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Rinascere: Il sindaco ritiri un progetto del terminal ferroviario del porto di Molfetta che fa acqua da tutte le parti. Approfondimento di Paola Natalicchio sul prossimo numero della rivista "Quindici" in edicola sabato Brusco stop in conferenza di servizi da Regione Puglia e Soprintendenza
15 aprile 2021

 MOLFETTA - Nelle scorse settimane si è svolta la conferenza di servizi promossa dal Comune di Molfetta e finalizzata a consentire alle varie amministrazioni coinvolte di esprimere il loro parere sul progetto di realizzazione di un terminal ferroviario nell’area produttiva della città, destinato in particolare a servire il nuovo porto commerciale, i cui lavori sono ancora in corso di esecuzione.

Sul terminal interviene il Movimento politico “Rinascere” (Felice Spaccavento): «Come noto, questa iniziativa è stata proposta, nel mese di agosto scorso, da una impresa privata (la Istop Spamat Srl) e subito sposata, con un entusiasmo francamente eccessivo alla luce degli elementi emersi, dal Sindaco Tommaso Minervini e dall’amministrazione comunale di Molfetta. Nel giro di poche settimane, infatti, la Giunta, evidentemente senza aver condotto alcun approfondimento di merito sul progetto, approvò una delibera con la quale esprimeva il suo parere favorevole alla proposta e attivava tutte le procedure per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

Nel corso della conferenza di servizi, tuttavia, sono stati evidenziati da più parti (in particolare da Regione Puglia e “Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio” di Bari) molteplici dubbi e criticità riguardanti soprattutto la localizzazione del progetto presentato, in contrasto con le previsioni urbanistiche vigenti e le misure di salvaguardia del territorio.

L’esito della conferenza di servizi del 25 febbraio scorso – che non esitiamo a definire nefasto per l’amministrazione comunale – non fa che confermare le rilevanti perplessità che nutriamo sin dal primo momento su un’iniziativa che, evidentemente, fa acqua da tutte le parti, qualunque sia il punto di vista dal quale la si voglia approcciare, al punto da poterla considerare solo una trovata elettoralistica del tutto priva dei più basilari presupposti di fattibilità.

Quel che desta sconcerto è che l’amministrazione comunale di Molfetta e, in particolare, il sindaco Minervini, abbiano recepito acriticamente un progetto proposto da un’impresa privata, senza svolgere neanche un minimo di istruttoria al fine di verificare preliminarmente la concreta possibilità di realizzare effettivamente il terminal.

Ove tale verifica fosse stata davvero compiuta con un minimo di accortezza, infatti, sarebbero emersi molteplici elementi per bloccare questa iniziativa, anche al fine di evitare il rischio di ritrovarci, domani, un’ennesima “grande opera incompiuta” a sfregiare il nostro territorio, con conseguenze inimmaginabili sotto il profilo ambientale, dopo il disastro rappresentato dal nuovo porto commerciale sul quale continuano ad addensarsi nubi per niente rassicuranti in ordine alla definitiva conclusione dei lavori.

Provando a passare sinteticamente in rassegna le principali criticità legate al progetto del terminal proposto dalla Spamat Srl, si rileva innanzitutto come la proposta non abbia alcuna coerenza con la strategia regionale in materia di trasporti e logistica, dal momento che non rientra in alcuna previsione o in alcuna programmazione regionale in materia, senza considerare che non si ha alcuna evidenza di una interlocuzione avviata con RFI per l’integrazione del terminal nella rete ferroviaria. Sotto altro profilo, inoltre, il progetto presentato non illustra in alcun modo l’interazione che l’interporto da realizzare possa avere con opere già compiute a pochi chilometri da Molfetta, come la Camionale di Bari o il Terminal di Giovinazzo.

Il tutto appare ancora più grave alla luce del fatto che l’iniziativa proposta si basa su vaghe e fumose considerazioni in ordine alla quantificazione della domanda di trasporto merci per il nostro territorio, non riportando alcun dato concreto e verificabile che possa far ritenere utile o necessaria la realizzazione di un’opera del genere, il cui impatto sul territorio, in termini di consumo di suolo, appare evidente.

