Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Socialisti a Napoli. Il dopoguerra tra storia e memoria
NAPOLI – 29. 12. 2006 La ricca e variegata bibliografia su Napoli si arricchisce di un altro testo – Socialisti a Napoli. Il dopoguerra tra storia e memoria (Ciro Raia, Libreria Dante & Decartes, Napoli 2006) –, che ha il merito di offrire al lettore sia una precisa e documentata ricostruzione del PSI napoletano sia uno spaccato della storia della città tra il 1943 e il 1953. Il saggio di Ciro Raia – cultore di storia e biografo di Gaetano Arfé (nella foto, partigiano durante la Resistenza) – si caratterizza per la meticolosa acquisizione ed avvincente esposizione delle testimonianze orali rilasciate da alcuni dei maggiori protagonisti della vita politico-culturale dell’epoca, quali, solo per citare i nomi più famosi, Maurizio Valenzi, Pietro Lezzi, Gaetano Arfé e Giorgio Napolitano. Testimonianze che vengono confrontate criticamente dall’autore con le coeve fonti giornalistiche. In effetti, il testo, da un punto di vista metodologico, fa leva sulle fonti orali per colmare una grave lacuna documentaria sulla storia del PSI a Napoli, in quanto sono letteralmente introvabili sia i verbali della Federazione locale che i documenti privati. Ciò rende il testo in oggetto ancora più prezioso ed interessante, in quanto la narrazione delle vicende che vi vengono esposte non procede in modo asettico ed impersonale, ma è vivificata dalla memoria di alcuni dei diretti protagonisti, nonché arricchita dalle loro riflessioni e dalle loro passioni, restituendoci, così, l’idea di una storia fatta dagli uomini per gli uomini. La narrazione parte dal difficile dopoguerra per giungere sino alla segreteria De Martino attraverso la ricostruzione dell’esperienza del Fronte popolare e delle lotte cittadine dei primi anni Cinquanta. Ne emerge, nel complesso, un’immagine di Napoli e della Federazione locale del PSI con tratti chiaro-scuri, i quali, tuttavia, non alimentano falsi stereotipi, ma tendono a restituirci una ricostruzione ed una valutazione degli uomini e degli avvenimenti dell’epoca lucida ed obiettiva, ricordandoci personaggi ancora oggi illustri affiancati dai ceti lavoratori, che con le loro speranze, i loro sacrifici e le loro lotte contribuirono ad edificare una società proiettata verso la realizzazione degli ideali di libertà, uguaglianza e giustizia sociale. Tuttavia, osserva Raia, probabilmente: “[…] l’assenza di una struttura di partito monolitica – a immagine di quel centralismo democratico, che permise al PCI, tra l’altro, di difendersi dal trasformismo – che, pur ispirandosi a un criterio di democrazia e libertà, accoppiata alla storica frantumazione in frazioni o alla contrapposizione di gruppi, favorì, spesso, scelte personali opportunistiche e rinunciatarie di princìpi ideali e collettivi (ivi, p. 194)”. Sullo sfondo delle lotte politiche per l’emancipazione sociale da un lato e di quelle grette, clientelari e personali dall’altro emergono le personalità di due tra i maggiori esponenti del PSI locale e nazionale – Francesco De Martino e Gaetano Arfé – dall’autore giustamente riproposti alle nuove generazioni come saldi modelli di riferimento per una politica che, basata sulla coerenza tra pensiero e azione, miri alla realizzazione del bene comune. Salvatore Lucchese
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