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Un libro della Meridiana racconta la storia della Casa della pace di Molfetta Nata nel 1983, fu esperienza collettiva di impegno civico e attivismo. Curatore del libro Francesco Minervini, prefazione di Luigi Bettazzi e introduzione della prima presidente, Franca Carlucci
09 aprile 2021

 MOLFETTA - Era una sfida audace. Una stagione da raccontare è il libro collettivo, a cura di Francesco Minervini, che ricostruisce una storia di impegno e di attivismo straordinaria: quella della Casa della Pace di Molfetta.

Ricorda Luigi Bettazzi nella prefazione: “Questo scritto testimonia la nascita di un’iniziativa nata dal cuore di giovani molfettesi “obiettori di coscienza”, incoraggiati ed accompagnati dal vescovo Tonino Bello, già avviato a diventare Presidente della sezione italiana di Pax Christi – Movimento cattolico internazionale per la pace. Era stato proprio questo Movimento (insieme ad altre associazioni di varie ispirazioni) a stimolare il Governo per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza”. E così, attorno all’ispirazione pacifista di don Tonino, in due stanze del Convento dei Cappuccini, nacque nel 1983 la Casa della Pace di Molfetta, che Bettazzi definisce “un prodigio nel cuore dei giovani”. La presidenza della Casa della Pace fu affidata a Franca Carlucci, che aveva alle spalle una ventennale esperienza nel mondo scout. La proposta, come lei stessa ricorda nell’introduzione, arrivò da Guglielmo Minervini. “La Casa per la Pace ci ha cambiati, ha creato un movimento laico in cui ciascuno poteva confrontarsi, interrogarsi e impegnarsi. I soci e soprattutto gli amici sono stati innumerevoli e lì hanno trovato stimoli per impegnarsi anche altrove portando con sé formazione, accoglienza, ascolto e impegno”, scrive Carlucci. Che ricorda anche come dalla Casa della Pace sono nate esperienze importanti come quella del movimento Il Percorso e delle edizioni la meridiana.

Il libro ripercorre le tappe dell’esperienza, ricordando che la Casa della Pace nacque come centro di documentazione e di educazione alla pace, arrivando poi ad accogliere obiettori di coscienza, interpreti di quell’approccio di pacifismo integrale che don Tonino Bello ha poi diffuso anche nel suo mandato di vescovo della Diocesi. Il legame della Casa della Pace con Pax Christi è stato fortissimo; potremmo dire “costitutivo”. Ed incessante fu l’attività di promozione della cultura pacifista, di un pacifismo irrequieto e trasformativo della società, con cicli di conferenze che hanno portato a Molfetta testimoni di impegno come Giovanni Franzoni, Tonino Drago, Etta Ragusa, Hedy Vaccaro, Giorgio Nebbia, Alex Langer, Alex Zanotelli, David Turoldo, Luigi Bettazzi, Luigi Ciotti, Danilo Dolci. Tante anche le campagne promosse: per la denuclearizzazione del Comune di Molfetta, contro il poligono di tiro sulla Murgia, per l’obiezione fiscale alle spese militari, per i referendum abrogativi della caccia e contro le centrali nucleari. Oltre all’impegno antimafia e alla collaborazione con il Centro Peppino Impastato di Palermo. Preziosa anche l’attività nel Centro Storico di Molfetta, al fianco delle famiglie con fragilità socio-economica e, soprattutto, dei bambini, in contrasto alle povertà educative e anche a supporto dei traumi subiti dai più piccoli a seguito dell’allontanamento dei genitori, spesso coinvolti in fatti criminosi, legati soprattutto al traffico della droga. Da qui la rinascita del comitato di quartiere, le esperienze di doposcuola e di educazione di strada, con un apporto decisivo anche dell’Agesci e di uno scoutismo operoso e attivo.

Un libro appassionante, con testimonianza di protagonisti di quel tempo: Franco De Palo, Pina Pisani, Margherita Bufi, Rino Squeo, Sergio Abbattista, Katia Renna, Carlo Anaclerio, Lazzaro Gigante, Antonio De Tullio, Gianna Gadaleta, Marta Ventura, Sigrid Loos, Felice Cappelluti - solo per citare alcuni nomi.

Nella postfazione di Chiara Scardicchio, l’invito a fare di questo libro uno strumento di azione e rifondazione di impegno civico e di servizio pubblico. “Questo libro non è un approdo ma una spinta. Si legge seduti, molto probabilmente, ma la postura che scuote è quella in piedi, in moto: non si può stare, restare, su queste righe senza sentire occhi e pensieri e animo bruciare, scottati dal racconto di donne e uomini che hanno cambiato persone, città, logiche”, scrive Scardicchio. E conclude: “Lasciarsi fecondare, partorire mondi e mondo: sentire la spinta e muovere l’urto. La Casa per la Pace, ancora fertile e gravida, continua a partorire e partorendo continua a generare virtù di coniugazione, pace come congiunzione tra intimità e politica: spinta interiore alla cura del mondo”.

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