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Albero salvato in extremis
15 dicembre 2011

L’albero che vedete, piantato chissà da chi tanti anni fa, si trova in una traversa di viale Giovanni XXIII (quello su cui l’anno scorso furono distrutti decine di rigogliosi pini sostituiti da piccoli lecci). La strada è ancora chiusa e risponde al nome, pare, di Enrico Fermi. Da tempo, e più esattamente da quando hanno cominciato a costruire nei pressi un grande palazzo, tenevo d’occhio quell’albero, temendo che un giorno o l’altro l’avrebbero abbattuto, con la solita scusante che “dava fastidio”, poiché a Molfetta tutto ciò che è verde, piante, animali, non ha nessun valore, tanto più se interferiscono con le attività edilizie o commerciali. E così tutti i giorni passando, non mancavo di controllare che fosse ancora in vita, anche perché ho scoperto che non era un albero privato ma ricadeva su strada pubblica, appunto via Fermi. La fortuna mi ha accompagnato perché la mattina del 8 novembre scorso ho visto strane manovre, ruspe, seghe e attrezzi vari intorno al povero albero (foto 1). Mi sono fermato e ho chiesto al capo cantiere cosa volessero fare: mi è stato confermato che stavano per abbatterlo perchè ricadeva sul costruendo marciapiede. A nulla sono servite le dimostrazioni che c’era tutto lo spazio per salvare sia l’albero sia il marciapiede e che più dell’albero dava fastidio un rudere di capannone pericolante e abbandonato che impediva e impedisce tuttora il completamento della strada, ma questo stranamente non preoccupava l’impresa e non pensava di abbatterlo (ho scoperto dopo che era “di un costruttore”). Ho dovuto allora minacciare di chiamare i vigili urbani ed ho subito telefonato all’Uffi cio Tecnico comunale chiedendo un controllo urgente della liceità di quello che stava succedendo. Ebbene devo dare atto che dopo poco tempo sono intervenuti due tecnici comunali ed il dirigente capo del settore lavori pubblici, che hanno in pochi minuti bloccato l’operazione, controllato le distanze e imposto al capo cantiere di costruire il marciapiede lasciando l’albero al suo posto. Mi sono chiesto però anche come mai nessun abitante dei palazzi contigui abbia protestato per quello che stavano per fare, mentre solo qualcuno è venuto a dirmi sommessamente che avevo fatto bene e che sarebbe stato un peccato distruggere quella pianta! Hai, quanto poco coraggio e senso civico nella nostra povera Molfetta, mentre in altre città addirittura gli alberi e il verde pubblico vengono adottati e curati dai cittadini residenti! P.S: mentre andavo via soddisfatto per quello che era successo, passando per una piazzetta vicina a via Giovine mi sono accorto che il bel pino unico e solo, che da molti anni era sull’angolo di questa piazzetta, da sempre privatizzata da un fruttivendolo che lo utilizzava come appoggio per la sua mercanzia, era scomparso ed era rimasta solo la buca, regolarmente piena di immondizie ed erbacce (foto 2). Ho chiesto spiegazioni nei dintorni ma nessuno sapeva dirmi niente sul perché dell’eliminazione dell’albero e su chi l’avesse tagliato; solo un anziano mi ha detto testualmente ridendo: “tneev le puerce”!!! E’ veramente diffi cile e sconsolante tentare di difendere quel poco di bello e di utile ancora esistente in questa nostra città, dal mare di indiff erenza, ignoranza, prepotenza ed abusivismo imperanti. Tanto meno è inutile chiedere al Comune di reimpiantare un nuovo albero laddove c’era il precedente, viste anche le numerose buche vuote di alberi sradicati per varie ragioni in tutta la città e lasciate desolatamente vuote.

Autore: Mauro Binetti
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