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Truck center, nasce il Comitato 3 Marzo: sabato il corteo a Molfetta Dopo la sentenza di assoluzione dell'Eni, è stato istituito il Comitato, cui hanno aderito numerose associazioni, partiti e movimenti. Ispiratore Stefano Sciancalepore, padre di una delle 5 vittime
28 febbraio 2012

MOLFETTA - «Non far cadere nel dimenticatoio un’assurda strage», questo è l’obiettivo e il fine del Comitato 3 Marzo, nato su iniziativa di Stefano Sciancalepore, padre di una delle 5 vittime coinvolte nella strage della Truck Center il 3 marzo 2008, quando gli operai addetti alla manutenzione di una cisterna morirono in seguito all’inalazione di materiale altamente tossico presente nel suddetto serbatoio. Tante le associazioni, i partiti e i movimenti che hanno voluto aderire al Comitato per dare un segnale forte e per non far sentir soli nella loro battaglia i familiari delle vittime: PD, Sel, Rifondazione Comunista, Cgil Molfetta, Terre Libere, Circolo Arci, Le Macerie-Baracche Ribelli, Collettivo Studenti molfettesi in lotta, Cobas Molfetta, Cooperativa sociale Camera a Sud, Collettivo fotografico Rumore Collettivo e Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro.
Nella conferenza di presentazione i promotori hanno spiegato le motivazioni dell’iniziativa. «L’attuale governo deve occuparsi aprioristicamente del fenomeno – ha spiegato Giuseppe Filannino, coordinatore Cgil Molfetta (nella foto Mastropierro, Sciancalepore e Filannino) – si devono rispettare le regole, non si può risparmiare sulla sicurezza e addomesticare i controlli». Nulla però è cambiato rispetto a quel maledetto giorno di quattro anni fa. Lo sa bene Stefano Sciancalepore: «La sentenza di assoluzione dell’Eni ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. È una decisione sconcertante, perché questa multinazionale avrebbe prodotto il veleno presente nelle cisterna, ma il giudice l’ha assolta per insufficienza di prova».
L’ordinanza è stata emanata dal GUP di Trani, Maria Grazia Caserta, che ha accolto tutti i motivi dedotti nelle arringhe difensive nella sentenza che conclude il processo con rito abbreviato, in cui si sono costituiti parte civile due familiari delle vittime, il Comune di Molfetta e la Regione Puglia nei confronti dell’Eni e dei suoi alti dirigenti.
La Procura di Trani aveva aperto le indagini a chiusura del primo processo, in ossequio alla restituzione degli atti del giudice del primo processo, che tra l’altro aveva inviato la Procura alla verifica di ulteriori responsabilità. Non è escluso, quindi, che questo possa essere stato uno dei motivi che ha dato spunto alla difesa di sovvertire in pieno tutto l’impianto accusatorio.
Insomma, una vera e propria beffa, secondo Nino Mastropierro, con l’indifferenza dei mass media nazionali e regionali. «Il comitato è nato subito dopo la tragedia a far da contraltare alla particolare resistenza da parte degli organi d’informazione nazionale. In occasione dei processi non c’è stata la volontà di spiegare cosa stesse accadendo nei tribunali - ha aggiunto -. C’è stata connivenza tra i media nazionali e l’Eni che ha chiesto e ottenuto il processo a porte chiuse, quindi nessuno è a conoscenza di cosa sia successo realmente in quelle aule».
Dunque, in questa faccenda è venuta meno la fondamentale funzione della democrazia, sinonimo di libertà di stampa ed espressione. Pesanti condizionamenti dei poteri forti hanno influito sulla vicenda, oltraggiando la memoria delle vittime: nemmeno la magistratura è riuscita a far chiarezza e a capire le dinamiche dell’accaduto.
 
La macchina della solidarietà, però, non si è fermata. Sabato 3 marzo il Comitato ha organizzato un corteo che partirà alle ore 9 dalla stazione ferroviaria, sfilando per smuovere le coscienze e lottare per un futuro migliore, in cui la spasmodica ricerca del profitto e l’eccessiva e aberrante concorrenza non debbano più causare morti bianche.
 
© Riproduzione riservata
 
Autore: Davide Fabiano
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