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Sicurezza a Molfetta, un brutto inizio d’anno: tre auto bruciate in 5 giorni. Ma per l’amministrazione comunale va tutto bene. Le accuse del Comitato di quartiere Piazza Paradiso
07 gennaio 2018

MOLFETTA – Un brutto inizio d’anno per Molfetta e per l’amministrazione comunale di destracentro di Tommaso Minervini che governa la città.

Sono già 3 le auto bruciate in appena 5 giorni. Se questa media (ci auguriamo di no) dovesse essere mantenuta, ci sarebbe da preoccuparsi.

Venerdì notte, infatti, intorno alle 23, una vettura ha preso fuoco in via Manzoni, angolo via Solferino. Le fiamme si sono poi allargate ad un’altra automobile, anch’essa andata distrutta.

“Quindici” da anni lancia l’allarme eppure sembra che la storia delle vetture bruciate stia diventando una routine e che non faccia più notizia anche per l’atteggiamento degli amministratori che finiscono quasi con l’accettare con rassegnazione questo fenomeno, perché avviene da anni. Ma allora qual è la novità della coalizione “ciambotto”?

Nel “brodo di cottura(?!)” per “comportamenti abnormi”, come dice il sindaco a qualche sito locale? Eppure Tommaso Minervini va a sfilare alla manifestazione dei sindaci a Bitonto per la morte dell’anziana donna uccisa da un criminale in un regolamento di conti, ma non mette in atto un piano per la sicurezza a Molfetta. E la notte di San Silvestro si limita a pagare inutilmente (altro spreco di denaro pubblico?) qualche guardia privata per sorvegliare Piazza Paradiso. E dopo una notte di fuoco, afferma che è andato tutto bene, anche se il Comitato di quartiere (che torna a riunirsi il 9 gennaio alle 19) accusa: mancanza di controllo e abbandono della piazza, disordine organizzativo, commerciale e di circolazione stradale, e lamenta che i colpevoli delle esplosioni di botti a Capodanno non siano stati in alcun modo individuati e sanzionati, eppure i botti sono stati venduti alla luce del sole e nessuno è intervenuto. Il sindaco sottovaluta il problema quando sostiene che negli altri Comuni è stato peggio con feriti e maggiori danni. E parla di sciacallaggio e di “manine politiche” che condizionano la città.

Finora di manine che condizionano la città si sono viste solo le manone emiliane che hanno fatto cadere l’amministrazione di sinistra per dare vita a Molfetta al ciambotto locale, laboratorio, come sempre del più grande ciambotto regionale con la destra (vedi accordo con Di Cagno Abbrescia) in atto in questi giorni.

Oppure l’assessore alla sicurezza Pasquale Mancini che, invece, non vuole arrendersi, ma è ancora alla ricerca di una strategia e si prepara a chiedere l’aiuto dei cittadini e della magistratura per questo. Intanto dice che siamo già a 263 incendi in 8 anni e quindi il fenomeno non è una novità e non riguarda l’attuale amministrazione.

Nel gioco dello scaricabarile a rimetterci è tutta la città che assiste impotente alla cronaca delle auto bruciate, senza un motivo, senza che il fenomeno possa essere arginato.

I cittadini sono preoccupati e chiedono risposte concrete, non comunicati stampa o interviste compiacenti con media amici.

Quando si dà un messaggio del tipo “liberi tutti” il risultato è città sempre più sporca, niente sanzioni e poca sicurezza, occorre passare dalle parole ai fatti che finora non si sono visti. Forse il sindaco non dovrebbe dimenticare che la sua coalizione è fatta di personaggi che per molti anni hanno condiviso con l’ex sindaco Azzollini una gestione superficiale e permissiva della città. Oggi ne paga le conseguenze. E questo è il suo punto debole.

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