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Ritardi nella consegna della rivista mensile “Quindici”. Poste italiane, se le conosci, le eviti. Campioni di inefficienza soprattutto in Puglia. La confusione del Cmp di Bari e rimpallo di responsabilità con l’ufficio recapiti di Molfetta Un disastro nazionale che provoca danni economici. La disorganizzazione e il disservizio sono una regola nel centro distribuzione del capoluogo pugliese
31 ottobre 2019

MOLFETTA – Gli abbonati alla rivista “Quindici” non hanno ancora ricevuto il giornale a casa. Forse arriverà oggi, se non si tratterà dell’ennesima bugia di Poste italiane che, dopo un rimpallo di responsabilità, tra il Cmp di Bari e l’Ufficio recapiti di Molfetta, dimostra tutta l’inefficienza e la disorganizzazione del sistema. La rivista è stata consegnata 15 giorni fa alle Poste, ma sarà rimasta ferma al Cmp. Eppure non siamo in dicembre, quando la posta da recapitare aumenta. Sarà per l’aumento vertiginoso di pacchi di Amazon, un incremento anche economico, ai quali viene data la precedenza, ma restano i ritardi, che fanno perdere denaro ai clienti piccoli, come gli editori.
Da bravi giornalisti abbiamo cercato di informarci, ma nessuno è stato in grado di dare una risposta, nessuno di fornire nomi e numeri di dirigenti: una sorta di omertà che rappresenta un insulto ai cittadini che pure pagano il servizio.
Dal Cmp di Bari assicurano che la rivista è stata “lavorata” 15 giorni fa, all’ufficio recapiti di Molfetta garantiscono (dopo una nostra vivace protesta) che è tutta colpa del Cmp che ha fatto pervenire solo ieri i giornali da distribuire. Uno scaricabarile vergognoso, che i cittadini devono conoscere!
Che le Poste italiane siano campioni di inefficienza nazionale è noto a tutti. Il caos è la regola. Ma le cose si vanno aggravando con il passare del tempo, senza che il governo del cambiamento abbia mosso un dito per migliorare un servizio indispensabile ai cittadini.
A conferma di questa cronica inefficienza, che nemmeno la parziale privatizzazione è stata capace di risolvere, c’è il fatto che spedire un giornale in abbonamento, è diventata un’impresa titanica. Specialmente quando alcuni uffici di Poste Italiane sono più inefficienti di altri. E’ il caso del Cmp di Bari che non riesce ad organizzare la distribuzione della corrispondenza e aumenta i ritardi nelle consegne.
I cittadini e i lettori di “Quindici” devono sapere che la burocrazia è più forte del senso pratico, e in questo le Poste possono vantare un primato (negativo). Se pensate che il concetto di economia di tempo e di costi, è sconosciuta al sistema che arriva a far andare avanti e dietro i giornali, quando potrebbero semplificare il servizio, è detto tutto. Infatti i giornali che devono essere distribuiti da Molfetta, vengono inviati a Bari, per poi ritornare a Molfetta. In questa assurda staffetta, si perdono almeno un paio di giorni con un “rito” inutile e costoso. Ma la procedura, secondo Poste italiane, va rispettata: in passato siamo riusciti ad aggirare questo intoppo burocratico, ma è durato il tempo di avvicendamento tra un funzionario dotato di più senso pratico e di uno più rigido, il burocrate vecchio stampo, che alla fine rischia di rivelarsi un Fantozzi.
Quello che accade negli uffici postali, dove code e attese snervanti sono all’ordine del giorno, è noto a tutti coloro che hanno la sventura di non utilizzare i servizi on line (gli unici, forse, efficienti), ma quello che accade con i bollettini di conto corrente, è meno noto, ma più grave.
Infatti, i lettori e i cittadini devono sapere che, se per caso uno di loro per disgrazia dimentica di indicare il mittente sul bollettino, questo viene recapitato ugualmente al destinatario che riceve una somma per un servizio che non verrà mai erogato. Una sorta di appropriazione indebita involontaria con la complicità dell’impiegato dell’ufficio postale. Avviene regolarmente con gli abbonati di “Quindici” (e immaginiamo di altri giornali o per altri servizi). Noi mettiamo a disposizione degli abbonati un bollettino precompilato con tutte le indicazioni sia del c/c sia del destinatario, sia dell’importo. L’utente deve solo aggiungere il proprio nome e l’indirizzo, in modo da permettere al destinatario (in questo caso “Quindici”) di mettere in corso o rinnovare un abbonamento. Invece, l’impiegato distratto, che non nota lo spazio vuoto del mittente, convalida il bollettino. Il destinatario (in questo caso “Quindici”) riceve un importo che non sa a chi attribuire, né può rimandarlo al mittente, per cui incassa una somma, senza dare il corrispettivo. Una sorta di appropriazione indebita per colpa di Poste italiane. Abbiamo protestato più volte agli uffici di Molfetta, che hanno riconosciuto la responsabilità dell’operatore, l’impiegato distratto per intenderci, ma hanno alzato le spalle. E la cosa continua a verificarsi puntualmente. Parliamo di fatti che possiamo dimostrare e per i quali Poste italiane sfugge dalle proprie responsabilità. Più inefficienti di così!
“Quindici” sull’inefficienza delle Poste aveva già scritto a fine dicembre 2018, ma le cose non sono cambiate o forse sono peggiorate. Ormai gli italiani si rassegnano a tutto e fra i mali nazionali che devono subire, c’è anche l’inefficienza postale.
Poste italiane ha perfino il coraggio di fornire un numero verde per i reclami (che magari verranno ignorati), per mettersi la coscienza a posto.
Nei programmi di Poste italiane c’è l’eliminazione dei postini, anche perché ormai tutte le comunicazioni avvengono attraverso la posta elettronica. Il problema sorge, invece, per chi deve spedire i giornali. In questi mesi stiamo assistendo alla difficile situazione della “Gazzetta del Mezzogiorno”, ma tutti i giornali nazionali e locali, attraversano un periodo critico e lottano per la sopravvivenza.
Se questa inefficienza faccia parte di una strategia per soffocare anche i piccoli giornali e la stampa libera e scomoda in genere, non lo sappiamo e non vorremmo nemmeno pensarlo. Prove in corso verso il regime che sarà sicuramente più illiberale, ma anche più inefficiente?
Ricordiamo ai vertici di Poste Italiane, che le Poste, come l'informazione, sono un servizio pubblico. Un diritto dei cittadini. E lo ricordiamo anche agli sprovveduti ministri, forse privi di cultura civica.
Criticare Poste italiane è come sparare sulla Croce rossa. Ecco perché lo slogan: “Poste italiane, se le conosci, le eviti”, ci sembra proprio azzeccato.
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