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Il “riordino” sanitario ha messo in ginocchio l'ospedale: occorre rimediare “Lavoriamo tra mille difficoltà ma cerchiamo l'appoggio e la solidarietà dei cittadini. Le critiche sterili ed il pessimismo non ci aiutano: occorre un atteggiamento propositivo e di estrema fiducia negli operatori”
15 aprile 2006

Il dott. Carlo Volpe cardiologo, 54 anni, in servizio presso l'ospedale di Molfetta dal 1980, è il nuovo direttore sanitario del Presidio ospedaliero di Molfetta, che ricopre questo ruolo dal primo gennaio di quest'anno, in esecuzione della relativa delibera che ha affidato gli incarichi dirigenziali delle macrostrutture ospedaliere distrettuali e sovradistrettuali, ad interem. A lui abbiamo chiesto come verrà rilanciata una struttura sanitaria penalizzata dal “riordino” ospedaliero attuato, nella scorsa legislatura, dalla Giunta regionale del governatore Raffaele Fitto. Dott. Volpe, gli ultimi fatti di cronaca relativi ad un certo malcostume diffuso nell'ospedale di Molfetta, hanno alimentato sentimenti di delusione e sconcerto nella popolazione il cui diritto alla salute sembra continuamente minato persino da una malasanità di tipo affaristico e bottegaio. Anche se fresco di nomina, come direttore sanitario non sente la responsabilità “morale” per ciò che avviene nel suo ambiente di lavoro? "Le dirò che sono preoccupato per l'eccessiva risonanza data dai media ad eventi del genere che comunque, restano isolati. Della gente ciò che mi preoccupa sono soprattutto le varie aspettative deluse dalla lentezza della macchina amministrativa regionale ed aziendale riguardanti le realizzazioni di questo nuovo corso della sanità". A cosa si riferisce esattamente? "I tempi per realizzare la famosa inversione di tendenza tanto auspicata si stanno rivelando più lunghi del previsto perché l'attività burocratica regionale è sottoposta ai vincoli delle leggi finanziarie dello Stato. Le faccio un esempio. La riduzione dei ricoveri inappropriati prevede, come conseguenza, l'attivazione di forme di assistenza come quella Domiciliare Integrata, le Dimissioni Protette, le Residenze Sanitarie Assistenziali, ma tali istituti richiedono finanziamenti adeguati, assunzione e formazione di personale adatto. Per organizzare e realizzare questi processi in altre Regioni hanno impiegato dieci anni". Parliamo dell'ospedale di Molfetta. Quali sono state le conseguenze del depotenziamento deciso dal Piano di riordino ospedaliero del 2002? "Numerose. Pensi che sono state privati della figura primariale e ridimensionati interi reparti (Chirurgia, Ortopedia, Nefrologia); sono state trascurate le manutenzioni delle sale operatorie e degli ascensori; è stato sospeso il servizio di sorveglianza perché giudicato troppo costoso; sono state rimosse e spostate in altri ospedali le strumentazioni e tolte persino le lampade scialitiche alle sale operatorie". E' vero che la mobilità del personale considerato in esubero ha rotto gli equilibri professionali di certe équipe mediche e paramediche che si erano create negli anni suscitando sentimenti di frustrazione e depressione negli operatori? "Verissimo. Inoltre dalla disgregazione della maggior parte delle équipe sanitarie sono nate unità funzionali parcellari che lavoravano in autogestione assicurando comunque servizi essenziali ma assolutamente insufficienti alle esigenze reali e trasformando l'ospedale in una sorta di poliambulatorio. Anche infermieri ed ausiliari si sono sentiti abbandonati, demotivati, penalizzati economicamente per il taglio degli straordinari, sottoposti a turni onerosi e massacranti perché in numero assolutamente insufficiente agli standard minimi essenziali". Bisogna ricordare, però, l'attivazione dell'Unità di terapia intensiva cardiologia che è un dato positivo… "Senz'altro, ma con strumentazione insufficiente e personale che, sia pure ridotto, opera con grande sforzo di volontà ed abnegazione in un ambiente ospedaliero non attrezzato, dal Laboratorio ai Rianimatori. Questi ultimi, in particolar modo, sono davvero pochi per poter affrontare seriamente l'emergenza. Tra l'altro, la dotazione strumentale non è stata completata perché contemporaneamente è stata realizzata una struttura analoga con otto posti letto presso l'Ospedale di riferimento di Bisceglie, tuttora inattiva". Il riconoscimento di Presidio Autonomo all'ospedale di Molfetta cosa ha comportato concretamente? "Sono iniziati, presso il 5° piano, interventi di ristrutturazione edilizia per accogliere, in via transitoria, la Direzione Generale della ASL con quella Sanitaria ed Amministrativa. Si prevedono, a breve, interventi di messa a norma di impianti elettrici, ascensori, ecc. E' in fase progettuale, con finanziamento già disponibile, la riqualificazione e la riorganizzazione del 1° Piano con nuove sale operatorie, reparto di terapia intensiva e rianimatoria, sezione di Senologia annessa alla Radiologia. Funzionano già apparecchiature di diagnostica per immagini di ultima generazione, un'ottima TAC multistrato, ecografi ad uso cardiovascolare ed internistico con possibilità di realizzare immagini tridimensionali. Occorrono, però, operatori ed una riorganizzazione efficace dell'attività di assistenza in degenza ed in diagnostica ambulatoriale". Come si affronterà il problema degli organici insufficienti? "Attendiamo il compimento dell'iter legislativo regionale di provvedimenti che consentano assunzioni, l'espletamento dei concorsi e le modifiche degli organici la cui costituzione dovrebbe essere flessibile, aderente alle necessità scaturenti dagli obiettivi e carichi lavorativi". Secondo lei, gli operatori della sanità hanno ricevuto quei segnali di nuova attenzione e considerazione annunciati dal presidente della Regione, Nichi Vendola, in nome della “rivoluzione gentile” promessa? "Essi fanno parte di quell'inversione di tendenza che il cui ingranaggio si sta ora faticosamente mettendo in moto e richiederà tempi lunghi, impegno su tutti i fronti, coerenza. Fondamentale, però rimane la capacità e la predisposizione di chi fa un lavoro del genere, su gangli assai sensibili: esso richiede competenza professionale ma anche un atteggiamento etico solidale che dia la percezione al paziente del prendersi cura di lui. E' una capacità in parte innata, in parte acquisita ma non può prescindere dal rispetto delle regole disciplinari che vanno osservate e condivise". Quale messaggio vuole lanciare ai cittadini? "Le difficoltà e gli ostacoli da superare sono molti, così come lunghi sono i tempi della burocrazia, ma gli atteggiamenti pessimistici e rinunciatari non facilitano la risoluzione dei problemi. Cercheremo di operare con loro e per loro, nel miglior modo possibile, con i mezzi che ci verranno messi a disposizione. Chiediamo fiducia e rispetto per un lavoro che spesso non ci viene consentito di svolgere come vorremmo. In attesa che venga varato un piano stralcio di riordino ospedaliero, per altro già pronto ed approvato dalla conferenza dei sindaci, cercheremo d'impegnarci affinché, prima che fuori, la nuova rivoluzione avvenga dentro di noi".
Autore: Beatrice De Gennaro
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