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La civiltà dei supervillaggi
15 aprile 2009

La cultura urbanistica tradizionale fatica a riconoscere i connotati dei nuovi poli di aggregazione delle nostre città perché c'è un pò di tutto. Nell'elenco di questi moderni “spazi antropologici” che interpretano i mutamenti della società e nei quali ci piace andare ci sono palestre, multisale, aree per grandi eventi, spacci di moda, ipermercati, parchi di divertimento. Il Prof. Ricci, docente di urbanistica e coautore del volume “la civiltà dei superluoghi” scrive che queste nuove centralità metropolitane “sono spazi del tempo collettivo dove la gente si incontra volendo sentirsi, però, altrove”. La loro centralità consiste soprattutto nel ruolo di attrazione sociale che esercitano sui cittadini così da trasformare lo spazio pubblico che, in parte, si trasferisce in questi nuovi luoghi. Lo shopping costituisce, in questo modo, l'attività che definisce maggiormente la vita pubblica e sono, dunque, le regole e i meccanismi commerciali a delineare gli spazi che assegnano forma e funzione al territorio. In questo senso anche l'architettura, secondo alcuni, ha mutato la sua forma trasformandosi in elemento finalizzato alla comunicazione di un brand che costituisce il sense of wonder degli individui nel loro ruolo di clienti. Per questi motivi sono stati pensati e realizzati spazi sociali all'interno dei quali il prodotto potesse partecipare ad un'ibridazione dei linguaggi (arte, musica, design, ecc.) capace di comunicare in maniera più profonda con le persone e dove l'acquisto ha l'occasione di inserirsi in un gioco che mette in relazione le esperienze emotive. Inoltre, il sistema di vendita di queste complesse strutture commerciali rappresenta molte convenienze reali. Le case produttrici riescono a svuotare i magazzini senza vendere a stock, i consumatori possono comprare a prezzi vantaggiosi capi e oggetti che, normalmente, hanno un prezzo più elevato e i contesti territoriali sono premiati sia sul piano occupazionale diretto che su quello dell'indotto. Le condizioni fondamentali che fanno scattare il regime di convenienze incrociate sono l'elevata qualità dell'offerta di marchi e di prodotti commercializzati, l'ampiezza del bacino di utenza e la facilità di collegamento con la rete delle grandi infrastrutture. Questi contesti stanno mutando profondamente la geografia delle città italiane e Molfetta ne rappresenta una testimonianza lampante. Nell'area urbanizzata compresa tra Bari, Barletta, Andria e Foggia, il centro di questa nuova geografia commerciale è rappresentato da un villaggio posto in una posizione nodale unica nella rete delle infrastrutture viarie del nord barese, all'incrocio tra un autostrada, una strada statale a scorrimento veloce e i suoi assi attrezzati, a ridosso degli svincoli di una zona artigianale e di una di sviluppo industriale. Nel 2006 l'Outlet e il Cinestar hanno fatto circa 2,3 milioni di fashion victim. Se confrontiamo questo dato con quello del numero dei visitatori dei monumenti italiani, lo ritroviamo, di media 4 volte più alto: 600.000 persone, ad esempio, hanno visitato Pompei durante il Giubileo. Con la sinergia derivata dall'Ipercoop e dal parco tematico, si prevede un incremento pari a 800.000 presenze annuali così da realizzare un vero polo di attrazione per l'intera regione. Nel villaggio commerciale lavorano poco meno di 450 giovani in gran parte reclutati localmente che con l'apertura del parco tematico diventeranno c.ca 1.200. Questa nuova realtà occupa 100.000 mq. di superficie, è costituito da moltissime attrazioni, alcune assolutamente innovative per permettere ai visitatori un viaggio immaginario, con un investimento complessivo di c.ca 35 milioni di euro. Questo villaggio diventa, al contempo, un bel posto dove comprare i beni di consumo e passare i week-end con i bambini. Tra gli stand mancano solo i punti vendita dedicati alla promozione dei prodotti locali da acquistare ad un prezzo inferiore a quello medio di mercato. L'insediamento rappresenta un'autentica novità sul territorio, con portici, piazzette e piccoli edifici alti non più di 2 piani fuori terra di circa 300 mq.; la dimensione poco estesa garantisce l'economia di gestione e una relativa facilità di riutilizzo, anche a fini residenziali dopo l'eventuale declino dell'attrattività commerciale, come è già avvenuto negli Stati Uniti. Ma i consumatori sanno come difendersi? La famiglia italiana ha imparato l'arte di sopravvivere all'euro ma la sua propensione alla spesa è di tipo di low cost, di offerte promozionali, di acquisti a rate, soprattutto perché le famiglie, negli ultimi anni, hanno visto crescere il loro reddito reale di appena lo 0,5%. I dati forniti dal Censis ci spingono ad indagare sulla psicologia del consumatore e così scopriamo, ad esempio, che il 64% avverte di avere meno risorse del necessario e che il rimanente 36% del campione ritiene di essere a rischio povertà. Il budget mensile viene consumato nel seguente modo: il 26% per l'abitazione (era il 20,6% nel 1996) che cresce fino al 31% se si comprendono anche le spese per energia e combustibile. Il 14% della spesa di una famiglia è dedicata alla rata del mutuo (ne hanno uno 2,4 mln di famiglie) ma, per 622.000 famiglie l'incidenza del mutuo sul budget sale al 27%; una sorta di capestro che stringe sempre più la gola. Sono aumentati anche gli acquisti a rate, scelti dal 35% delle famiglie e che, per oltre il 45% di esse, rappresenta l'unica chiave d'accesso a prodotti che altrimenti non potrebbero permettersi.
Autore: Michele la Forgia
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