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Verifica e crisi politica a Molfetta, settimana decisiva per l’azzeramento della giunta Minervini e il rimpasto Fuori Mastropasqua e il suo gruppo? Saranno sostituiti gli assessori Allegretta alla cultura e Balducci alla sanità? Il gruppo di Pino Amato otterrà l’assessorato richiesto? Gli interrogativi sul tappeto
Il sindaco Tommaso Minervini
11 gennaio 2021

MOLFETTA – Comincia oggi una nuova settimana di passione per il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini e l’amministrazione “ciambotto” delle liste civiche che governa la città.

Nei giorni scorsi ci sono stati incontri delle forze di maggioranza alla ricerca di una soluzione che evitasse le dimissioni degli esponenti del Pd (l’assessore Gabriella Azzollini, il presidente del consiglio Nicola Piergiovanni e il consigliere metropolitano Giovanni Facchini) dopo il passaggio della maggioranza dal centrosinistra di Michele Emiliano al centrodestra di Raffaele Fitto per sostenere Saverio Tammacco e soprattutto dopo lo scandalo “Appaltopoli” per presunte irregolarità e che vede indagati l’ex assessore Mariano Caputo, l’ex consigliera di FI Sara Castriotta e lo stesso sindaco Minervini.

Agli incontri non hanno partecipato l’assessore all’Urbanistica Pietro Mastropasqua e il suo gruppo “Obiettivo Molfetta” che comprende i consiglieri comunali Alina Losito, Luigi Tridente, Sergio De Candia, Leo Binetti e l’uomo ombra Maurizio Solimini (ex consigliere comunale di An), per sottolineare un dissenso nei confronti del sindaco e della sua iniziativa a favore del Pd.

Infatti Minervini ha accolto in toto le richieste del Partito Democratico che cambiamo il programma dell’amministrazione comunale fino alla scadenza del mandato nel 2022. Era questa la richiesta del Pd per continuare a sostenere l’amministrazione comunale. Anche il gruppo “Noi” (rappresentato non più da Pasquale Mancini, ma dall’ex candidato sindaco Ninnì Camporeale) e la lista civica “Popolari per Molfetta” avrebbero sottoscritto le richieste del Pd. Solo Mastropasqua non sarebbe stato d’accordo. Silenzio da parte del consigliere regionale Tammacco passato con Fitto e alla disperata ricerca di un ritorno da Emiliano per contare qualcosa visto che ora è all’opposizione e non conta nulla. Per questo motivo si è astenuto nella votazione del bilancio regionale.

Così il sindaco Minervini venerdì aveva deciso di azzerare la giunta (si chiama così il ritiro delle deleghe agli assessori per permettere la sostituzione di alcuni di essi: lo ricordiamo a qualcuno che non conosce l’italiano né il giornalismo, ma solo il servilismo) e nel pomeriggio procedere al rimpasto.

Le teste a rischio erano proprio quella di Mastropasqua, al quale avrebbe tolto l’urbanistica e dato un altro incarico, ma anche gli assessori alla cultura Sara Allegretta e Ottavio Balducci alla sanità, oltre a qualche presidente di municipalizzata.

Invece, a sorpresa, il sindaco ha rinviato questo “rimpasto” per altri maldipancia all’interno della maggioranza e perché Mastropasqua non avrebbe gradito questo cambio di poltrona, anzi, il suo gruppo aspirerebbe ad ottenere anche la delega ai Lavori pubblici, lasciata libera dalle dimissioni dell’assessore Caputo. Poi c’era il solito Pino Amato con la sua richiesta di assessorato al suo gruppo: dopo aver tradito l’ex sen. Azzollini, passando in maggioranza, vuole incassare il prezzo di questo ennesimo cambio di casacca.

Insomma, quadrare il cerchio diventava difficile. Minervini avrebbe chiesto il sostegno del PD nel caso di "insistenza" di Mastropasqua e Solimini (che avrebbero assunto posizioni di potere e di autonomia all'interno della coalizione, non gradite dagli altri) e il commissario del Pd, avrebbe dato la propria disponibilità. Il Pd avrebbe anche chiesto di considerare prioritaria anche la questione morale dopo lo scandalo “Appaltopoli”. Il Pd avrebbe anche criticato “Obiettivo Molfetta” per il suo disprezzo al dialogo e al confronto con le altre forze politiche.

Ora, se il gruppo di Mastropasqua andasse via, si aprirebbero nuovi scenari, perché la giunta Minervini assumerebbe connotati più di sinistra che di destra, con il beneplacito di Tammacco che spera di recuperare così ’amicizia con Emiliano, amicizia alla quale tiene anche il sindaco, per ottenere i finanziamenti regionali.

Tutto ora è fermo e il sindaco da oggi ricomincia a tessere la tela della nuova maggioranza, anche scegliendo una prova di forza con Mastropasqua, dopo aver incassato la disponibilità del Pd che, da essere in difficoltà, si ritrova un ruolo determinante per evitare le dimissioni del sindaco e il ritorno alle elezioni.

Nei prossimi giorni vedremo quale sarà lo scenario politico e il futuro amministrativo di Molfetta.

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