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“Col nome de l’Omnipotente entrai in galea” Il viaggio in Terrasanta di Santo Brasca
15 gennaio 2001

di Ignazio Pansini Santo Brasca, alto funzionario della cancelleria sforzesca, nacque a Milano nel 1444, e vi morì nel 1522, dopo aver servito fedelmente e per tutta la vita quella Signoria. Dalla fine di aprile al principio di Novembre del 1480, ottenne dallo Sforza il permesso di compiere un viaggio in Terrasanta. A Gerusalemme fu creato Cavaliere Aurato del Santo Sepolcro, e ricevette a Cipro l’ordine della Spada. Altri due pellegrini, che fecero con lui lo stesso viaggio, ci hanno lasciato il loro resoconto: Felix Fabri, domenicano tedesco (“Evagatorium in Terrae Sanctae Peregrinationem”), e un anonimo francese (“Le Voyage de la Saincte Cytè de Hierusalem”). Un confronto fra le tre opere sincrone, può servire a conoscere il diverso temperamento dei compilatori: ma ancora più utile è individuare le loro fonti, vale a dire gli autori precedenti sulle cui relazioni essi si basarono, e dalle quali trassero molto più che spunti e notizie. E’ nota infatti la scarsa originalità di questa letteratura, basata in larga parte su reciproci plagi e contaminazioni. Il viaggio di Brasca, ad esempio, deve molto all’ “Itinerario” di Gabriele Capodilista, nobile padovano, che andò a Gerusalemme nel 1458, insieme all’inglese William Wey, ed al condottiero Roberto da Sanseverino, autori entrambi di altrettanti resoconti. Ogni viaggiatore, insomma, aveva una serie di precedenti testimonianze che gli servivano da guida, pratica al momento, e storico-letteraria nella successiva stesura. Senza parlare dei “processionali” e delle liste di indulgenze che contenevano preghiere e inni da recitare e cantare in particolari e determinati luoghi e tempi dell’itinerario, e che ci si poteva procurare a Venezia con relativa facilità. Santo parte dalla Serenissima, come la maggior parte dei pellegrini provenienti dall’Italia Orientale e dall’Europa centrale. La Repubblica, in un primo tempo, aveva organizzato in proprio una sorta di servizio regolare, con partenza di due o più galere nella primavera inoltrata; successivamente, l’avrebbe concesso in appalto ad armatori privati, limitandosi a controllare i prezzi e la sicurezza dei pellegrini. Agostino Contarini è armatore e capitano della “Contarina”, la galera da mercato, opportunamente modificata, che porta in Terrasanta il nostro, insieme a una novantina di compagni. Questo tipo di battello era più costoso ma anche più sicuro della nave tonda a propulsione esclusivamente eolica: poteva infatti navigare ugualmente in assenza di vento, e manovrava meglio fra isole e coste dalmate, attraverso le quali, di norma, si faceva rotta sia all’andata che al ritorno. Molto più facili quindi gli scali e gli approvvigionamenti di acqua e cibi freschi. I pellegrini ricchi e di riguardo viaggiavano a poppa negli alloggi del capitano; tutti gli altri stipati sotto i ponti con il minimo bagaglio consentito, ed in condizioni igieniche altamente precarie. Le varie fasi della giornata erano scandite a suon di trombetta: molti i canti e le preghiere. Al tramonto il “Salve Regina”, e tutti a dormire, mare permettendo. I pericoli della navigazione, le insidie dei turchi e di corsari d’ogni risma e credo, il terrore della peste, il compiersi di un grande atto di fede, si coagulavano in una miscela di straordinaria tensione emotiva che è sempre riscontrabile in questi testi, a prescindere dal loro disuguale valore e dai temperamenti, culture ed esperienze di vita dei vari protagonisti. Un pubblico contratto notarile, stipulato alla partenza fra il pellegrino e l’armatore, regolava diritti e doveri dei due contraenti, compreso il prezzo del viaggio, il cibo fornito, il permesso di portare e scambiare merci, le modalità di sepoltura in caso di morte: eventualità, quest’ultima, considerata del tutto normale. Imbarchiamoci dunque con Santo sulla “Contarina”, insieme ai suoi novanta compagni: altri cento uomini tra vogatori, marinai, ufficiali e soldati, compongono l’equipaggio della galera 5 GIUGNO Tramonto. Imbarco a Venezia. “Col nome de l’Omnipotente Signore nostro miser Iesu Christo intrai in galea”. 8 GIUGNO Sbarco a Parenzo. Visita alla chiesa di San Nicola costruita su uno scoglio e sede di grande devozione marinara. 10 GIUGNO Partenza da Parenzo. 11 GIUGNO Muore di peste un marinaio. Il cadavere viene subito gettato in mare. Grande timore di contagio. 14 GIUGNO A largo di Zara si viene a sapere che la città è in preda ad una epidemia di peste. Si prosegue senza scalo. 18 GIUGNO Mattino. Alla fonda al largo della città di Lesina, situata su un altura dell’omonima isola. 18 GIUGNO Sera. Sbarco nell’isola di Curzola. Un marinaio si lascia sfuggire una cima: l’antenna precipita sul ponte ed uccide un balestriere. 18 GIUGNO Mezzogiorno. Partenza da Curzola. 20 GIUGNO Sbarco a Ragusa. Visita alle chiese più importanti ed alle reliquie in esse venerate. 21 GIUGNO Partenza da Ragusa. 22 GIUGNO Sera. Due vele turche, uscite da Valona, si avvicinano alla galera. Grande timore dei pellegrini, nonostante lo stato di non belligeranza con Venezia. Pare infatti che i Musulmani controllino comunque tutti i legni di passaggio. I Turchi si allontanano. 23 GIUGNO Un forte vento contrario spinge la nave verso le coste pugliesi. I pellegrini scorgono San Cataldo, porto di Lecce, terra degli Aragona. 25 GIUGNO A largo di Corfù la galera di guardia della base veneziana fa vela verso i pellegrini e li scorta nel porto, dove sono ancorate ventidue galere e cinque galeazze. L’ammiraglio Soranzo riferisce ai pellegrini che i turchi incrociano con numerose squadre sulla rotta di Creta, non rispettano la pace e fermano tutte le navi. Ventidue pellegrini decidono di tornare indietro. Santo, “confidando in la misericordia de Dio”, prosegue. 1 LUGLIO Partenza da Corfù. 4 LUGLIO Sbarco a Modone, base strategica veneziana alla punta meridionale del Peloponneso. 9 LUGLIO Sbarco a Candia, nell’isola di Creta. I pellegrini apprendono notizie dell’assedio turco di Rodi, sede dei Cavalieri di San Giovanni. La piazzaforte resiste con gravissime perdite degli assedianti. 13 LUGLIO Partenza da Candia. 16 LUGLIO La galera di guardia di Cipro viene incontro ai pellegrini e il capitano veneto chiede notizie del Ponente. Al tramonto sbarco a Limassol. La città è malridotta e semiabbandonata per i continui assalti turchi. 19 LUGLIO Partenza da Cipro. 20 LUGLIO Tramonto. In vista di Giaffa, in Terrasanta, tutti i pellegrini e l’equipaggio si inginocchiano e cantano il “Te Deum laudamus”. Giunti in porto restano a bordo: il capitano manda lo scrivano a Rama, per procurarsi dai Turchi i numerosi e costosi salvacondotti, senza i quali Santo e compagni non potranno compiere la seconda parte del loro pellegrinaggio non meno ardua e rischiosa della prima.
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