Allo stesso modo non è affatto illustrato in maniera dettagliata il rapporto tra il terminal e il nuovo porto commerciale, con particolare riferimento ai traffici che si intende intercettare via mare o alle tipologie di merci che si intende movimentare, anche alla luce delle criticità legate all’accessibilità del porto e ai fondali limitati dello stesso che (se non approfonditi) ne potrebbero seriamente precludere l’utilizzo.

Capitolo a parte, poi, merita la compatibilità dell’intervento con gli strumenti di governo del territorio, soprattutto sotto il profilo urbanistico, paesaggistico, ambientale e dell’assetto idrogeologico. La localizzazione dell’opera, infatti, esattamente come fatto rilevare anche dalla Regione Puglia in sede di conferenza di servizi, si pone in contrasto con le previsioni contenute in molteplici strumenti di pianificazione e gestione del territorio (PRG, PRP, PUMS, PPTR e PAI) essendo, tra l’altro, prevista parte della sua localizzazione su area classificata “ad alto rischio idrico”. Come può ipotizzarsi di realizzare un intervento del genere in un’area vincolata per i seri rischi derivanti da allagamenti che, tra l’altro, si sono anche verificati in un recente passato?

Infine l’aspetto probabilmente più surreale di tutta questa vicenda e cioè quello legato alle risorse finanziarie necessarie per la realizzazione di quest’opera. Stiamo parlando di un intervento del valore stimato di circa 72 milioni di euro, risorse che la società proponente intende reperire facendo ricorso esclusivamente al credito bancario, contraendo mutui di lunga durata, senza alcun apporto di capitale proprio. Il punto è che, così come articolato e strutturato, il progetto non ha alcuna possibilità di essere finanziato, dal momento che nei dieci anni complessivi previsti per il completamento dell’investimento, gli interessi che maturerebbero su un capitale di circa 72 milioni di euro presi in prestito, ammonterebbero a oltre 25 milioni di euro che, quindi, andrebbero ad aggiungersi al costo complessivo dell’investimento, portandolo a oltre 100 milioni di euro. Dinnanzi a un quadro di questo tipo e senza avere alcuna prospettiva reale e concreta dei ricavi derivanti dall’esercizio del terminal (necessari per rimborsare i capitali ottenuti in prestito) è del tutto inimmaginabile che ci possano essere istituti finanziari seriamente interessati a investire in un’iniziativa del genere.

Quindi, esattamente di cosa stiamo parlando?

Dal nostro punto di vista siamo dinnanzi a un’enorme costruzione di “aria fritta”, un castello di carte pronto a crollare al primo alito di vento, dal momento che il progetto proposto dalla Spamat appare privo di qualsiasi reale aggancio con la realtà. Ma al di là dell’iniziativa privata, quello che davvero sconcerta è l’atteggiamento assunto dall’amministrazione comunale che senza alcun reale approfondimento di merito, ha avviato l’iter per la realizzazione di quest’opera non valutandone in alcun modo la concreta fattibilità, evidentemente al solo scopo di creare una montatura mediatica in vista della prossima campagna elettorale.

Tutto questo è inaccettabile. Lo sviluppo, la crescita e il rilancio del nostro territorio e del nostro tessuto produttivo impongono alle istituzioni innanzitutto rigore, serietà, competenza, visione e capacità, e in questa vicenda il sindaco Tommaso Minervini e la coalizione a suo sostegno stanno dimostrando un’approssimazione e un’inettitudine davvero sconfortanti.

Per questo, anche alla luce degli esiti della conferenza di servizi dello scorso 25 febbraio, invitiamo l’amministrazione comunale a ritirare il progetto del terminal così come presentato e proposto, al fine di evitare l’ennesimo scempio del nostro territorio voluto solo per assecondare le manie di grandezza di chi, in realtà, sta dimostrando di essere semplicemente inadeguato ad amministrare la nostra città».

Sul terminal ferroviario, sul prossimo numero della rivista mensile “Quindici”, in edicola sabato 17 aprile, ci sarà un importante approfondimento si Paola Natalicchio su questo argomento.

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