubicati in periferia della città. Ad oggi, però dopo sette anni, senza un minimo di progettualità verso gli interventi richiesti, e con un disaccordo sulle aperture domenicali e sulla richiesta di rispettare una normativa in essere che è stata disattesa, ha portato ad un conflitto con gli operatori della Fashion District, ma che così non è da parte nostra. Infatti oltre a rimarcare e richiedere fortemente un attenzione da parte dell'amministrazione comunale sulla città reale, e condividere i progetti di riqualificazione urbana, si è voluto partire dal calendario 2007 per definire insieme quali sono le varie esigenze e collimare con una intesa mirata le proposte in campo. E' ovvio che l'Outlet ha interesse a restare aperti più domeniche possibili, ma è anche vero che un calendario concordato, è il risultato di una intesa mirata a rilanciare tutto il commercio non solo quello extraurbano. Sia chiaro una cosa, che la nostra preoccupazione è rivolta, anche alla prossima apertura dell'Ipercoop e di altre strutture commerciali nella zona industriale, in mancanza di interventi strutturali e di valorizzare il commercio urbano, per cui la nostra battaglia sindacale, da oggi in avanti, sarà quella di richiedere i servizi, e di riproporre l'ipermercato all'aperto, già avviato alcuni anni fa, con una serie di interventi, dalle scriventi associazioni. Infatti se ci sarà maggiore attenzione da parte dell'amministrazione comunale verso la categoria che rappresentiamo, presenteremo una serie di progetti mirati al rilancio del commercio e anche del turismo, nella nostra città, con l' impegno da parte dei commercianti anche a contribuire in termini economici. In ultima analisi, occorre rimarcare che per quanto riguarda il calendario del 2007, ci auguravamo a breve un incontro chiarificatore con il sindaco, ed in effetti è stata una convocata per sabato 17 marzo, un incontro con le associazioni sindacali locali, anche se l'invito non è stato rivolto a tutte le associazioni, e in maniera disgiunta con le OO.SS. a carattere regionale. Ci auguriamo tuttavia che questo incontro, possa far ritornare la serenità sia ai commercianti che all'amministratore, in modo da poter sinergicamente , avviare a breve un processo di sviluppo serio e interessante del commercio di prossimità e della città nella sua interezza, con servizi funzionanti, interventi di riqualificazione urbana, con una particolare attenzione sulle opportunità di interscambio che ci potranno essere con le strutture già realizzate e quelle da realizzare nella zona industriale con la realtà economica della città. Grazie per l'opportunità di chiarire anche con i consumatori, la posizione delle scriventi associazioni, in riferimento alle aperture domenicali, e lanciare una proposta che oggi può essere una provocazione, ma che in futuro potrà essere una soluzione realistica, e cioè la possibilità di aprire anche nel centro urbano diverse domeniche (non tutte come si vorrebbe fare adesso), o meglio in alcune zone del centro urbano (quali centro storico e zone pedonali) e chiudere un altro giorno della settimana. In attesa, però, che cambiano le situazioni e i presupposti di opportunità a realizzare tale circostanza, si chiede il rispetto delle norme in materia di orari in vigore».
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Non credo ci si possa riferire alla querelle insorta circa l'apertura domenicale delle attività commerciali collocate all'interno degli spazi distributivi dell'outlet di Molfetta senza ricordare che le ultime teorie economiche indicano che il successo delle imprese commerciali è dato dal “rinnovamento delle fonti di vantaggio competitivo, incrementando la pressione competitiva con modelli di creazione del valore attraverso l'efficienza gestionale e la differenziazione dell'offerta, attraverso un orientamento customer – based e il conseguimento di una maggiore soddisfazione del cliente”. La nuova struttura commerciale, in fase di definitiva ottimizzazione, è nata in presenza di vuoti d'offerta territoriale e rappresenta un'innovazione di tipo sociale (estensione negli orari di apertura) e di tipo incrementale (estensione della dimensione media dei punti di vendita), che fanno riferimento alla più generica innovazione nei modelli di consumo e acquisto. Di sicuro non rappresenta una innovazione così radicale, come avvenne con la nascita dei primi ipermercati in Francia negli anni '60, né a questa può essere paragonata l'apertura domenicale e festiva tanto dibattuta in questi giorni. Credo sia una certezza condivisa anche dalle associazioni di categoria molfettesi che i cittadini della nostra città e di quelle limitrofe sono già da molto tempo avvezzi alla frequentazione di moderne strutture commerciali collocate nel raggio di circa 40 km con orari di apertura deregolamentati. Le competenze commerciali degli imprenditori (non più in erba) devono tendere a identificare i gap di valore e quelli competitivi, gestire i driver dell'immagine coerenti con il sistema di preferenze della domanda al fine di colmare i gap di valore e i vuoti di offerta e creare una propria Store Image, che non può essere più e solo rappresentata dall'impresa familiare di tradizione “corso Umberto”. L'estensione degli ambiti competitivi con la concorrenza trasversale (“metamercato dell'intermediazione”) che, all'interno dell'outlet vede già appaiate imprese commerciali, di ristorazione, entertainment, gestione del tempo libero e del turismo, e forse per il futuro di servizi finanziari e assicurativi, rappresenta un unicum che soddisfa in modo completo la moderna domanda, innovando le relazioni con il consumatore attraverso l'one-stop shopping, la sua dimensione emozionale e la customer orientation (attraverso programmi di customer loyalty, allo stato attuale e per quanto mi consta, in modo assolutamente embrionale). Non esprimo una valutazione nel merito ma questo è quello che accade, in modo estremamente sintetico, nei modelli di evoluzione dell'impresa commerciale. Cosa resta da fare alle imprese di corso Umberto oltre che protestare per non cadere dinanzi alla c.d. whell of retail (innovazione delle forme commerciali trainata dalla ricerca di più bassi livelli di prezzo e/o costi di gestione visto che il consumatore punta sempre più a rinunciare a dosi di servizio per un prezzo più basso)? Innovare il proprio posizionamento e la propria immagine sul mercato stabilizzando le relazioni con la clientela e migliorando la posizione nei confronti dei concorrenti che non possono essere gli omologhi collocati all'interno dell'outlet, proprio per quanto descritto in precedenza, poiché la domanda di servizi aggiuntivi del consumatore è sempre più autonoma dalla domanda di beni. Cos'altro aggiungere? Che ricordo anch'io di aver sentito parlare anni fa del progetto ADONAT sul commercio di prossimità… bella iniziativa ma ad esclusivo carico economico di fondi comunitari e della collettività, ma sarò felice di essere smentito per essere stato informato male. E gli imprenditori cos'hanno investito? le loro vetrine applicando le vetrofanie. Buon lavoro.

