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Scout Agesci e Cngei di Molfetta mobilitati nella sensibilizzazione alla lotta contro le mafie “Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che li portò a lottare!”
15 aprile 2018

MOLFETTA - Sensibilizzazione ed informazione sulla lotta contro le mafie, questi sono stati i due caposaldi su cui è stata incentrata l’iniziativa dei gruppi scoutistici della città, nel Parco della Legalità “Gianni Carnicella”, nei presi dell’Ipercoop di Molfetta.

Risultato della concretizzazione del “Capitolo”, strumento metodologico della Branca RS (Rover e Scolte: con i primi si qualificano gli scout maschi e con le secondo le scout femmine) che consta di varie fasi: scelta di un argomento da sviscerare, ricerche, raccolta delle informazioni e riflessione su di esse, concretizzazione dell’argomento al fine di ottenere un riscontro pragmatico ed utile alla società, nell’ottica della prerogativa del Clan: la cittadinanza attiva. Capitolo che è stato sviluppato dai Clan “Cime Bianche” del Molfetta 1 AGESCI, “Antonio Patruno” del Molfetta 4 AGESCI e la Compagnia “Orione” CNGEI e con il con il contributo del Noviziato, afferente ai gruppi Molfetta 1-4 per quanto riguarda la logistica dell’evento. Con la partecipazione dei gruppi scout Molfetta 1 AGESCI; Molfetta 4 AGESCI ed il gruppo scout CNGEI di Molfetta. Evento che ha visto protagonista il vero metodo scout che consta in attività mirate all’informazione e ludiche, con finalità di sensibilizzazione ed informazione rivolte a tutte le fasce d’età.

“Quindici” ha intervistato due Rover ed una Scolta: Antonio, Cosmo e Valeria e iscritti al Clan del Molfetta 1, insieme ad uno dei loro Capi: Luca Gadaleta, Capo Clan del Molfetta 1 e del Molfetta 4. Di seguito la loro testimonianza.

Perché avete scelto come argomento del Capitolo la sensibilizzazione e l’informazione riguardo la lotta contro le mafie?
«Abbiamo preso spunto dal tema affrontato nel Capitolo dalla Marcia di Libera (Associazione nomi e numeri contro le mafie), in occasione della XXIII Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si è tenuta a Foggia il 21 marzo. Avendo partecipato, non come membri dello scoutismo, ma come singoli studenti; ci siamo accorti di non avere un’adeguata famigliarità con l’argomento e ci siamo voluti informare. Inoltre, abbiamo improntato le nostre ricerche nella direzione della mafia locale, quella che consta in omicidi; contrabbando; attività illegali e che si alimenta dell’omertà»

Quali attività avete deciso di svolgere all’insegna della sensibilizzazione ed informazione sulla lotta contro le mafie?
«Ci siamo focalizzati sull’ecomafia che comprende sia la biomafia che l’agromafia. Abbiamo progettato una serie di attività che si sono diversificate in base alla fascia di età rivolte alle branche L/C (Lupetti e Coccinelle) bambini scout dai 8 agli 11 anni e E/G (Esploratori e Guide): ragazzi scout dai 12 ai 15 anni e alla nostra branca R/S di rover e scolte dai 16 ai 20 anni. L’iter che abbiamo seguito è stato quello del classico metodo scout: scelta della tematica da affrontare e svolgimento di attività informative e ludiche nella cornice insolita del Paradiso di Dante, un Dante sui generis che ha parlato con le vittime delle mafie, le quali avevano la bocca tappata dai mafiosi e chiedevano aiuto ai ragazzi per raccontare la propria storia. Ogni vittima di mafia è stata assegnata ad un gruppo e ogni gruppo doveva utilizzare la tecnica espressiva congeniale (scenette e quadri fissi) per raccontare la storia della vittima assegnata. Le vittime delle mafie menzionate sono Vito Schifani, Nicolina Biscozzi (33 anni, compagna di Vincenzo Carone, sospettato di essere vicino ai clan della Sacra Corona Unita, Brindisi); Sergio Cosmai (1949-1985, Bisceglie); Michele Fazio (16 anni, morto nel 2001 nel cuore di Bari Vecchia); Domenico Petruzzelli (3 anni, morto crivellato di colpi a Taranto nel 2011), Maria Colangiuli (70 anni, Bari); Raffaella Lupoli (11 anni, vittima di una sparatoria, morta a Taranto nel 1997) e Giovanbattista Tedesco (carabiniere italiano morto a causa della Sacra Corona Unita nel 1989 a Taranto)». Valeria ci ha illustrato una tipologia di gioco avvenuta nel suo gruppo, i cui giocatori erano i ragazzi del Reparto divisi in piccoli gruppi, i quali corrispondevano a diverse società. L’obiettivo dell’attività ludica era arricchirsi attraverso monete scalpi (che personificavano il denaro) con mezzi leciti e non, in società regolate da un corpus di leggi. Dopo aver svolto interamente il gioco ed aver notato che alcuni gruppi si arricchivano in maniera illegale: compiendo furti e rapine nelle banche in modo da non permettere un benessere economico di nessun gruppo-società, si è voluto stigmatizzare che anche se un piccolo gruppo non segue le leggi che regolano la società, anche gli altri si sentono autorizzati ad usare i mezzi che vogliano per perseguire gli stessi o altri fini, facendo regnare un’anarchia che non porta a nulla. Antonio, invece, ci ha spiegato un’attività ludica rivolta ai Lupetti (i più piccoli), in cui l’argomento era l’agromafia: seguendo lo schema di un classico ruba bandiera, i bambini erano stati divisi in due gruppi: agricoltori e mafiosi, i primi dovevano difendere il raccolto con mezzi legali e i secondi dovevano usurpare terreni di altre proprietà e assumevano un comportamento sleale; per spiegare che con i metodi della legalità si tutela l’ambiente e la persona, con i metodi dell’illegalità si mina ad ogni principio fondante la società.

