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Sì alla differenza, no all’indifferenza: la performance contro la violenza sulle donne al Liceo Classico di Molfetta Le riflessioni artistiche dei liceali in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne
26 novembre 2019

MOLFETTA - Tante, troppe le donne intrappolate in una barriera alla percezione diretta di se stesse. Tanti, troppi gli uomini intrappolati nell’interiorizzazione delle rappresentazioni correnti del mondo, sempre più frequentemente scambiate per la maniera più naturale di vedere la realtà.

Per tutti loro, e per tutti noi, anche quest’anno, dalle mura imponenti del Liceo Classico “Leonardo da Vinci” di Molfetta, si è elevato un grido che è passato anche attraverso la potenza dei simboli.

La struttura circolare della settima edizione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne targata “da Vinci” si è aperta con una denuncia, mirata a sollevare la portata della violenza di genere, che prima ancora di nascere sui mass media nasce nelle case, e si è conclusa con la speranza, rappresentata da una coreografia sulle note di “Va pensiero”.

Un pensiero critico e costruttivo, come quello che c’è dietro l’organizzazione della performance-simbolizzazione curata dalle docenti Emilia de Ceglia, Eleonora Sciancalepore, Rossella Lezza, Maddalena Salvemini e Marta Giancaspro, e recepita attivamente dalla cittadinanza, chiamata a raccolta dal consueto suono della sirena.

L’ allarme rimbomba nelle orecchie ma soprattutto nei cuori. Il flash mob ad inizio performance, in contemporanea ad un happening durante il quale dieci studenti hanno disegnato, in rosso, la propria idea di violenza su un murale raffigurante sagome di donne, hanno suscitato i primi brividi, che la musica dal vivo e i brani “Gli uomini non cambiano” di Mia Martini e “Ave Maria” di Fabrizio de Andrè, affidati al talento dei giovani studenti, hanno solo potuto intensificare.

Ad intensificarsi più di tutto, durante le attività tenute dalle docenti in preparazione alla manifestazione, e culminate in un momento di condivisione di quanto appreso, è stata la riflessione su un tema che non riguarda le donne o gli uomini, ma gli esseri umani indistintamente.

A protestare contro la violenza di genere nella mattina del 25 novembre, attraverso stralci tratti sia dal mondo classico sia da quello contemporaneo, c’erano ragazzi consapevoli. Consapevoli di come il genere sia solo una delle variabili che modula l’incontro con l’altro, consapevoli di come essere donne significhi essere tanto degne quanto gli uomini di godere dei diritti umani, consapevoli di come la lotta contro la violenza tacita, ancor più ardua di quella contro la violenza manifesta, non possa prescindere dall’innalzamento della qualità delle relazioni e del grado di cultura, innocua arma contro la paura.

Neanche per la paura di dimenticare c’è spazio nell’atrio del Liceo Classico, dove è stato installato un libro/memoriale ad otto facciate realizzato per l’occasione, e completato durante la performance con le foto delle più recenti vittime di violenza, mostrate dalle alunne ai presenti in uno dei momenti più toccanti dell’intera iniziativa. Si tratta dell’oggetto-simbolo individuato come tale per la sua efficacia e per la sua capacità di penetrare in maniera ancora più immediata nei cuori di chi, durante la settimana in cui è possibile visionarlo, si fermerà ad osservarlo. Un implicito invito a fermarsi a pensare senza pensare di fermarsi.

Restare immobili dinanzi alla disumanità e accettare passivamente quanto accade equivale ad eliminare ogni forma di rispetto e di dignità. Equivale a non riconoscere gli altri, e se stessi, come persone. Tutto questo sarebbe impensabile per una comunità scolastica che si impegna ogni giorno a trasmettere il valore della differenza, non dell’indifferenza.

© Riproduzione riservata

Autore: Sara Fiumefreddo
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