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Verifica politico-amministrativa, strada in salita per il sindaco e le civiche del “ciambotto”: il Pd diventa determinante per evitare la crisi
La vignetta di Michelangelo Manente PDISSIONI riferita a Piergiovanni, Azzollini e Facchini, pubblicata sulla rivista mensile "Quindici" di novembre
23 dicembre 2020

 MOLFETTA – Si fa sempre più ripida, sempre più in salita la verifica amministrativa in corso nella maggioranza “ciambotto” delle liste civiche più il Pd a Molfetta.

Contraddizioni interne, spaccature, mal di pancia, appetiti, poltrone che scottano, poltrone che traballano, vendette interne, aspirazioni frustrate, paura della crisi: c’è tutto in questo confronto fra le forze in campo.

Il primo appuntamento, al quale hanno partecipato tutti i rappresentanti delle liste civiche, il commissario del Pd, Saverio Campanella (nominato dopo le dimissioni del segretario politico Erika Cormio) e il sindaco non ha prodotto grandi risultati, sia perché il sindaco ha confermato di non volersi dimettere, sia perché i nuovi gruppi politici in seno alle liste civiche hanno deciso di giocare in proprio sganciandosi da Saverio Tammacco, eletto consigliere regionale, ma all’opposizione. Una sconfitta che la coalizione ha mal digerito, in quanto vengono meno aspettative politiche che erano alla base delle premesse iniziali.

Il sindaco Tommaso Minervini, fiutata l’aria, ha detto che il confronto non poteva essere più con i rappresentanti, ma corale (liste civiche, partiti, consiglieri comunali, assessori, presidenti delle municipalizzate). Insomma, tutti dovevano prendersi la responsabilità di una eventuale crisi, per non restare solo col cerino in mano.

Così si è andati ad un nuovo incontro con l’invito a tutti, ma la “coralità” è durata poco perché il gruppo “Obiettivo Molfetta” che fa capo all’assessore Pietro Mastropasqua e che comprende i consiglieri comunali Alina Losito, Luigi Tridente, Sergio De Candia, Leo Binetti e l’uomo ombra Maurizio Solimini (ex consigliere comunale di An), non si è presentato per due volte, senza nemmeno informare il sindaco.

La lista civica Noi (Nuova officina delle idee), quella di Tammacco per intenderci, continua invece a perdere pezzi e oggi non è più rappresentata da Pasquale Mancini, ma dall’ex candidato sindaco del centrodestra Ninnì Camporeale sconfitto all’epoca da Paola Natalicchio. Una lista che si presenta abbastanza pragmatica: tutto va bene, purché si resti al governo della città.

C’è poi la lista civica “Popolari per Molfetta” di Pino Amato, l’ex consigliere di centrodestra (Udc), dopo aver sostenuto la candidata sconfitta Isa de Bari e di fronte alle difficoltà politiche dell’ex sindaco Antonio Azzollini, ha cambiato ancora una volta casacca (per lui il colore della giubba e della bandiera conta poco, come ha dimostrato in tutta la sua pluriennale attività politica). Amato ha aggregato anche altri due consiglieri comunali Enzo Spadavecchia (Ex “Molfetta per la Puglia” nella coalizione di Tommaso Minervini) e Peppino de Nicolò eletto nelle fila del Pd nel 2017, ma poi distaccatosi dal partito e tornato nella sua collocazione naturale a destra.

In questi incontri è stato chiesto al Pd non solo l’impegno a sostenere l’amministrazione Minervini fino alla fine di questo mandato 2022, ma anche di vincolarsi anche per gli altri 5 anni futuri. Il Pd ha sostenuto che avendo un commissario, non può decidere in tal senso, fino al congresso (che si dovrebbe tenere entro aprile). In pratica prende tempo e mantiene le poltrone (il presidente del consiglio Piergiovanni, il consigliere metropolitano Facchini e l’assessore Gabriella Azzollini), non vede, non dente e non parla, come le tre scimmiette della vignetta del nostro Michelangelo manente pubblicata sul numero di novembre della rivista mensile “Quindici” e che illustra questo articolo.

