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Il socialista scomodo e il pazzo melanconico … Sandro Fiore
15 settembre 2003

Di Beniamino ho letto moltissimo e credo che le note di Giuliano Amato su “Repubblica” e di Carmine Spadavecchia siano state le più vicine alla verità sulla vita di un Uomo, i cui caratteri essenziali dell'onestà e della coerenza culturale, del rigore politico e delle indubbie capacità manageriali possano essere considerate i tratti veri di un sessantennio della sua storia. Socialista scomodo e pazzo melanconico (come mi dice nella lettera del dicembre 2000 a proposito del degrado della città e delle imminenti elezioni comunali del maggio 2001…), tanto da farmi ricordare un altro Grande della storia politica molfettese, Gaetano Salvemini! Tutti sanno, infatti, che il nostro Salvemini non riuscì ad essere eletto deputato nel 1913, quale socialista candidato nelle liste elettorali del Collegio Molfetta/Bitonto, nel mentre divenne parlamentare solo nel 1919, candidato questa volta nella lista dei combattenti di terra di Bari. Amava sempre rispondere alle mie lettere, quando era Sindaco e quando non lo era più, con semplicità e con un richiamo costante alla ”ribellione” contro i “propri Vescovi”, anche se gli appariva sempre più giusto “rientrare nelle proprie parrocchie”, con il suo augurale “ti abbraccio”. Perché, a parte la sua vicenda politica pur attraversata da qualche cedimento non spiegabile … e non credibile … per chi conosceva bene Beniamino, la figura del vero discepolo di Gaetano Salvemini deve essere vista non tanto per il suo profilo politico di combattente dei “più deboli e più indifesi” (citazione lettera del dicembre 2000) quanto per il suo stile di vita, capace di commuoversi in presenza di un bambino appena nato, di un disoccupato in cerca di lavoro e di essere, nel contempo, “un duro” quando erano in giuoco i principi sacri della onestà. Quando nel 1976 lasciai il Consiglio comunale di Molfetta, per decisione del mio partito ed a causa del cumulo degli incarichi anche di Consigliere regionale appena eletto per la seconda volta alla Regione Puglia, Beniamino allora Sindaco ebbe a dire che “i rapporti di solidarietà e contrapposizione, di conflittualità e di comunanza di interessi sono stati molto alterni con Fiore ma in ogni caso leali, rispettosi e fraterni, anche quando si è arrivati a forme drammatiche di contrapposizione e di polemiche…” (Consiglio comunale del 19 luglio 1976). In quella occasione convocò un'apposta Giunta comunale per farmi dono niente meno che di una medaglia d'oro! (nella foto, un momento della cerimonia con la stretta di mano tra Fiore e Finocchiaro). Eppure debbo onestamente dire che, in un cinquantennio di battaglie politiche di scontro/incontro, qualche peccato sulla mia coscienza nei confronti di Finocchiaro, Sindaco e Senatore, Presidente del Consiglio regionale e Consigliere comunale, l'ho trovato sfogliando e cercando nel mio lungo epistolare con Beniamino. Perché il fraterno dialogo con Lui ha registrato alcuni momenti di alta tensione politica, dei quali voglio qui ricordare anche per rendere omaggio all'Uomo, politico e di cultura, solo oggi che non c'è più a urlare, a gridare, a protestare contro tutti e contro tutto, sempre in nome di quei principi di onestà intellettuale e capacità amministrativa: vedere e giudicare Finocchiaro solo sotto il profilo politico è sbagliato, perché Lui davanti a tutto ci metteva sempre la morale, quale fatto distintivo del suo quotidiano operare. Dunque contro i potenti, i voltagabbana e gli affaristi di ogni epoca e congiuntura politica! Ordunque e per quanto mi riguarda, aldilà della piaggeria abbondantemente utilizzata in questi giorni attorno alla sua Figura, ivi compresa quella stoltamente posta in essere dall'attuale Sindaco Tommaso Minervini con la pubblicazione di una sua ultima lettera inviatagli a proposito di un dono e di auguri …, (che si permette il lusso, da buon voltagabbana, di indicare alcuni filoni della storia di Beniamino Finocchiaro), intendo concentrare il mio ricordo di Beniamino rilevando più i fatti che ci hanno diviso che quelli che ci hanno visto insieme in cinquant'anni di storia civile e politica molfettese. Ho fatto cenno prima a qualche peccato e non intendo affatto sottrarmi a rammentare, certamente il più tormentato ch'io abbia vissuto in prima persona, quasi segnando la famosa svolta degli anni 81/83 allorchè Finocchiaro, eletto Sindaco per la seconda volta a Molfetta con i voti determinanti del PCI, si ritrovò “fiduciato”, con il concorso determinante di dieci voti della Democrazia Cristiana! Erano