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A Comitando di Molfetta si è discusso dei danni “buona scuola” di Renzi, approvata ieri dalla Camera
21 maggio 2015

MOLFETTA – La famosa battuta di Fantozzi sulla celebre pellicola La corazzata Potëmkin, film sovietico girato nel 1925 da Sergej Michajlovic Ejzenštejn, potrebbe oggi rappresentare in maniera riassuntiva e del tutto efficace il pensiero di molti docenti sull’ennesima riforma partorita dal Governo al fine di modificare dalle fondamenta la Scuola pubblica italiana.

A pochi giorni dall’inizio dell’iter parlamentare del Disegno di Legge chiamato “La buona scuola”, approvato ieri dalla Camera dei Deputati, presso la sede di Comitando a Molfetta si è discusso in maniera approfondita sul futuro dei precari, sui cambiamenti che saranno apportati ai programmi di studio, sul “potere” che acquisirà il dirigente scolastico e le conseguenti ripercussioni che ci saranno sul corpo docente e più in generale sull’offerta formativa. Insomma si è provato a riflettere sugli effetti delle misure previste insieme a chi vive ogni giorno e da vicino la scuola e ne conosce virtù e problematiche.
Ad introdurre l’argomento, la moderatrice nonché prof.ssa Rossana de Gennaro che ha regalato ai presenti una riflessione importantissima sulla centralità dell’istituzione scolastica considerata come «bellezza educativa e fattore di crescita e sviluppo per l’Italia che verrà». Ad entrare nel vivo dello scottante tema, la prof.ssa Maria Mastropierro, docente ancora precaria nonostante i suoi dodici anni di servizio. Coinvolta in prima persona dalle barbarie di una rivisitazione incompetente ed astrusa del sistema scolastico, ha affrontato il tema della stabilizzazione dei precari. Più facile a dirsi che a farsi visto che sono state stravolte letteralmente le modalità di assunzione. Difatti, in precedenza l’unico criterio riconosciuto era il punteggio acquisito e il relativo posizionamento in graduatoria, modalità trasparente anche se stagnante. Ora invece si dovrà procedere con l’inoltro di una domanda di assunzione agli albi territoriali prescelti ed attendere che il dirigente scolastico chiami i docenti sulla base del loro curriculum che dovrà essere in linea con il programma formativo stilato (Nella foto: De Gennaro, Mongelli, Sasso, Lunanova, Mastropierro).
Dunque una sorta di “mercato della docenza” che aprirebbe un’ulteriore gap tra la formazione di serie A e quella di serie B. Ma oltre il danno, anche la beffa che si annida nello specifico tra le righe dell’art. 8 in cui è specificato che laddove negli albi territoriali di riferimento non ci sia una disponibilità di assunzione, questa di fatto non avviene. E allora come si potrà mai procedere allo svuotamento delle graduatorie? In che modo si potrà dire basta al precariato e alla famosa “supplentite” di cui parla tanto il nostro Presidente del Consiglio?
Domande che al momento non hanno nessuna risposta. Per non parlare poi dei docenti di seconda fascia che dovranno, nonostante l’abilitazione acquisita, partecipare ad un concorso per sperare nella famosa stabilizzazione.
Ma non è tutto. La prof.ssa Francesca Lunanova ha sollevato un’altra falla consistente presente nella riforma. Si tratta della centralità del dirigente scolastico che cozza aspramente con l’idea iniziale di una valorizzazione dei docenti come fiore all’occhiello della scuola italiana. Un’altra incongruenza dunque, cui si somma la possibilità concessa ai privati di penetrare nell’istituzione scolastica italiana attraverso sponsorizzazioni. Ma un privato investirebbe mai senza nulla in cambio? Ci potrebbero essere, così facendo delle influenze nell’attività didattica? Chi controllerebbe il corretto svolgersi della formazione pedagogica degli studenti? Ed anche in questo caso non poteva mancare la ciliegina sulla torta. Difatti il dirigente scolastico potrà decidere circa il piano dell’offerta formativa a prescindere dal parere del collegio docenti e del consiglio di istituto. Insomma un’altra competenza affidata in esclusiva al “Sindaco” della scuola, come lo ha definito Matteo Renzi.
D’accordo con l’inadeguatezza della riforma anche la prof.ssa Betta Mongelli ha sottolineato come un simile passo indietro rappresenti un attentato e una vera e propria minaccia che marginalizza di fatto i docenti e distoglie l’attenzione dalla sistematicità e dalle scelte semplici e lineari che dovrebbero essere invece alla base di una buona scuola. Inoltre l’assessore cittadino alla Cultura ci ha tenuto a specificare, a riprova dell’attenzione da parte dell’amministrazione al mondo della formazione scolastica, che per la prima volta nel bilancio cittadino sono stati inseriti dei fondi da destinare alle attività didattiche all’interno degli istituti scolastici.

Un’ultima ma non meno importante riflessione ha riguardato l’art. 6 del Disegno di Legge, ovvero l’idea di alternanza scuola – lavoro. Sul tema è intervenuta la prof.ssa Alba Sasso - assessore regionale con delega al Diritto allo studio e formazione - che ha sostenuto l’esagerazione delle ore da destinare allo stage soprattutto in virtù della totale assenza di una rete che leghi le imprese alle scuole. Di fatti quali e quante aziende darebbero ad un ragazzo l’opportunità di un tirocinio dovendosi per altro sobbarcare i costi di un tutor che lo segui? E siamo alle solite. I buoni propostiti ci sono ma come al solito si fanno sempre i conti senza l’oste, senza un piano strutturato e messo su con criterio. Per non parlare poi della dispersione scolastica che sembra non interessare a nessuno benché balzi spesso agli onori dell’attualità del nostro Paese. Insomma, come ha ricordato la Sasso, con questa riforma, lo Stato rischia di dimenticare i suoi figli migliori martorizzandoli con il precariato.

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Autore: Angelica Vecchio
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