Un lettore chiede aiuto a “Quindici”: io e mia moglie disabile rischiamo di essere messi per strada come sacchi di immondizia: ci raccoglieranno come rifiuto indifferenziato e butteranno anche noi in una discarica? Ci siamo rivolti al Comune di Molfetta, ma nessuno ci aiuta Con uno sfratto esecutivo devono trovare un altro alloggio. L’amministrazione dice: trova una casa e noi paghiamo l’affitto per un anno, ma nessuno fa un contratto a chi non ha reddito
25 agosto 2017

MOLFETTA - Un lettore (che per il momento, considerata la sua triste condizione, ci chiede di non pubblicare il suo nome) scrive a “Quindici” sul drammatico problema degli affitti e del contributo del Comune di Molfetta.

«Caro Direttore, scrivo a “Quindici” perché ho bisogno di aiuto e so che voi siete sensibili ai problemi dei cittadini.

Io e mia moglie, che ha una forte disabilità (è su una sedia a rotelle e soffre di molte malattie), abitiamo in una casa che ci è stata concessa da un privato, dietro il pagamento di un canone da parte del Comune di Molfetta, rientrando noi fra coloro che non hanno i soldi per pagare un fitto.

Ora che il contratto è scaduto, il commissario non l’ha rinnovato e io ho uno sfatto esecutivo e rischiamo di ritrovarci presto per strada, non avendo altro alloggio dove andare. Abbiamo avuto anche l’intimazione di lasciare la casa dall’avvocato del Comune Marsano, perché la proprietaria vuole l’immobile. Ma non ci hanno dato una alternativa.

Io non lavoro più sia perché non c’è fatica in giro, ma soprattutto perché devo assistere mia moglie 24 ore su 24 e quando mi sono rivolto al Comune di Molfetta, alla nuova amministrazione, mi è stato detto di trovare un’altra casa, fare il contratto e poi il Comune avrebbe pagato il canone.

Ma questo non è possibile per due motivi: 1) nessuno fitta la casa a una persona senza reddito; 2) l’ultima volta che ho cambiato casa, ho dovuto trovare 4.000 euro per renderla agibile da un disabile: se dovessi trovare un’altra casa, dovrei procurarmi altri 4.000 euro per adeguarla?

La verità è che l’amministrazione comunale di Molfetta non pensa a cautelare i disabili e ci sono anche altri casi simili al mio. Questa è un’urgenza maggiore della pulizia della città, perché noi siamo persone e non sacchi di spazzatura, anche se rischiamo di finire per strada come quei sacchi. Poi che faranno, ci raccoglieranno e butteranno anche noi in una discarica, come rifiuto indifferenziato?

Faccio appello a “Quindici” perché il mio e quello di altre persone come me, venga affrontato urgentemente (a proposito, perché il Comune non pubblica il bando per l’assegnazione delle case, in modo che ci possiamo anche mettere in graduatoria?).

Quando verranno a sfrattarci cosa devo fare? Reagire violentemente o accettare di essere messo per strada? Io sono una persona per bene (lavoro saltuariamente, ma sono onesto) e non un violento, ma non so come potrei reagire a vedere mia moglie disabile buttata per strada. Questi sono i problemi seri che dovrebbero interessare i politici e chi vuole amministrare la città, altro che ciambotto, giunta multicolore e arca di Noè, dove hanno raccolto i politici. A noi chi ci raccoglie? Oltre a spartirsi le poltrone, come leggo ogni giorno, potrebbero anche pensare ai bisogni gravi della popolazione?

Mi scusi lo sfogo, ma non so più a chi rivolgermi, dobbiamo farci raccomandare da qualche pezzo grosso della Regione? Dobbiamo pagare qualche tangente a qualcuno (e con che soldi)? Noi non abbiamo nemmeno tanti voti per condizionare i politici. Quale sarà il nostro destino?».

La lettera non ha bisogno di commenti e preferiamo non farli, almeno fino a quando non vedremo la reazione della nuova amministrazione comunale alla quale la giriamo con la speranza che dalle parole della campagna elettorale, si passi alla soluzione dei problemi concreti e drammatici come questo.

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