gli anni della P2, con la clamorosa scoperta della tessera di iscrizione di Beniamino Finocchiaro, fatto risultato poi alquanto poco veritiero data la sua statura morale e il suo carattere rigoroso ed integerrimo del far politica. Ebbi l'incarico direttamente dalla Direzione del PCI di Roma di invitare formalmente Beniamino Finocchiaro a dimettersi da Sindaco, così come aveva fatto il socialista Presidente della Provincia di Pisa. Ricordo che l'incontro si svolse al Municipio e che fu drammatico, fino al punto che Beniamino si alzò decretando la fine della giunta di sinistra a Molfetta e ricordo, anche, i momenti difficili di quella vicenda: Beniamino fu irremovibile e non si dimise da Sindaco, la mozione di fiducia posta da lui stesso al Consiglio comunale sulla sua persona ebbe, così come ho detto prima, i voti di una parte della DC (da me bollati come la “P10” molfettese!). Aggiungo sull'accaduto che prima della storica seduta del Consiglio comunale (storica perché segnò il ritorno della DC al Comune di Molfetta …) Beniamino mi chiamò nel suo ufficio per cercare di evitare quel “voto maledetto”. A tanti anni di distanza debbo riconoscere che fu un errore perché poi la storia e la vicenda della P2 di Beniamino Finocchiaro venne chiarita in quanto la sua iscrizione – lo si seppe a quasi due anni di trascorsi polemici e di scontro violento nella stessa sinistra nazionale - era stato il frutto di un grossolano errore in quanto egli dirigente nazionale della scuola CGL. Nonostante un tale terribile scontro, i rapporti con Beniamino sono stati sempre leali e fraterni, e tali sono sempre stati anche nei momenti più difficili della sua vicenda politica di Sindaco di Molfetta, non dimenticando quando lo ebbi Presidente del Consiglio regionale negli anni '70 per il suo rigore e le sue capacità di presiedere il primo Consiglio regionale della Puglia. Ma il mio primo vero scontro con Beniamino Finocchiaro, rammento un dibattito a due nel cinema Corso, ebbe come tema, la concessione o meno di un suolo alla “Mario Generali”, l'allora Magen di Molfetta: io ero contrario alla concessione di quel suolo nel mentre Beniamino si dichiarò nettamente favorevole. Poi le cose sono andate a finire come tutti sanno … Ricordo ancora la querela che ebbe a presentare contro di me per aver sfondato il portone del Comune insieme a migliaia di marittimi in cerca solo di “due chili di pasta e due chili di pane..”. Dopo qualche giorno mi telefonò per dirmi che aveva ritirato la querela… Fra i tantissimi incontri a casa sua oltre che al Municipio, soprattutto quando era Sindaco, amava sempre ripetere che uno degli scopi della sua vita di politico a Molfetta era quello di un sorpasso a sinistra del PCI, obiettivo che gli riuscì solo nel 1980, alla fine del mio mandato di Consigliere regionale, allorchè i comunisti a Molfetta registrarono la prima sconfitta elettorale, con la perdita secca di ben quattro seggi rispetto agli otto che avevano conquistato nel '75. Ricordo bene che anche in quella occasione dissi alla sua Elena che poteva riferire a Beniamino la nostra disponibilità a rieleggerlo Sindaco nonostante la batosta elettorale, il che puntualmente ebbe a verificarsi con la seconda amministrazione Finocchiaro a Molfetta. Ma voglio ricordare il Beniamino degli ultimi anni, le sue lettere, le sue preoccupazioni, le sue sferzanti accuse contro Guglielmo Minervini e Tommaso Minervini, la sua “città disperata” e la sua “città cloaca”, il suo modo di far politica, in un ondeggiare di posizioni ed attestazioni politiche: egli è però morto mentre Molfetta leggeva il suo ultimo manifesto alla città che protesta, che invoca ancora onestà e probità, in presenza di una “banda di nulla tenenti e nulla facenti” giunta al Comune di Molfetta, grazie alla destra e a Tommaso Minervini. A riguardo è molto significativo il suo ultimo messaggio, prima di morire, fatto pervenire al cinema Odeon, ove non potè esserci pur sottolineando ed insistendo sulla sua indignazione e sul suo stato d'animo per aver dato “dei fatti amministrativi di Guglielmo Minervini interpretazioni sbagliate, alla luce dei comportamenti dell'attuale amministrazione …”. E' MORTO IN PACE COL SUO ESSERE DI SOCIALISTA SCOMODO E DI PAZZO MELANCONICO, AL SERVIZIO DI UNA CITTA' IN CERCA DI BUONA AMMINISTRAZIONE E DI ONESTA' POLITICA. E' MORTO IN PACE CON LA SUA COSCIENZA, RIMARCANDO I VALORI DI SEMPRE PER SOLLEVARE L'INDIGNAZIONE DEI CITTADINI ONESTI ED ESALTARE LA PASSIONE DELLA GENEROSITA' E DEL DISINTERESSE QUALI TRATTI ESSENZIALI DELLA POLITICA QUOTIDIANA. Sandrino Fiore
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