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Il sindaco di Molfetta azzera la giunta: cade la prima testa, l’assessore Mastropasqua. Cambiano gli equilibri per spostare l’asse più a sinistra
L'assessore all'Urbanistica, Pietro Mastropasqua
13 gennaio 2021

MOLFETTA – Come “Quindici” aveva anticipato, il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini ha azzerato la sua giunta “ciambotto” di destracentro e si prepara a varare una giunta di centrosinistra. La prima testa a cadere è stata quella dell’assessore all’urbanistica Pietro Mastropasqua che ha pagato anche il prezzo della sua assenza agli incontri di verifica e la sua autonomia dalla vita amministrativa della coalizione, confermando così il dissenso con lo stesso Minervini.
http://www.quindici-molfetta.it/verifica-e-crisi-politica-a-molfetta-settimana-decisiva-per-l-azzeramento-della-giunta-minervini-e-il-rimpasto_49525.aspx

Questa decisione di silurarlo sicuramente si ripercuoterà sull’assetto della maggioranza, perché il gruppo che fa capo a Mastropasqua, “Obiettivo Molfetta” passerà all’opposizione. Insomma, sembra che la crisi di governo e quella amministrativa viaggino di pari passo.

A determinare la rottura sarebbero state le richieste di questa lista civica alla quale appartengono anche i consiglieri comunali Luigi Tridente, Sergio de Candia, Leo Binetti, Alina Losito e l’uomo ombra Maurizio Solimini. Nessuno si sbilancia su questo argomento, ma non è escluso che Mastropasqua abbia fatto richiesta anche dell’assessorato ai lavori pubblici, vacante dalle dimissioni di Mariano Caputo, indagato dalla Procura di Trani, per la cosiddetta “Appaltopoli” per presunte irregolarità negli appalti delle opere pubbliche.

Forse Mastropasqua non ha condiviso alcune scelte fatte da Caputo e avrebbe preferito che i lavori pubblici andassero anche a uno della sua lista civica, per avere maggiore coordinamento, accentuando così tutta la materia.

Il sindaco era di diverso avviso: di qui la rottura. Dalla giunta dovrebbero uscire anche l’assessore alla cultura Sara Allegretta, sostituita da un uomo più vicino a Tammacco (è il prezzo per l’elezione a consigliere regionale e la volontà di contare di più nel futuro governo della città).

Fuori anche l’assessore alla sanità Ottavio Balducci e quello ai servizi sociali Angela Panunzio: entrambi hanno lavorato bene, ma le logiche politiche non possono tenere conto di questo fatto, soprattutto alla luce del maggiore peso che il sindaco dovrà attribuire al Pd, spostando l’asse a sinistra, per recuperare il rapporto con Emiliano e i finanziamenti regionali. Una volontà comune anche a Saverio Tammacco che come consigliere di opposizione non conta nulla e ha tutto l'interesse a cambiare ancora una volta casacca (tanto è abituato) come ha confermato con il suo voto di astensione al bilancio regionale.

Ma c’è da accontentare anche il gruppo di Pino Amato (anch’egli voltagabbana storico), ex consigliere di centrodestra ed ex sostenitore di Antonio Azzollini. Anche se non entrerà in giunta mister preferenze dovrebbe ottenere quantomeno un posto di sottogoverno per sé o qualcuno dei suoi (Pino Amato, Enzo Spadavecchia e Peppino de Nicolò). Spadavecchia rappresentato in giunta da Angela Panunzio, preferirebbe sedere in prima persona sulla poltrona di assessore. Ma c’è chi pensa che l’assenza di Amato sarà compensata da ben due assessori, soprattutto in caso di uscita di Mastropasqua.

Gli appetiti sono tanti, ma solo il sindaco può quadrare il cerchio essendo lui il titolare di tutte le deleghe, che potrà distribuire a suo piacimento cercando di stabilire gli equilibri della maggioranza per arrivare tranquillo alla fine del mandato. Il rifiuto di dimissioni dopo lo scandalo “Appaltopoli” che lo vede indagato, permette a Minervini di restare in sella, in attesa che la magistratura lo interroghi sulla vicenda alla quale si è detto estraneo.

Per tacitare l’opposizione interna gli esponenti del Pd, l’assessore Gabriella Azzollini (che ha come referente di Piero de Nicolo), il presidente del consiglio comunale Nicola Piergiovanni e il consigliere metropolitano Gianni Facchini, hanno chiesto al sindaco di riformulare l’intero programma amministrativo e accettare le proposte del partito. Il sindaco ha accolto il toto le richieste e questo non è piaciuto a Mastropasqua & C.

Di qui la crisi, che si risolverò con un rimpasto nel quale potrebbe essere coinvolto anche l’assessore Antonio Ancona che resterà in giunta, ma con una delega diversa per il non brillante risultato ottenuto sul fronte della polizia locale, malgrado il cambio di comandante.

Insomma, tutte le ipotesi sono possibili e il sindaco Minervini, rafforzato dalla presenza del Pd e anche dall’imbarazzante presenza di Amato (il rospo che deve ingoiare), ha pensato di scaricare la componente più di destra per colorare più di rosso la sua giunta e togliersi dall’imbarazzo che provocava a lui, ex socialista, la presenza di uomini di destra già legati all’ex sindaco e senatore Antonio Azzollini.

Ora si attendono le sue comunicazioni e le nuove deleghe, che faranno capire quale sarà il futuro della coalizione fino alle elezioni amministrative del 2022.

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