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Alla libreria “Il Ghigno” di Molfetta per il Festival di Storie italiane Vito Bianchi intervistato da Sabino Lafasciano
02 settembre 2016

MOLFETTA - Prosegue la quarta edizione del Festival ‘Storie Italiane’ di letteratura che si snoda per tutta l’estate ideato e organizzato dalla libreria ‘Il Ghigno’ a Km 0 .

Si è tenuto il quinto incontro con lo scrittore, archeologo e professore universitario Vito Bianchi che ha presentato il suo nuovo libro ‘Otranto 1480’, Il sultano, la strage, la conquista – Laterza Editore, vincitore del ‘Premio Letterario Speciale Lupicaia – Il Racconto della Storia’. E’ un racconto puntuale e avvincente della spedizione di un sultano alla conquista dell’Italia: spie, veleni, trame oscure si intrecciano per condurre a una guerra terribile, che rovescerà tutta la sua violenza su una popolazione ignara degli intrighi, ingannata da coloro cui era fedele e, per questo, massacrata su tutto, l’indifferenza del potere nei confronti degli umili, degli ultimi, degli inermi, costretti a pagare il prezzo delle altrui ambizioni.

A dialogare con l’autore e a interagire il Prof. Sabino Lafasciano, Responsabile Ufficio Scolastico Nizza, Marsiglia e Corsica presso Consolato Generale d’Italia a Nizza.

<Ci racconta la storia di un martirio farlocco> comincia il Prof Lafasciano.  <Il grande merito del libro del professore è, prima di tutto, quello di raccontarci da dove nasce il martirio di Otranto, cioè da quale operazione militare, da quale guerra, da quale contesto, con quali protagonisti, con la descrizione minuta, precisa ma mai pedissequa di quello che hanno fatto quei protagonisti e di quello che, in molti casi, non hanno fatto. Per cui noi scopriamo che in realtà si è costruito in questo, come in altri casi, il caso dei martiri di Otranto perché faceva molto comodo a una certa propaganda guerresca>.

Sconvolgendo un po’ l’ordine classico per cui si comincia dall’inizio e si va alla fine, il prof Lafasciano parte dalle conclusioni, da una citazione che l’autore pone verso la fine, sulla guerra di religione. < Io credo che innanzitutto, proprio in un momento in cui si vaneggia di guerra di religione, credo che il nostro primo e principale compito sia quello, anche un po’ marxianamente (permettetemelo), di ritornare a sostenere che la guerra non è mai religiosa, che l’ideologia è sovrastruttura e, per dirla come Marx, è falsa coscienza. Che l’ideologia è fatta per gli stupidi che ci devono credere. E che per tutto il resto, invece, le guerre, da sempre e per sempre, si son combattute, si combattono e si combatteranno per ragioni di egemonia economica, politica, statuale e ormai internazionale>. Passa alla situazione attuale.

<Quindi quello che sta accadendo ora non è la radicalizzazione dell’Islam. Quello che sta avvenendo ora è l’islamizzazione di qualsiasi radicalità. Vogliamo essere più chiari? Lo vogliamo spiegare meglio? Vuol dire cioè che il primo pazzo psicopatico con problemi di cure psichiatriche trova, nei social network, la possibilità di scambiare un pezzo della propria vita, magari l’ultimo, per diventare finalmente famoso>.

Successivamente il prof. Lafasciano descrive un po’ il contesto storico del libro prima di lasciare la parola all’autore.

< E’ un saggio che viene raccontato con uno stile narrativo > dice l’autore < e che approfondisce soprattutto le psicologie dei personaggi che si trovano ad essere attori di questa vicenda che poi condurrà alla strage di Otranto, a questi 800 e più otrantini che vengono decapitati per non essersi arresi e non perché non avessero voluto rinunciare al loro credo cristiano >

< I martiri di Otranto sono stati dichiarati Santi nel maggio del 2013 da papa Francesco non perché avessero rifiutato di abbracciare l’Islam, ma perché nel 1980 una suora, gravemente malata, era andata a pregare presso le ossa che tutti possono oggi contemplare nella navata destra della basilica di Otranto, ed era guarita da questa gravissima malattia. Quindi il riconoscimento di questo miracolo ha fatto in modo che i martiri di Otranto fossero dichiarati Santi> spiega l’autore.

Ma come si arriva a questo martirio? Chiaramente il libro dedica alla strage di Otranto soltanto un capitolo, tutto il resto è ciò che c’è dietro. Quello che si cerca di portare avanti sono le cause, gli intrecci, quello che molto spesso è nascosto aldilà del vero atto violento finale della strage, così come è nascosto oggi aldilà degli atti violenti con cui si bombarda un ospedale di Medici Senza Frontiere, oppure con cui si decapitano le persone nel Medio Oriente o nel Nord dell’Africa.

