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“Terre Libere”, scuola, università e cultura al tempo della barbarie Oggi alle 18.30, presso la Sala Turtur, la rivista di approfondimento culturale organizza una conferenza sulla situazione dell' istruzione, della ricerca e della cultura
20 dicembre 2010

MOLFETTA - La rivista di approfondimento culturale “Terre Libere” organizza, questa sera alle 18.30 presso la Sala Turtur, una conferenza sulla situazione attuale della formazione universitaria, istruzione, ricerca e cultura. Si parlerà del problema dei giovani e dell'università e della protesta degli studenti, dei quali si occupa con un'inchiesta e l'editoriale del direttore Felice de Sanctis l'ultimo numero della rivista "Quindici" in questi giorni in edicola.

Il Ddl Gelmini, in via di approvazione, sta infliggendo un colpo mortale all’università e alla ricerca pubblica, indirizzandole verso la privatizzazione - dice un comunicato -. 
Per questo è necessaria una riflessione critica e unitaria sulla riforma e sulla situazione dell’università e della scuola, che parta da chi vive in questi luoghi ogni giorno.
All'incontro interverranno Marino Centrone (Università di Bari), Rossana de Gennaro (Docente di scuola superiore), Enrico Mastropierro (Dottore di ricerca dell’Università di Bari), Onofrio Romano (Università di Bari), i redattori di “Terre Libere” e Laura Marchetti (Università di Foggia).
Modererà il dibattito Giacomo Pisani, direttore della rivista“Terre libere” e redattore di "Quindici".
Durante la serata sarà distribuito il nuovo numero di“Terre Libere”, dedicato interamente all’università, alla scuola e alla mobilitazione degli studenti e dei ricercatori
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Autore: Q
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1°Parte. - Non ho nulla contro la tecnologia, i computer non mi spaventano, ma mi preoccupa quel programma che prevede un computer per ogni studente, condiviso sia dalla destra che dalla sinistra. L'educazione è una cosa assai diversa e molto più seria dell'alfabetizzazione informatica e che la scuola, e quindi il futuro della società, sono troppo importanti per essere affidate ai fanatici delle neo-tecnologie, ai fabbricanti di computer e di software e agli esperti di marketing. Quando si vede il mondo dell'istruzione lanciarsi entusiasticamente nell'onda di piena della tecnologia, quando i ministri che si succedono alla Pubblica istruzione, i presidi che vogliono promuoversi manager, i professori che vogliono essere in pari con i tempi si danno da fare per riempire di cavi le nostre scuole, con l'appoggio dei genitori che, senza esitazione mettono mano alla carta di credito per acquistare macchine elettroniche per i figli, già immaginati come piccoli geni dell'informatica, il minimo che si possa chiedere è un momento di riflessione e l'assunzione di un atteggiamento critico che sappia dare una qualche risposta a domande difficilmente eludibili che Stoll, uno dei pionieri di internet, pone in questa sequenza: Che cosa si perde e chi viene emarginato quando si adotta una nuova tecnologia? Mancando loro il senso critico, a cui l'informatizzazione non prepara, i ragazzi non rischiano di confondere la forma con il contenuto, la sensazione con la sensibilità, la massa dei dati disponibili con i pensieri di qualità? (continua)
Purtroppo gli italiani non sono lettori di giornale, per non parlare di libri. Sicuramente per il settanta per cento l'unica fonte di informazione è la televisione. Negli ultimi tempi sta andando di male in peggio. Per molti aspetti, la televisione rispecchia i problemi della scuola. La curiosità cala e il coinvolgimento non è richiesto: almeno su questo punto, scuole e produttori televisivi concordano. Il termine "educare" viene sostituito dal termine "addestrare". Chi insegna i valori? La scuola? Le Chiese? La famiglia? Di certo la televisione. Ma i valori della televisione sono forse gli unici che vorremmo veder adottati dai nostri figli e nipoti? Ma pur essendo responsabile dei suoi contenuti, la televisione non può essere incolpata del modo in cui la gente la usa. E' nostra la colpa? O invece è colpa della scuola, cui spetta il compito di insegnare qualcosa della nostra cultura, ma che si è dimostrata incapace di insegnare qualcosa sulla televisione? La televisione non è destinata a scomparire ed è anche improbabile che cambi al punto di diventare un ambiente ragionevolmente accettabile per la socializzazione de bambini. La televisione è un mezzo pubblicitario, in quanto tale ha un posto che gli spetta legittimamente. Può essere divertente; nell'intrattenimento non c'è nulla di intrinsecamente sbagliato. La televisione può essere informativa, e questo è un bene. Tuttavia è totalmente carente per quanto riguarda la socializzazione. Ridurre l'influenza esercitata dalla televisione nella vita dei bambini e degli adulti deve essere un primo passo. Questo va fatto subito educando i bambini alla buona e sana lettura.

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