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Solo quattro gatti dell’amministrazione di destracentro alla celebrazione del 25 aprile a Molfetta. Due cerimonie: una della giunta e dell’opposizione di destra e l’altra della sinistra
Le due celebrazioni contrapposte
27 aprile 2018

MOLFETTA – Un anniversario del 25 aprile che a Molfetta divide, soprattutto perché la sinistra non si riconosce nell’amministrazione comunale di destracentro (il noto ciambotto) e non partecipa al corteo, ma ne organizza uno alternativo con Rifondazione, Potere al Popolo e Sinistra italiana, oltre agli antifascisti molfettesi.

Una manifestazione sottotono con quattro gatti a rappresentare le istituzioni (si è notata l’assenza della destra oggi mascherata da sinistra per opportunismo e per ricevere prebende da Emiliano) e questo la dice tutta sul rispetto che questi amministratori hanno dei valori della Resistenza, che non hanno mai riconosciuto. Non dimentichiamo che provengono da Alleanza nazionale e dalla destra dell’ex sindaco ed ex senatore Antonio Azzollini (stranamente questa volta rappresentato dalla prestanome De Bari e dal fido Pino).

Ma il vuoto evidente è stata anche una dimostrazione di mancanza di rispetto verso il sindaco, il cui imbarazzo era evidente, soprattutto quando ha visto i presenti che si potevano contare sulle dita di due mani: la senatrice Carmela Minuto, il presidente del consiglio Nicola Piergiovanni, la vice sindaco Sara Allegretta, Isa de Bari, Pino Amato che sfoggiava vistosi occhiali da Maldive, Sara Castriotta, Giuseppe De Nicolò, Fulvio Spadavecchia e Giacomo Salvemini, con uno storico antifascista quasi novantenne, Vitangelo Solimini anch’egli con l'espressione meravigliata per una presenza così mortificante dei rappresentanti istituzionali.

Assenti gli assessori Gabriella Azzollini, Pasquale Mancini, Pietro Mastropasqua, Ottavio Balducci. Per fortuna che il sindaco possiede diverse deleghe, così, almeno sulla carta, la presenza era virtualmente più cospicua, perché Tommaso Minervini rappresentava tutti.

Questa defezione amministrativa ha reso ancora più marcata e giustificata, l’organizzazione dell’altra manifestazione della sinistra. C’è stato un momento in cui il sindaco ha sperato in cuor suo che il corteo della sinistra si unisse ai quattro gatti istituzionali (tranne i rappresentanti delle Forze Armate e della Polizia municipale oltre alle associazioni combattentistiche presenti in massa con i loro labari) convenuti nella villa comunale e, con un cenno della mano, ha indicato alla funzionaria Rosa Losito, che dirigeva le operazioni, di attendere ancora un po’ per il suo discorso, perché l’altro corteo stava percorrendo il lato esterno della villa comunale. Poi la sinistra e gli antifascisti hanno svoltato verso la Chiesa di San Bernardino e il cippo dedicato al sindaco Carnicella assassinato nel 1982, per dirigersi verso Corso Umberto, Via Margherita e concludersi a Piazza Paradiso, dopo aver deposto una targa allo stadio Petrone (a ricordo di Benedetto ucciso dai fascisti a Bari) e cancellato ancora una volta la scritta che indica la strada dedicata ad Almirante, fucilatore di partigiani. Ricordiamo che c’è stata una richiesta specifica di cambiare l’intitolazione alla strada (forse sarebbe opportuno anche cancellare l’altra strada imbarazzante di Molfetta: via Bettino Craxi).

Dopo la deposizione della corona di alloro al Monumento ai caduti, il sindaco Tommaso Minervini ha pronunciato il rituale discorso sui valori della Resistenza, attento a non urtare la suscettibilità dei suoi alleati di destra che non riconoscono la festa del 25 aprile e vorrebbero celebrare anche i repubblichini uccisi dai partigiani.

Minervini dopo aver ricordato la figura degli educatori e degli insegnanti antifascisti come Tommaso Fiore di Altamura, che per alcuni anni ha insegnato nel Liceo di Molfetta, ha sottolineato che dire che credere che ci fossero due fazioni, i buoni (i partigiani) e i cattivi (i repubblichini fascisti di Salò) avrebbe negato la radice della liberazione italiana. E per giustificare questo falso storico, il sindaco (un tempo socialista) ha detto che il 25 aprile accomuna tutti (un altro ciambotto?) perché celebra prima di tutto, i diritti dell’uomo. Che si deve fare per governare con la destra!

E questo discorso ambiguo e offensivo per la storia e per le vittime della Resistenza ai nazifascisti, ha fatto sì che molti partecipanti al corteo, molto più numeroso, della Sinistra, confermassero la validità di una celebrazione alternativa.

Non è vero che non esistono più destra e sinistra e la manifestazione del 25 aprile lo ha dimostrato, facendo cadere le ipocrisie anche del Pd locale che sostiene, in pratica, una giunta di destra formata non da partiti, ma da liste civiche.

Molfetta ancora divisa a pochi giorni dalla visita di Papa Francesco: ecco cosa resta dello storico evento in una città dove anche la memoria si è perduta sulla strada degli interessi politici di chi non ha storia, ma bada solo alla conquista delle poltrone e del potere, calpestando gli ideali della città di Gaetano Salvemini, che resta profondamente antifascista.

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