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Scegliere e farsi scegliere da Lui, il messaggio di Natale del vescovo di Molfetta
22 dicembre 2017

Carissimi, in occasione del Santo Natale auguro a me e a ciascuno di voi di essere Sentinella del mattino, un ruolo da esercitare di più perchè siamo sordi. Sordi non perchè non vogliamo sentire, ma perchè non vogliamo vedere. Vige intorno e dentro di noi una preoccupante cecità e un oscurantismo etico, religioso e antropologico. Vorrei che questo Natale fosse un risveglio, per noi che abbiamo la fortuna di essere toccati dal messaggio cristiano, ancora oggi. Il Signore è venuto per noi, è entrato nel nostro cuore, però lo abbiamo ridotto a un personaggio fra i tanti che affollano i nostri presepi, le nostre case e le nostre coscienze. Bisogna scegliere e farsi scegliere dal Signore! Apprendiamo proprio da don Tonino Bello, alla vigilia del suo 25° dies natalis, l’essere Sentinella della Società e anche della Chiesa. Affiniamo le antenne del nostro sentire! Accanto all’affermazione di San Paolo, che la fede nasce dall’ascolto, non trascuriamo quella di San Giacomo, che la fede senza le opere è morta. Coniughiamo perciò udito e tatto, ascolto e carità. Faccio appello perchè si aprano le porte del cuore e delle case ai più bisognosi, in particolare ai giovani: siano loro, come dice Isaia, a segnare l’ora esatta in cui il Signore bussa alle porte della storia ed entra prepotentemente come guida della nostra vita.

Auguri! Vostro, +DomenicoVescovo

 

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Secondo le Scritture Giuseppe e Maria erano giunti da Nazareth per presentarsi al censimento ordinato da Cesare Augusto, allora all’apogeo della gloria. Tra i milioni di anime censite in quei giorni, l’anima nata quella notte a Betlemme era certo, in termini temporali, la più insignificante. Era una storia di confronto tra un potente della Terra, venerato come un dio, e il più umile dei suoi sudditi. Ma i loro ruoli erano destinati a rovesciarsi. Gesù avrebbe regnato nei secoli sulla mente e sul cuore degli uomini, e Augusto avrebbe continuato a esistere soltanto nei libri di storia e nelle rovine polverose. La storia di Gesù, della sua nascita, di ciò che disse e fece, e di come lasciò il mondo pur restandovi, è certo stata ripetuta, meditata, analizzata e illustrata più di qualsiasi altra. Quante versioni e interpretazioni! Abbiamo il Gesù storico, il Gesù combattente per la libertà, il Gesù proletario. L’attuale chiave interpretativa del messaggio essenziale di Gesù vuole che il suo regno sia di questo mondo, che l’uomo possa vivere di solo pane e debba accumulare tesori sulla Terra che si trasformino possibilmente in un crescente prodotto nazionale lordo. Quanto più impariamo sulla vita di Gesù, tanto meno lo comprendiamo e seguiamo i suoi insegnamenti. E certamente le sue parole devono essere considerate immortali, se sono sopravvissute nel tempo a tutti i critici, soprattutto a quelli moderni. E allora o Gesù non fu mai, oppure Egli ancora oggi esiste. Pur valutando il quotidiano che il trascendentale, ancora oggi Gesù vive nella nostra realtà. Temendo il tramonto della civiltà occidentale, e l’approssimarsi di un’epoca oscura, l’apparente collasso della fede è desolante. Ma poi, all’improvviso, nel posto più improbabile, leggiamo le pagine di un Solgenitsin, e negli squallidi tuguri di Calcutta una Madre Teresa, coi suoi Missionari della Carità, realizza il messaggio d’amore di Gesù. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare. Ero estraneo e mi avete accolto. Ero malato e mi avete curato”: parole che prendono vita nell’adempimento del comandamento che ci impone di vedere nel volto dell’Umanità che soffre il volto stesso di Gesù. Egli chiese ai suoi discepoli più di quanto abbia chiesto qualunque altro maestro; di fare il bene a coloro che ci fanno del male; di pregare per coloro che ci perseguitano; di porgere l’altra guancia; di donare anche il mantello a chi ci ha tolto l’abito; di percorrere due chilometri con chi ci ha chiesto di accompagnarlo per un chilometro, non soltanto di non uccidere, ma di non lasciarci cogliere dall’ira. Il suo insegnamento andava dal più sublime misticismo al più crudo realismo, escludendo le vie di mezzo, i lussureggianti pascoli del liberalismo e della benevolenza dove sguazzano gli editorialisti e i sapientoni degli odierni mass-media, e dove soffia senza fine il vento fastidioso della retorica. Egli non ci ha dato u8n piano d’azione, e nemmeno un codice etico, e neppure un programma di riforme. Ci ha dato quelle contraddizioni meravigliosamente illuminanti: i primi saranno gli ultimi; i più poveri saranno i più ricchi; i più deboli i più forti; i più oscuri i più celebrati. Quanto a me, essendo prossimo alla fine, queste “scandalose parole” mi appaiono sempre più ricche di fascino e di significato. Svegliandomi la notte, come fanno spesso i vecchi, mi sento per metà fuori dal mio stesso corpo, sospeso fra la vita e la morte, con l’eternità a filo d’orizzonte. Vedo la mia vecchia carcassa, abbandonata fra le lenzuola, scolorita e consumata come un pezzo di carta gettato fra i rifiuti e, sospeso sopra di essa, me stesso, come una farfalla libera dalla crisalide e pronta a volare. Sanno i bruchi che stanno per risorgere? Che da poveri esseri striscianti si trasformeranno in creature dell’aria , con ali dai magnifici colori? Se qualcuno glielo dicesse, ci crederebbero? Immagino i vecchi, goffi bruchi, scuotere la testa e dire: no, non può essere, è tutta fantasia. Eppure, nel limbo fra la vita e la morte, mentre gli orologi della notte battono inesorabilmente le ore e il cielo buio e implacabile non dà un solo lampo, o uno squarcio di grigio, odo quelle parole: “Io sono la resurrezione e la vita” e mi sento trasportare lontano, nel gran mare della gioia e della pace. – FELICE NATIVITA’ a tutti gli uomini di buona e cattiva volontà.


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