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A scuola col …pannetto “Il grillo parlante” discute della riforma Moratti
15 marzo 2002

Il mondo della scuola è in fibrillazione. Contro la Legge delega per la Riforma della scuola, a firma del ministro Moratti (nella foto), nella provincia di Bari si registra un pullulare di iniziative promosse da diversi soggetti quali il “Forum per la scuola pubblica”, coordinamenti cittadini di docenti e alunni, il Cidi di Bari e naturalmente le organizzazioni sindacali. A Molfetta, l'associazione dei genitori “Il Grillo Parlante”, operante da circa due anni e facente capo alla scuola materna ed elementare 5° circolo “R.Scardigno”, ha promosso un dibattito pubblico, che si è tenuto il 5 marzo scorso nella sala Turtur, sul tema dell'anticipo dell'ingresso nella scuola materna e nella scuola elementare rispettivamente a due anni e mezzo e a cinque anni e mezzo, così come previsto dalla Legge Delega, art. 21 lettera f) della Riforma Moratti. Sono intervenuti il prof. Rino Gigante, già direttore didattico del 5° circolo di Molfetta, il dott.Valerio Palombella, psicoterapeuta e, nel ruolo di moderatore, il presidente dell'associazione dott.Cosmo Sallustio. I diversi interventi hanno innanzitutto posto l'attenzione su un punto: l'anticipo dell'ingresso alla scuola materna ed elementare non ha alcun fondamento psicopedagogico; appare bensì come il frutto di un mero calcolo per poter anticipare l'uscita dalla scuola a 18 anni, come avviene nella maggior parte dei paesi europei, non avendo potuto, per l'opposizione di pezzi della maggioranza, “accorciare” di un anno la scuola superiore, come pure prevedeva il documento Bertagna. Discutibile appare inoltre la “facoltatività” della scelta di mandare i bambini a due anni e mezzo alla scuola materna e a cinque e mezzo alla scuola elementare. Sembra che tutto debba ricadere sui genitori, schiacciati da un lato dalla ovvia scelta dell'anticipo – possibile che mio figlio debba perdere un anno e non sia bravo o sveglio come tale o tal altro? - dall'altro dalla responsabilità di eventuali insuccessi o disagi che, un cospicuo carico di lavoro potrebbe comportare all'entrata nella scuola elementare in bambini non ancora sufficientemente autonomi o con qualche problema di relazione. L'opzionalità della scelta dell'anticipo pone, evidentemente, problemi di discriminazione e carica i genitori di eccessive responsabilità riguardo al futuro formativo dei loro figli. Di fatto l'anticipo risulta un ritorno indietro di anni, soprattutto per quanto riguarda la scuola materna, laddove si rischia di vanificare il ruolo decisamente formativo, assunto in quest'ultimo decennio dalla scuola dell'infanzia, a favore di una concezione di tipo custodialistico che caratterizzava il vecchio “asilo”. I bambini, argomenta il prof. Gigante, hanno grandi capacità di assimilazione di contenuti, di competenze di scrittura, lettura; pertanto, la proposta dell'anticipo, in sé, non è scandalosa. Ma, ci si chiede, per quanto riguarda la sfera dell'affettività, dell'autonomia del bambino e, per quanto riguarda i problemi organizzativi, la risposta dell'anticipo, così come viene introdotta nel testo della riforma Moratti, che risposta è? Una risposta, evidentemente, davvero povera. Il problema non è, quindi, opporsi pregiudizialmente all'anticipo; il problema è dire no ad una riforma che non risolve i problemi organizzativi e i bisogni affettivi che l'anticipo pone. Ce la immaginiamo una sezione di scuola materna con 28 alunni di cui 6 o 7 di due anni e mezzo, che portano ancora il pannetto o che hanno bisogno di essere imboccati per mangiare? O una classe di prima elementare costituita da alunni, alcuni dei quali sono più piccoli o più grandi di altri anche di oltre dodici mesi? Quesiti inquietanti, se a tutto ciò si aggiunge la prospettiva concreta di tagli del personale docente, previsti dal Decreto, emanato di recente, in attuazione della Legge Finanziaria 2002, art. 22 (744 cattedre in meno nella sola provincia di Bari). Emanuella de Gennaro
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