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Serata all’opera: gli studenti del Liceo Classico di Molfetta al Petruzzelli di Bari per Tancredi
Il gruppo dei ragazzi del Liceo Classico
22 ottobre 2018

MOLFETTA - «Di frenar non son capace questo cor che vola da te»: ecco una delle frasi in cui si condensa la prima tappa del progetto “Una serata all’opera”, che ha portato una rappresentanza di studenti del Liceo Classico “Leonardo Da Vinci” di Molfetta, accompagnata dalla dirigente scolastica Anna Margherita Bufi e dalle docenti Emilia de Ceglia, Domenica Iacobellis, Rossella Lezza e Mara Zaza ad assistere al Teatro Petruzzelli di Bari alle prove generali di un melodramma di Gioacchino Rossini che prende spunto dall’omonima tragedia di Voltaire.

Definita un’opera seria poiché composta nel periodo delle guerre napoleoniche in funzione celebrativa dall’autore, generalmente dedito ad opere comiche, “Tancredi” ha messo alla prova l’attenzione dei giovani studenti, la cui visione è stata agevolata dalla lezione propedeutica al melodramma tenuta dalla prof.ssa Marilena Gaudio.

Le fioriture che hanno contribuito alla staticità dell’opera, regia di Pierluigi Pizzi, non hanno precluso il pathos che ha funto da file rouge tra le varie scene. 

Dalla tregua sancita fra Argirio, re di Siracusa, e Orbazzano, duca di Sicilia, alla cerimonia nuziale interrotta grazie all’espediente della lettera intercettata, risalente alla drammaturgia euripidea, l’opera ha permesso al pubblico un viaggio completo nella vasta gamma delle emozioni umane. Prima fra tutte l’amore, duplicemente rappresentato: quello vero ma ostacolato di Amenaide e Tancredi e quello non corrisposto ma con doppio fine di Orbazzano nei confronti della bella Amenaide.

Anche sull’affetto gioca molto Rossini nel rapporto fra Argirio e sua figlia Amenaide, la quale ha tutte le carte in regola per essere l’eroina coraggiosa, la cui peculiarità è data dal sacrificio che è pronta a compiere in nome dell’amore. Lo stesso sacrificio che contraddistingue anche Tancredi, impersonato da una donna perché anticamente interpretato da uomini castrati, pronto a combattere per difendere la sua amata. Ed è così che viene offerto lo spunto per un’ulteriore tematica, quella bellica, non solo fonte di tutte le vicende pregne di fraintendimenti ed equivoci, ma anche conclusione dell’intera opera. Proprio a causa della guerra perde la vita l’eroe che dà il nome al melodramma e la cui unica gioia in punto di morte è data dall’accertata fedeltà di Amenaide, messa in discussione per via del biglietto intercettato, da cui deriva l’intero complesso sviluppo dell’opera.

 Netta la contrapposizione tra i semplici costumi e la mastodontica scenografia, perfettamente in grado di riportare gli spettatori nella Sicilia del 1005, teatro della lotta che vide i siciliani contrapporsi ai bizantini.

Se l’essenzialità dei pepli ha comunicato attraverso il cambio dei colori, ora chiari nella tranquillità, ora scuri nei momenti di tensione, la scenografia ha parlato da sola della maestosità del melodramma, nel quale sono presenti tutti i registri vocali. Quelli maschili del tenore e del basso, rispettivamente appartenenti ad Argirio (Michele Angelini/Alasdair Kent) e ad Orbazzano (Pietro Spagnoli) e quelli femminili del contralto, del soprano e del mezzosoprano, rispettivamente di Tancredi (Cecila Molinari/ Lilly Jorstad) Amenaide (Valentina Farcas/ Francesca Sassu), Isaura (Alessia Nadin) e Roggiero (Nozomi Kato)

L’opera è stata valutata impegnativa ma al contempo estremamente ricca di spunti di riflessione, di topos, di sentimenti, di trovate drammaturgiche e stilistiche ed ha pertanto soddisfatto gli spettatori. Ma è solo il primo degli appuntamenti mirati a permettere di captare sulla scena quegli elementi che gli studenti dalla formazione classica evidenziavano sui testi scolastici. Al prossimo appuntamento i giovani saranno catapultati nel mondo di Giuseppe Verdi con la sua “Traviata”.

© Riproduzione riservata

Autore: Sara Fiumefreddo
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