Garbata come risposta, falsa la descrizione delle proprie posizioni. Sembra che il problema delle aperture domenicali scompaia come d'incanto se il comune si impegna nella costruzione dei famosi e sempre discussi parcheggi per i quali gran parte dei fondi giaccioni nei cassetti del comune, nonchè il famoso arredo urbano. Ma allora dal Fashion cosa vogliono. Niente a leggere tra le riga, o vogliono calmare la cittadinanza incazzata contro di loro??? A Te sindaco, in campagna elettorale avevi attaccato Tommaso Minervini per aver avuto i fondi per la costruzione dei parcheggi ma di non essere stato capace di spenderli. E tu sei stato capace?, hai adottato qualche provvedimento di giunta per avviare questi lavori?, ci sono i progetti pronti?, sono partite le gare di appalto? si sa dove saranno fatti? Con questo passo ti restano 4 anni ancora (Prodi permettendo) e sicuramente alla fine anche tu non sarai stato capace di realizzare nulla. In quanto all'arredo urbano non ci vogliono progetti, basta comprare panchine, fioriere, cestini e cazzate varie. Ma anche in questo non sei stato capace, l'estate si avvicina e il lungomare ancora è sede di cassonetti che con il loro percolato allagano i marciapiedi di liquido puzzolente, ci sono ancora le carcasse di quello che resta delle vecchie panchine e intanto tu dormi e vegeti e di tutto quasto non tene frega una mazza di niente. Ogni tanto mettiti in macchina e fatti un giro per la città e renditi conto di ciò che ci vuole per avvicinare questa città agli standard delle altre, che dai tuoi colleghi sono gestite meglio. Come in ogni lavoro bisogna essere capaci altrimenti si rischia di fare brutte figure, sarai bravo a far quadrare i conti, ma per il resto fai pena.


Ma come si possono fare affermazioni che sono l'esatto contrario delle reali intenzioni delle associazioni di categoria. Credo si stia montando una polemica contro i commercianti assolutamente strumentale ed ingiustificata. Noi non siamo stati mai contro l'apertura della Città della Moda, su questa posizione, assunta dalle associazioni, ci sono documenti protoccolati risalenti sin dal 2000 presso il Comune. Piuttosto siamo sempre stati contro le Amministrazioni che continuano ad essere sorde alle richieste avanzate ormai da 7 anni: arredo urbano e parcheggi, che non chiediamo certo per i singoli ma per la Città. Siamo più che preparati ad accettare le sfide che il mercato ci impone, infatti non si è registrata nessuna chiusura di negozio tradizionale dall'insediamento del Fashion District, proprio perchè il metodo di vendita adottato all'interno dei Factory Outlet è totalmente diverso dalla vendita al dettaglio tradizionale. Pertanto mi limito a dire che la responsabilità di ciò che sta avvenendo è senz'altro da attribuire alla cattiva gestione dell'amministrazione nel trattare un problema che noi abbiamo sollevato in una miriade di incontri e di articoli facilmente riscontrabili. Abbiamo affermato, in più occasioni, che i consumatori rappresentano per noi la vera e unica risorsa se non la nostra stessa sopravvivenza commerciale. Ma abbiamo anche detto che i negozi sono una risorsa sociale e una barriera contro il degrado urbano. Insomma, per dirla tutta,la sitazione è difficile, e non amiamo piangerci addosso, la questione può essere affrontata e risolta con i metodi democratici del dialogo, perchè da parte nostra c'e' comprensione e attenzione per i nostri colleghi del F.D. Spero si arrivi subito ad una soluzione che purtroppo non può essere gestita in maniera unilaterale.Grazie mauro panunzio commerciante


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