E il confronto continua, con il sindaco sempre più preoccupato in quanto l’assenza di “Obiettivo Molfetta” (che non ha fatto mistero di aspirare all’assessorato ai Lavori Pubblici lasciato libero da Mariano Caputo indagato per la vicenda “Appaltopoli”), fa venire meno i numeri della maggioranza, malgrado il “rinforzo” di Pino Amato.

Così il Pd diventa determinante, non solo per la sopravvivenza di Minervini, ma anche per la continuazione del programma amministrativo e soprattutto per i rapporti col presidente della Regione Emiliano, dopo il tradimento operato dallo stesso sindaco qualche giorno prima del voto, quando si è schierato con Fitto. Senza il Pd e quindi senza Emiliano, addio ai finanziamenti regionali, che gli hanno permesso di realizzare le opere in corso. E il Pd ora può alzare il prezzo. E l’opposizione di destra di Azzollini? Resta a guardare, sempre più debole, si limita a dimostrare di esistere con qualche sbiadito comunicato stampa di Isa de Bari (dettato da Azzollini).

Così Minervini, da vecchia volpe politica, ha cominciato a prendere le distanze da quello che era il sindaco ombra, Saverio Tammacco (rimasto a piedi e senza speranza di rientrare nell’area Emiliano, che non ha più bisogno di lui, dopo aver portato a termine l’accordo con i 5 Stelle).

Ecco perché il Partito Democratico ha tirato fuori dal cilindro una soluzione politica che permetta di salvare la faccia e le poltrone: rivedere le deleghe in giunta e rifare completamente il programma amministrativo con modifiche e integrazioni (dal Piano regolatore alla cultura), ora che la parte più di destra della coalizione (Mastropasqua & C.) sembra volersi disimpegnare e rivedere tutte le deleghe in giunta.

Nella riunione di ieri sera Tommaso Minervini e le altre liste civiche avrebbero accettato in blocco tutte le richieste del Pd, che diventa il vero ago della bilancia della maggioranza, sposando l’asse a sinistra.

Insomma la coalizione delle liste civiche si è divisa, il sindaco non è più ostaggio di Tammacco & C. e lo diventa del Pd, unico canale per raggiungere Emiliano e i finanziamenti senza dei quali non può portare a termine il programma. Tra l’altro, negli incontri della verifica, Tommaso Minervini non ha mai accennato a Tammacco, né all’indagato Mariano Caputo (imbarazzo evidente).

Pino Amato & C., dal canto loro, possono rimediare un assessorato (o comunque stare nella stanza dei bottoni).

In conclusione: al Pd non sembra vera questa svolta, dall’essere aggregato alle liste civiche, fino al punto di diventare anch’esso una lista civica, si ritrova ad essere aggregante delle altre forze politiche e può rispondere meglio ai dissidenti interni e ai Giovani Democratici, che chiedono quantomeno la testa dell’assessore Gabriella Azzollini (rappresentante di Piero De Nicolo). Piergiovanni e Facchini potrebbero sacrificare lei, nel prossimo rimpasto degli assessorati, per mantenere le poltrone e tacitare l’opposizione interna, spostando più a sinistra il governo della città.

Ma quanto sarà gradita questa situazione alle forze di centrosinistra (oggi all’opposizione) in vista delle prossime amministrative? Come potrà il Pd sedersi al tavolo del centrosinistra, dopo essere stato in una coalizione di destracentro “ciambotto”? L’uscita di Mastropasqua e compagni dalla coalizione, renderebbe tutto più facile e “trattabile”. Vedremo e racconteremo gli sviluppi nei prossimi giorni.

 “Quindici”, in tutta libertà, continuerà a dirvi quello che gli altri non dicono (e non possono dire, essendo collaterali all’amministrazione comunale) e gli sviluppi di questa verifica amministrativa, che è quasi una crisi (dopo la sconfitta alle regionali e la vicenda “Appaltopoli”, che in altri casi avrebbe comportato le dimissioni del sindaco).

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Autore: Felice de Sanctis
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