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Successo dell’ “Edipo re” della compagnia del liceo Matteo Spinelli di Giovinazzo
23 dicembre 2017

GIOVINAZZO - Con l’ottima performance nel riadattamento dell’Edipo re di Sofocle, la compagnia teatrale del Liceo Classico e Scientifico di Giovinazzo “Matteo Spinelli”, sede aggregata dell’IISS “Amerigo Vespucci”, diretto da Francesco Allegretta, conferma la propria maturità, già validamente espressa in Antigone, spettacolo pluripremiato nella Rassegna di teatro scolastico “Talé Talé Talia”. La manifestazione ha avuto luogo in data 2 e 17 dicembre presso il Teatro San Giuseppe, gentilmente offerto dalla cooperativa Virgo Fidelis; un importante contributo alla rappresentazione è stato dato anche dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Giovinazzo.

Il collettivo, validamente sostenuto dalla prof.ssa Patrizia Petta, Secondo collaboratore del Dirigente scolastico, e dalla Compagnia “Senza piume”, in particolar modo da Anna Maria De Giorgio e Damiano Nirchio, si è cimentato con un testo di notevole complessità e sempre di straordinaria attualità. Un’opera che, come evidenziava Giovanni Bottiroli, riesce a trasformare un enigma fattuale in più profondo dilemma esistenziale. L’Edipo re si fonda su una ricerca di identità e verità al termine della quale, in seguito alla graduale attuazione del procedimento dell’agnizione, la conoscenza schiude una voragine di dolore, nella quale i protagonisti saranno inghiottiti.

I pregi dell’allestimento della compagnia “La locomotiva” sono molteplici. A dimostrazione di quanto la critica reader oriented non sbaglia quando attribuisce al lettore un ruolo importante nella vita di un testo, gli studenti hanno elaborato il copione, intercalando scene sofoclee, riprodotte con piena fedeltà al modello, con interpolazioni in chiave attualizzante. Muovendo in sostanza dall’innocente colpevolezza di Edipo, hanno fatto interagire il protagonista con figure storiche di individui condannati o resi oggetto di linciaggio morale nonostante la loro innocenza (si veda il caso di Sacco e Vanzetti o si consideri l’introduzione del ciclista Pantani) e personaggi quali Anna Bolena, intriganti, ma non certo meritevoli della cruenta fine loro riservata. Ne nasce un noir con venature psicanalitiche, che trae indubbiamente giovamento dalla scelta di ambientare le vicende negli anni Cinquanta: regia e interpreti riescono infatti a pennellare un’efficace atmosfera da detection in bianco e nero.

Un plauso ai giovanissimi attori, che si sono distinti per la valida dizione, la passione e la sicurezza con cui si sono rapportati ai ruoli assegnati (ricordiamo Marco Caputo, Edipo; Francesca Carannante, Giocasta; Gianmarco Bonserio, Creonte; Nicola Dibitetto, Sacerdote/Sacco; Federica Lacalamita, Tiresia; Vincenzo Fiorentino IVBS, Tiresia; Alice Palermo, prima corifea; Maria Teresa Bruni, seconda corifea; Irene Piscitelli, terza corifea; Umberto Marchiselli, Nunzio di Corinto; Vincenzo Fiorentino IIIBS, pastore; Daniela M. Depalma, serva; Sara Caputo, Anna Bolena; Luigi Cannato, Marco Pantani; Melissa Strisciuglio, Giovanna D’Arco; Mario Boccardi, Vanzetti; Lorena Fiore, Hannah Arendt; Antonio Livio De Vitis, Galileo Galilei; Francesca Panarelli, Sophie Scholl; Simona Drago, Ipazia; tecnici del suono: Claudia Depalma e Giuseppe Dagostino). Particolarmente suggestiva appare l’adozione della Ringkomposition, con il ritorno nel finale del motivo musicale d’apertura e della medesima disposizione degli attori sulla scena, a indicare forse l’eterna ciclicità della ricerca di sé, che da sempre conduce e sempre condurrà l’uomo a contatto con il proprio lato oscuro, inducendolo a scoprirsi innocentemente colpevole e a odiare la luce del sole.

© Riproduzione riservata

Autore: Gianni Antonio Palumbo
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