< Confrontandoci con la situazione odierna, > dice l’autore < dobbiamo stare ben attenti a quello che succede, a parlare semplicemente di Isis e di stragi, da chi sono pungolate, dal come è nato questo Stato Islamico della Siria e dell’Iraq. Quindi dobbiamo capire da dove viene, che cosa ha innescato tutta questa violenza>.

Capire le dinamiche che vengono contemplate nel libro, ci serve anche come spunto di riflessione per cercare di approfondire le dinamiche contemporanee che viviamo oggi.

Esattamente 536 anni fa, in questi giorni, Otranto veniva presa d’assalto. Sarà conquistata l’11 di agosto.

Ci sono tanti personaggi, tante psicologie, tanti momenti che si intrecciano per portare poi a questa clamorosa strage. Una strage che però ha riguardato soltanto alcune persone e non tutta la popolazione di Otranto perché c’era qualcuno, i più facoltosi, che pagando 300 ducati potè salvarsi la vita; questi pagarono il riscatto per avere salva la vita e poterono allontanarsi sani e salvi dalla città di Otranto. Le belle ragazze, le belle donne non vennero uccise, non vennero massacrate con la strage, ma vennero avviate negli arem del sultano o dei maggior enti a lui vicino. I giovani più aitanti, più forti, non vennero massacrati, non vennero uccisi, ma vennero avviati dapprima come schiavi nell’impero ottomano con la possibilità di riscattare la propria esistenza, di fare carriera, di diventare soldati dell’esercito grazie alla grande mobilità sociale che c’era in questo Stato, che era uno degli Stati più moderni, multietnico, multiraziale, multireligioso, all’avanguardia. Chi fu ucciso ad Otranto furono davvero gli ultimi, i ‘poveri cristi’, coloro che non potevano pagarsi il riscatto, coloro che non erano particolarmente forti per entrare nell’esercito, coloro che non erano particolarmente belle per entrare nell’arem. Quindi molto spesso si trattò di anziani, di persone che non avevano un’utilità. Oltretutto questa strage fu fatta come deterrente psicologico, cioè doveva essere di esempio per le città vicine a Otranto in maniera tale che, nel momento in cui i Turchi avessero attaccato, queste altre città si fossero arrese subito perché impaurite da quel che spettava ai loro abitanti. Chi sono quelli che oggi noi troviamo nella navata destra della bellissima cattedrale di Otranto dietro teche in vetro? Sono gli ultimi, gli umili, coloro che davvero non potevano avere altra sorte, che si sono visti tagliare la testa senza sapere nemmeno il perché. Non è casuale probabilmente la forma di questa cappella della navata della cattedrale di Otranto dove sono stipate le ossa e i teschi di questi martiri, perché ha la forma ottagonale, come ottagonale era anche la forma del santo sepolcro di Gesù Cristo a Gerusalemme. Nel libro è quindi evidente il parallelo tra il Cristo di Gerusalemme e i ‘poveri cristi’ di Otranto. I martiri di Otranto non sono martiri della fede, ma martiri dell’indifferenza. Un libro che racconta tutte le peripezie, tutti i movimenti dei personaggi in ballo. Questa vicenda di Otranto ha intorno un grande scenario di politica internazionale, di politica italiana che poi appunto si agglumerà nella vicenda di questa città di cui, tra qualche giorno, si celebrerà nel 13 di agosto, ancora una volta, come fanno ogni anno ad Otranto da tanto tempo, il giorno della strage. Il 13 di agosto, di fronte alla cittadinanza, un oratore viene invitato ogni anno a ricordare, a commemorare, a fare delle riflessioni su questo episodio. Quest’anno l’oratore sarà proprio Vito Bianchi.

< Nietzsche scriveva sull’utilità e sul danno della storia per la vita degli uomini > dice Lafasciano < Il danno lo mettiamo un attimo tra parentesi qui, invece poi la storia tutto sommato rimane, ma anche Nietzsche lo pensava>. < Noi siamo abituati a riecheggiare un po’ i vizi masticati male da esperti che non sempre sono troppo esperti. Io mi rendo anche conto concretamente della difficoltà di informarsi, proprio nella società dell’informazione, laddove uno le informazioni le trova dove vuole, ma non si può esimere dal dovere di verificare queste informazioni>.

< Io credo che uno dei nostri problemi sia la mancanza di parole e di concetti per definire le cose. Per cui noi restiamo sbigottiti di fronte alla quotidianità, anche perché questa quotidianità è sempre più fatta di ammazzamenti, di violenze… Perché frattanto si sta preparando già il prossimo eccidio. E se noi vogliamo rimanere consapevoli, oddio non cambierà molto, ma forse la consapevolezza può aiutarci a capire meglio e quindi a cambiare politica> sostiene Lafasciano concludendo.

Dal pubblico ci sono interventi e tutti hanno acquistato il libro perché, come ha affermato Lafasciano “Ognuno di noi dovrebbe un po’ vergognarsi se non sapesse la storia della strage di Otranto, perché fa parte della Storia e noi potremmo finire come quei martiri”.

© Riproduzione riservata

Autore: Sabrina Spadavecchia
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