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Anche Sinistra italiana si divide a Molfetta: tre membri del coordinamento lasciano il partito
17 marzo 2017

MOLFETTA – Sinistra sempre più divisa a Molfetta. Sembra quasi un suicidio politico senza precedenti, anche se motivato da legittimi dissensi, ma che alla fine rischiano di consegnare la città al ciambotto di centro-destra-sinistra che potrebbe vincere al primo turno le elezioni amministrative, non avendo avversari e soprattutto grazie ad un prevedibile assenteismo record che favorirebbe le truppe tammacchian-minerviniane.

Ora tocca a Sinistra Italiana, giovane formazione politica, nata dalle ceneri della vendoliana Sel e di altri orfani, dividersi: tre membri del coordinamento Corrado Minervini, Brigida Mulinelli e Cosmo de Pinto, scelgono la strada dell’abbandono.
 

«Siamo impegnati da mesi nella costruzione della casa della Sinistra del cambiamento – dicono i tre “dissidenti” -. Una Sinistra plurale, laica, inclusiva, radicata, poietica. Abbiamo profuso tutte le nostre energie dentro Sinistra Italiana con questo intendimento. Oggi, tuttavia, per proseguire questo cammino, siamo costretti ad una dolorosa separazione da SI. Una separazione che coinvolge anche molti militanti che si sono avvicinati al partito, lo hanno frequentato e vissuto quotidianamente, senza un’appartenenza preordinata.

In un tempo segnato da mali profondi e da proposte politiche con il respiro corto, esigiamo da noi stessi il coraggio dell’onestà intellettuale, delle scelte scomode e dello sguardo rivolto al futuro. Per farlo, non solo a Molfetta, occorre superare il complesso del recente passato e trasformare in gameti tutte le occasioni di scontro con le criticità della nostra comunità.

Non è più tempo di pensieri unici e leader salvatori. Né di richiami populistici con le note dell’antipolitica. Questo è un tempo in cui occorre segnare la sinistra con due fondamentali caratteri distintivi: la vocazione plurale (la cosiddetta biodiversità è una condizione congenita nei sistemi democratici. Essa va ricondotta non già a sterili dinamiche politiciste, ma ad una visione politica e programmatica progressista condivisa, per quanto composita) e “l’etica della responsabilità” che ci ha insegnato Max Weber.

Il nostro percorso per la costruzione della casa della Sinistra plurale continua, quindi, ma fuori da Sinistra Italiana. Risulta difficile credere, infatti, che un unico contenitore possa rappresentare le istanze molteplici della nostra comunità. Al tempo stesso riteniamo riduttivo considerare la politica solo in chiave elettoralistica e muoversi solo sul campo della comunicazione politica, delle candidature e degli accordi elettorali.

Ci aspetta un lavoro lungo - che non si esaurirà certamente con le prossime amministrative - di riconnessione della Politica ai bisogni della città. La Sinistra, a Molfetta come in Europa, rischia di rappresentare sempre più in via esclusiva gli interessi di ceti affrancati dal bisogno. Abbandonando i luoghi della fragilità e della disperazione al voto di protesta, quando non all’antipolitica. Alla mercificazione del voto clientelare, quando non al controllo della criminalità.

È per questo che riteniamo improcrastinabile un impegno concreto ad uscire dalla comfort zone delle certezze autoreferenziali, per rimboccarci le maniche e incontrare il tessuto sociale sofferente della comunità che ci candidiamo a rappresentare. Albert Camus ci ammoniva che “In verità, è un paradosso tipico dello spirito umano cogliere gli elementi senza poterne abbracciare la sintesi”. Oggi è il tempo della sintesi e noi saremo impegnati a generarla con vigore e passione civile.

È per questi motivi che, pur nel rammarico di lasciare un percorso tanto significativo per noi (in cui abbiamo creduto fino all’ultimo) e i tanti compagni impegnati ogni giorno nella costruzione di una società più giusta, dobbiamo prendere atto che il futuro migliore verrà generato con metodi e visioni diversi. Anche con Sinistra Italiana, auspichiamo, ma non dentro Sinistra Italiana».

Perché Molfetta non sia vittima ancora una volta di un ceto politico vorace e trasformista, occorre rilanciare la sfida del 2013, ricostruendo un’alleanza plurale con la città e con chi ne rappresenta gli interessi più avanzati. Dentro un perimetro nitido in tema di alleanze, ma con un rinnovato spirito ulivista ed una leadership autenticamente condivisa. Con un programma coraggioso e prospettico, ma con grande senso di responsabilità. Incontrando anche le tante energie parcellizzate che attraversano la città e che potrebbero essere la linfa di una nuova stagione di governo e cambiamento.

Guardando al futuro, non solo al recente passato».

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