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Rinascere (Felice Spaccavento): la “cultura” dello sperpero di denaro pubblico a Molfetta
28 luglio 2021

MOLFETTA – Torna farsi sentire il Movimento politico di sinistra “Rinascere” che ha come referente il dr. Felice Spaccavento, per accusare l’amministrazione comunale di sperpero di denaro pubblico e di immiserimento della cultura a Molfetta.

«Spesso tra desideri e realtà è facile osservare la stessa distanza che intercorre tra presunzione e virtù – dice un comunicato -. Le politiche culturali dell’Amministrazione Tammacco-Minervini (così come quelle del turismo e del marketing territoriale) sono un brillante esempio di come esagerare con la vanagloria comporti quasi sempre desolanti figuracce.

Mentre ci si fregia del titolo di Molfetta “città d’Arte e a economia prevalentemente turistica”, mentre si partecipa (con una certa dose di coraggio o di autoironia) al bando indetto dal MIBACT per diventare addirittura Capitale della cultura italiana, Molfetta partorisce uno dei cartelloni estivi più imbarazzanti degli ultimi vent’anni: una lunga e confusa sequela di modeste iniziative di paese (per portata e ambizione), senza alcuna vera selezione, alcun filo conduttore, se non quello di distribuire oboli e accontentare quante più realtà proponenti.

Naturalmente il cartellone non è privo di costi: circa 140 mila euro di contributi a pioggia, più altre poste come quelle spettanti alla Fondazione Valente (40 mila euro) e al Marketing Territoriale. Come al solito la maggior parte dei contributi vengono concentrati nelle mani di poche realtà proponenti, mentre il resto viene elargito senza particolari filtri a tutti gli altri.

Evidentemente ci si prepara alle prossime elezioni Amministrative, nel più vecchio dei modi di fare campagna elettorale, in una desolante povertà di visione. La cultura ancora una volta viene sfruttata come leva di consenso e non come veicolo di emancipazione della comunità, né come volano per il settore dell’accoglienza e della ristorazione.

Al momento (in attesa dell’ennesimo rimpasto di Giunta divenuto indispensabile dopo le recenti dimissioni di ben due assessori) il Comune di Molfetta non ha un Assessore alla Cultura, né al Marketing territoriale, né al Turismo. Non esiste, quindi, un interlocutore politico che possa indirizzare le scelte strategiche.

All’Assessore avremmo chiesto se anche Molfetta fosse meritevole di fare un investimento caratterizzante su uno o più eventi in grado di valorizzare le proprie vocazioni.

Ci saremmo aspettati almeno un evento di riferimento che proiettasse Molfetta oltre il perimetro della propria provincialità. In alcuni paesi viciniori troviamo da anni appuntamenti fissi di grande spessore (Talos a Ruvo; Beat Onto Jazz a Bitonto; Suoni della Murgia nei pressi di Altamura/Santeramo; Barletta Piano Festival; Gusto jazz a Corato, ecc). A Molfetta non più.

La nostra città ha a lungo coltivato una grande ricchezza in ambito teatrale (sia in termini di domanda, che di offerta), ma spesso abbiamo lasciato che migrasse altrove. È il caso, per esempio, di “Ti Fiabo e ti Racconto”. Registriamo, ora, un destino analogo nel campo audiovisivo. Molti dei nostri talenti nel settore lavorano fuori Molfetta, a volte all’estero, con importanti riconoscimenti, ma Molfetta non ne capitalizza i successi. Persino il gruppo “Farfa” (realtà di origine molfettese) con il suo “Out of Bounds Film” diventa fiore all’occhiello nel cartellone estivo di Barletta, mentre nella nostra città curerà solo un breve epilogo dell’iniziativa.

Non c’è un investimento di valore né nella Cultura, né nel Marketing Territoriale. Non pare sia possibile aspettarsi uno sguardo strategico dai residui di questa Amministrazione. Nonostante le eccellenze nostrane nel campo della cultura e delle arti, nonostante le peculiarità enograstronomiche del territorio e la forte personalità del comparto della ristorazione, le iniziative di Marketing Territoriale si riducono ad una sfilata e una sagra del calzone.

È chiaro che in mezzo a questo collage di richieste soddisfatte o da soddisfare troviamo anche iniziative meritevoli di interesse. Quello che non troviamo, invece, è la capacità di uscire dall’anonimato e di proiettare Molfetta nel futuro».

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