Come hanno recepito il messaggio i vostri compagni scout?
«Tirando le somme i gruppi che sono stati verificati durante la verifica hanno tutti espresso un parere positivo sia per le modalità utilizzate, sia per l’aspetto divertente dell’iniziativa ma soprattutto perché ha lasciato il segno. La lotta contro le mafie è un argomento poco trattato, finanche nelle scuole, è stato veramente destabilizzante constatare che alcuni ragazzi confondessero Vito Schifani, agente della scorta di Giovanni Falcone, con un contrabbandiere e Paolo Borsellino con un camorrista! E’ stato sorprendente vedere come l’aumento delle conoscenze a riguardo, la sensibilizzazione e la sete di conoscenza, alimentata dalla curiosità, abbiano portato a perseguire il nostro fine: la cittadinanza attiva. La scelta della location non è stata casuale: il parco della Legalità “Gianni Carnicella” è un terreno fruibile a tutti, previa autorizzazione dell’associazione “Libera” e del Comune di Molfetta, ma incolto e poco adatto all’utilizzo prima dell’intervento operoso dei nostri ragazzi, volto alla bonifica della flora spontanea e alla sistemazione di punti agibili alla sosta nel verde. Vorrei precisare che il contributo dell’ins. Franca Carlucci e dott. Giovanni Tritto, referenti del coordinamento del presidio dell’associazione “Libera”, sezione di Molfetta e della prof.ssa Caterina Poli, referente formazione dell’Associazione a livello regionale; è stato determinante per l’ottima riuscita dell’iniziativa», dice il Capo Clan Luca, che ci spiega la modalità della verifica.

Come vi siete sentiti a riguardo?
«E’ stata sicuramente una giornata formativa, che ha arricchito il nostro bagaglio culturale e che ci ha fatto sentire parte integrante ed attiva della nostra società». Antonio ha sottolineato che si potrebbe fare di più per estirpare definitivamente la disinformazione su un argomento che dovrebbe essere alla portata di tutti; Valeria ha messo in luce che l’aspetto della ricerca, punto di partenza dell’attività, è stato coinvolgente e ha permesso l’interazione con realtà poco conosciute legate al territorio pugliese. In fine il Capo Luca ci ha descritto il momento conclusivo della giornata come circostanza di massimo raccoglimento e riflessione: lasso di tempo in cui è stata intonata con le chitarre la canzone dedicata alla morte di Peppino Impastato, ennesima vittima di Cosa Nostra: “I cento passi” dei Modena City Rumbles. Colonna sonora del film che lo ha visto protagonista, il cui nome deriva dal numero di passi che occorre fare a Cinisi, per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti. Da ultimo sono stati consegnati dal gruppo organizzatore, alcuni ricordini della giornata con la bandiera della pace, per perpetuare il suo significato nelle memorie dei partecipanti e nel tempo.

© Riproduzione riservata

Autore: Marina Francesca Altomare
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